Il senso della vita è abitare il tempo che resta.

Steve McCurry:"Tailor in Monsoon", Porbandar, India, 1983
Steve McCurry:”Tailor in Monsoon”, Porbandar, India, 1983

Per il cristiano si afferma la necessità di incidere su un’attualità ossessionata da ritmi alienanti. La Resurrezione ha trasformato i “tempi” del vivere proiettandoli nella luce del ritorno di Cristo.  Grazie Lidia per la selezione di questo articolo: scritto in maniera un tantino cólta per i ritmi (appunto) e i modi del nostro bar… Ma arriviamo fino in fondo: aiuta a capire come siamo indotti a lavorare e come regolarci per fare Comunione.

VINCENZO ROSITO

La percezione del tempo nelle prime comunità cristiane era fortemente improntata dall’idea che la venuta del Signore sarebbe stata imminente e definitiva. Alla luce di questa consapevolezza uomini e donne si ritrovavano per spezzare il pane e per trasmettersi il dono dello Spirito mediante il bacio reciproco: «Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunciate la morte del Signore finché egli venga» (1Cor 11,26). Non è semplicemente un tempo di attesa fiduciosa quello in cui i riti e i gesti vengono collocati e in funzione del quale assumono colori e significati peculiari. Quello della comunità dei credenti è un tempo che inizia a correre: Continua a leggere

Se tu fossi stato qui.

Corro il rischio di procurare mal di pancia nel riportare i contenuti non politicamente corretti di questo post:

La fontana del villaggio

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Signore, se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!
Questo dice Marta a Gesù, lo abbiamo ascoltato nel Vangelo di ieri, ma davvero era così? Davvero Gesù non era anche là? La frase di Marta rivela una concezione facile, ingenua, della fede: Gesù è quello che mi fa star bene, è quello che mi tira sempre fuori dai guai. Però l’esperienza ci insegna che le cose non vanno affatto in questo modo.

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Gianni Berengo Gardin, l’occhio etico della poesia.

BerengoIl fotoreporter che costruisce un ritratto del nostro Paese attraverso la magia e lo stupore della luce con un’intransigente lucidità dello sguardo. (Lidia)

LORENZO CANOVA

Una mostra che racconta l’Italia con il nitore di un saggio storico e con la lucidità di immagini potenti, un viaggio lungo più di sessant’anni attraverso i volti e i luoghi di un paese in trasformazione: una grande mostra romana presenta l’opera di uno dei maggiori fotografi viventi, Gianni Berengo Gardin. La mostra si struttura come un ampio racconto circolare, che parte dalla Venezia popolare, povera ma bella degli anni Cinquanta e si conclude con la nuova Venezia commercializzata delle titaniche navi da crociera che sembrano minacciarne la fragile meraviglia come enormi mostri arrivati dal mare. Tutta l’opera di Berengo Gardin è metaforicamente condensata in questo viaggio Continua a leggere

Il nome e il cognome dell’immortalità.

letizia… perché “siamo nati una volta e non moriremo mai più”. E’ la medesima prospettiva di Chiara Corbella.

Letizia Leviti, Giornalista di Sky Tg 24 morta a 45 anni per una grave malattia. 

Siamo in onda? Mi ascoltate? Accidenti, non avrei voluto, pensavo di farcela come tante altre volte e invece la vita non la decidiamo noi. Volevo salutarvi con questo messaggio e ringraziarvi e lasciarvi, così, un po’ di me. Salutarvi perché è andata così, non tornerò più lì, da tanto tempo non ci sono e mi siete mancati molto, il lavoro mi è mancato molto. Il lavoro per me è stato una fonte di vita, il lavoro è verità, il nostro lavoro è verità, deve essere verità.

Abbiamo un debito verso i telespettatori, dobbiamo non accontentarli, dobbiamo dire la verità. Ci credono a quello che noi diciamo. E noi dobbiamo essere onesti intellettualmente, sempre. Questo penso, questo ho sempre pensato, e spero che tutti voi e credo che tutti voi pensiate la stessa cosa. Io, ben non sono, diciamo, contenta che sia finita così, però ringrazio Dio perché nella vita ho avuto veramente tutto, tutto quello che potevo desiderare. Anche di più, forse. Anzi, senza forse, di più. Continua a leggere

Il segreto del diamante: l’arcobaleno.

diamante_1Il diamante non trattiene la luce ma la lascia filtrare. Come se suggerisse di “non stare a osservare se stessi ma lasciarsi traversare da un Altro, per rifletterne la gioia”. Grazie Lidia! Ricorda, con una prospettiva più profonda, un post delle origini del Betania’sIl Circo della farfalla.

di Marina Corradi

L’ altro giorno, seduta nel vagone in penombra di un treno, immobile, stanca, sono tornata a fare un piccolo vecchio gioco: oscillando il diamante dell’anello di fidanzamento che porto a un dito, coglievo l’unico raggio del sole. E ancora una volta dopo tanti anni il diamante giocava: catturava il raggio e lo scomponeva nello spettro della luce. Indaco, verde, viola, rosso sangue: la meraviglia dell’arcobaleno si sprigionava come dal nulla, da quella pietra. Quasi in un’alchemia, la luce spartita e sezionata, nella sua ineffabile meraviglia.
Ho sorriso, ricordando: Continua a leggere