La bellezza dell’affidarsi.

handsNon possiamo attendere il prossimo Natale per condividere con gli amici del Bar il brano proposto dalla nostra Antonietta. Anche questa è un perla scovata nel suo Scrigno della Memoria e pubblicata, appunto, in periodo natalizio sul Bollettino della Parrocchia di san Giulio in Barlassina. Chiedo davvero agli amici di non trascurarlo. Contiene emozione, e ciò che commuove muove; e ottime motivazioni per credere alla ragionevolezza della nostra Fede.

di Antonietta Porro

Una delle circostanze che, da bambina, mi rendevano più felice era quella in cui per qualche piccolo problema di salute, di quelli che ai bambini capitano di frequente, diventavo l’oggetto delle attenzioni speciali della mamma: ero, sì, costretta a letto, ma venivo coccolata più del solito e, anche se non mi sentivo in perfetta forma, sapevo di non dover pensare a nulla perché qualcuno pensava a me, qualcuno che certamente mi voleva bene e certamente sapeva quel che c’era da fare per farmi sentire meglio. Era, insomma, una specie di conferma che esisteva qualcuno di cui potevo fidarmi più che di me stessa, e questo mi dava una sensazione di grande serenità, e anche di appagamento.
Proprio nei giorni scorsi un’amica mi ha raccontato un episodio, da lei vissuto, di ritorno da un lungo periodo all’estero, nel suo paese, un piccolo paese della bassa Lombardia. Per riprendere le misure del suo mondo si è recata nella bottega del paese, dove ha incontrato un signore molto anziano, che la conosceva da sempre. Alla sua domanda: «Come sta?» il signore le ha risposto, in rigoroso dialetto del luogo: «Bene, sto bene. Solo stamattina, quando mi sono alzato, non ricordavo più chi ero… Ma poi mia moglie mi ha detto che lo sapeva lei, chi ero, e allora … allora va bene così!». Ho sorriso, sulle prime, a questo racconto, certamente colorato anche dell’arguzia di quell’anziano signore. Ma poi mi sono commossa, pensando a quanto ci fosse di bello e di vero in quella battuta: se c’è qualcuno che mi conosce meglio di come mi conosca io stesso, allora non ho bisogno d’altro, allora va tutto bene. E mi è venuto in mente il modo in cui mio padre, negli anni della sua malattia, dal letto nel quale era costretto guardava a noi, e soprattutto a mia madre, sereno finché la vedeva davanti a sé, inquieto quando lei usciva dal suo orizzonte visivo, perché solo l’averla accanto gli dava sicurezza, e a lei poteva affidarsi con la totale sicurezza di non essere abbandonato.
E’ quasi paradossale il fatto che, mentre siamo adulti autonomi e indipendenti, facciamo più spesso l’esperienza dell’ansia, della preoccupazione per le responsabilità che abbiamo che non quella della sicurezza, della serenità. Ci fidiamo delle nostre forze, che abbiamo l’impressione di possedere e di dominare, eppure questo non ci rende tranquilli. Anzi, proprio questo ci rende inquieti, perché ci sentiamo dipendenti solo da noi. Ci manca l’esperienza della debolezza che si affida a un altro, l’esperienza del bambino o dell’anziano che ha trovato qualcuno di cui si può fidare più che di sé stesso.
Eppure anche noi abbiamo Qualcuno che ci conosce meglio di quanto noi conosciamo noi stessi. Anche noi potremmo fare l’esperienza di chi si affida a Qualcuno che sicuramente non ci abbandona. Papa Francesco ce lo ha ricordato più volte nel tempo di Natale appena trascorso, sottolineando, prima, durante una omelia tenuta nella Casa Santa Marta il 17 dicembre, che Dio è tutt’uno con noi, è dentro la nostra storia personale: «Quando Dio vuol dire chi è, dice ‘Io sono il Dio di Abramo, di Isacco e Giacobbe’. Ma qual è il cognome di Dio? Siamo noi, ognuno di noi. Lui prende da noi il nome per farlo il suo cognome. ‘Io sono il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Pedro, di Marietta, di Harmony, di Marisa, di Simone, di tutti!’ Da noi prende il cognome. Il cognome di Dio è ognuno di noi… Se Lui ha fatto la sua storia con noi, se Lui ha preso il suo cognome da noi, se Lui ha lasciato che noi scrivessimo la sua storia, almeno lasciamo, noi, che Lui ci scriva la nostra storia. E quella è la santità: ‘Lasciare che il Signore ci scriva la nostra storia’. E questo è un augurio di Natale per tutti noi. Che il Signore ti scriva la storia e che tu lasci che Lui te la scriva». E poi, negli auguri a tutto il mondo la mattina di Natale, ci ha invitato a commuoverci di fronte alla tenerezza di Dio che non ci abbandona: «Fermiamoci davanti al Bambino di Betlemme. Lasciamo che il nostro cuore si commuova, non abbiamo paura di questo, non abbiamo paura che il nostro cuore si commuova, ne abbiamo bisogno! Lasciamolo riscaldare dalla tenerezza di Dio; abbiamo bisogno delle sue carezze. Le carezze di Dio non fanno ferite, le carezze di Dio ci danno pace e forza».

