Per rigenerare nella Misericordia.

Maria MaddalenaMaria Maddalena è modello di donna evangelica. (Lidia)

di Roberto Colombo

Come tutti (o quasi) ormai sanno, il 22 luglio, sarà celebrata la festa di Santa Maria di Magdala, di cui sinora si faceva solo memoria nella liturgia.
Una novità voluta espressamente papa Francesco, già da quest’anno.
Alla Maddalena, questa semplice donna di Galilea, dalla fede appassionata e densa, i Vangeli non riconoscono ‘ruoli apostolici’: non era uno dei dodici. Sapeva stare al suo posto, di immenso valore, concreto e umile al tempo stesso. Serva servorum Dei, al servizio di Gesù e dei suoi servitori. Eppure, è realmente una ‘evangelista’ ante litteram. Accolse la ‘buona novella’ della Misericordia, fu tra le poche a fissare, con lo sguardo tra le lacrime, Gesù crocifisso (Gv 19, 25), e la prima testimone oculare e annunciatrice della sua Risurrezione (Mt 28, 1; Mc 16, 1-2). Un privilegio che Cristo ha riservato ad una donna. Una donna che lo ha amato come mai aveva amato nella sua vita e più di quanto avesse a cuore se stessa. Perché in questo consiste la statura della fede, la grandezza della vita cristiana.
Un filo rosa lega questa ‘promozione liturgica’ di Francesco con quella ‘teologica-antropologica’ del suo predecessore san Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem sulla dignità e vocazione della donna: «Sin dall’inizio della missione di Cristo la donna mostra verso di Lui e verso il suo mistero una speciale sensibilità che corrisponde ad una caratteristica della sua femminilità». È questa flessione singolare dell’identità-differenza uomo-donna, che declina il femminile non meno del maschile, a essere esaltata in Maria di Magdala e, per partecipazione, in ogni donna credente, a sigillo della uguaglianza nella irriducibile alterità. «La ‘eguaglianza’ evangelica, la ‘parità’ della donna e dell’uomo nei riguardi delle ‘grandi opere di Dio’, quale si è manifestata in modo così limpido nelle opere e nelle parole di Gesù di Nazareth, costituisce la base più evidente della dignità e della vocazione della donna nella Chiesa e nel mondo». (n. 16) La figura della Maddalena ha ispirato artisti e santi, non meno che teologi e pastori. Ma, anzitutto, ha nutrito la fede, la speranza e la carità ecclesiale di tante credenti, laiche e religiose, che hanno trovato in essa la ragione, robusta e commossa, della loro vocazione e missione quotidiana in casa e nella famiglia, nelle comunità contemplative, oranti e missionarie, negli ospedali e nelle scuole, e in ogni forma di testimonianza dell’amore evangelico che il genio femminile ha saputo esprimere lungo i secoli e rinnovare, nella fedeltà al carisma fondativo, dopo il Concilio Vaticano II.
Di fronte alla violenza maschile annientatrice psicologica e fisica della vita della donna e, d’altra parte, alla violenza culturale di ideologie che negando la costitutiva e irriducibile unidualità della identità-differenza uomo-donna, dissolta in una molteplicità di figure e orientamenti sessuali autoreferenziali che alludono ad uno spettro senza soluzione di continuità tra il maschile ed il femminile – privano la donna della sua originalità originata e originante, da cui scaturisce non solo la condizione di possibilità della sua esistenza, ma anche quella dello stesso uomo, che senza riconoscere, rispettare e amare la sola creatura «che gli sia simile» (Gn 2, 18), non può essere felice.
Una originalità dell’’essere donna’ che trova nella testimonianza evangelica della donna-madre di Cristo e delle ‘discepole di Gesù’ quella radice antropologica cristiana del ‘pensiero del femminile’ che ci è stata consegnata dalla storia e quella continuità nella novità culturale e sociale e nella provocazione pastorale della ‘condizione femminile’ che sole consentono di affrontare le sfide del tempo presente in una prospettiva costruttiva e responsabile, capace di coraggiose aperture non disgiunte da rocciose fedeltà al depositum fidei et morum, un prezioso patrimonio bimillenario della Chiesa e dell’intera umanità.
Le donne non devono abbandonare la Chiesa per essere e sentirsi autenticamente femminili e la Chiesa non deve abbandonare le donne per timore di affrontare la complessità della loro esistenza femminile. Come ha ricordato papa Francesco durante il viaggio in Brasile per la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù, «se la Chiesa perde le donne, nella sua dimensione totale e reale, la Chiesa rischia la sterilità». La ‘fecondità’ della Chiesa è quella di abbracciare e rigenerare nella Misericordia e nella Verità Dio, ogni giorno, i suoi figli e le sue figlie.

fonte: Avvenire 20/6/2016

 

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