Un pensiero su “La bellezza dell’affidarsi.

  1. SERENITA’

    di Fausto Corsetti

    “Sono abbastanza soddisfatto di quanto ho realizzato, ma vorrei un po’ di pace, mi accontenterei di essere sereno”.
    Chissà quante volte abbiamo ascoltato una frase del genere. E già: essere sereni…
    Forse, sarebbe il caso di intenderci anzitutto sul significato della parola “serenità”.
    Il vocabolario la definisce come “assenza di turbamento interpretabile come limpida armonia spirituale”. Suggestivo ma un po’ vago. Normalmente facciamo un altro uso di questa parola che adoperiamo sovente nelle espressioni augurali: “che la tua vita scorra serenamente”, “tanti giorni sereni”, eccetera. E intendiamo con ciò invocare per quella persona giornate e sentimenti vissuti nella quiete e nella consapevolezza. Non siamo soliti annettere alla serenità anche il dolore. E invece possiamo ritrovarci in una situazione di dispiacere ed essere ugualmente sereni. Non mi riferisco all’imperturbabilità orientale, ma alla grandezza di un cuore che ha compreso la lezione dell’ esistere in modo profondo.
    Ci sono tante occasioni di felicità: nei contatti di amicizia, nella contemplazione del bello, nella comunicazione improvvisa e a livello profondo che si instaura con una persona sconosciuta sino a poco prima, nella lettura di un testo capace di trasmetterci emozioni e suggestioni, quando ci viene tributato il riconoscimento per un lavoro ben fatto o la gratitudine per un gesto d’amore. E ci sono tante occasioni di sofferenza. Non le elenco neppure. Il segreto della serenità è comprendere che entrambe, la gioia e la sofferenza, appartengono alla dinamica della vita e che accettarle come parte essenziale di essa, senza ribellione e anche senza un cupo senso di rassegnazione, ci aiuta a sostenere le prove senza rimanerne sopraffatti, anzi mantenendoci alla guida e ricavandone un insegnamento. Possibili obiezioni: ma chi mai si ribella alla felicità o come sopportare il dolore senza rassegnazione?
    Ci ribelliamo alla felicità quando non ci adagiamo serenamente in essa, e mentre la proviamo già ci chiediamo: “Quanto durerà?”. E anche se cerchiamo di accaparrarcene più di quanto ce ne spetta: a quel punto è già diventato piacere del possesso. Una persona serena sa perfettamente che la felicità è un diritto, ma che essa ha i suoi tempi e le sue apparizioni. Non la insegue forsennatamente, ma la accoglie senza dubbi quando arriva.
    E così è per il dolore. Rassegnarsi è piegare passivamente la testa: accettarlo serenamente è comprenderne il valore, il lievito di maturazione che contiene.
    A voler essere sereni richiede una forza sovraumana e il recupero di quel sentimento straordinario dell'”incoscienza” infantile, della capacità di meravigliarsi delle cose del mondo, specialmente delle più semplici. Che cosa potrà aiutarci?
    Dovremo cercare di non lasciarci catturare dalle passioni negative. Come lo scetticismo che mette in dubbio la felicità, mentre la stiamo vivendo. Come la disperazione, sempre in agguato quando siamo nel dolore.
    Infine essere tenaci nella speranza. La speranza spiana la strada alla serenità, è la sua guida. E una persona serena ha occhi attenti e orecchie pronte a cogliere ogni più piccolo segnale che alimenti la Speranza.

    Un caro abbraccio a Voi tutti, con la serenità che viene da un nostro Amico comune.

    Fausto

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...