Lo Spirito giusto per salvarci dal caos.

Licia Troisi "Cronache del mondo emerso". Immagine: Leindimenticabilifrasideilibri
Licia Troisi “Cronache del mondo emerso”. Immagine: Leindimenticabilifrasideilibri

Antonella Lumini “eremita urbana” ci dà una profonda lezione di spiritualità. Grazie anche per questo contributo-intervista, Lidia. Da leggere attentissimamente, ma è facile, per poter accogliere un po’ di più Uno Sconosciuto.

ROBERTO I. ZANINI

«Come a Ninive è tempo di mettersi in discussione, di aprirsi all’azione dello Spirito Santo. Il male che ci opprime, il disordine, lo smarrimento della società, per quanto grandi e pervasivi, non sono che un vortice di cupezza dentro un oceano di luce. Dobbiamo riconnetterci a quella luce. Questa è la prospettiva». Come gli abitanti di Ninive che hanno ascoltato Giona, «accogliendo lo Spirito cominciamo a divenire più consapevoli della nostra situazione, perché quella luce illumina». Lo Spirito genera in noi un’insopprimibile nostalgia di luce.
Antonella Lumini, che vive a Firenze una realtà eremitica in un appartamento cittadino, dopo anni di nascondimento ha sentito la spinta di comunicare la sua esperienza. L’iniziativa, nel suggestivo monastero di Valledacqua sui Monti Sibillini, consiste in quattro incontri di preghiera, meditazione e silenzio.
Noi siamo nella situazione di Ninive?
«Siamo come ingoiati da un vortice di cupezza che ci tira giù, sconnessi dalla nostra interiorità assetata di luce e di infinito. Il lavoro spirituale consiste nello smantellamento delle forze egoiche (sinonimo di egoistiche n.d. B’sB) che ci dominano, delle dipendenze psichiche che ci allontanano dalla luce. Affidarsi allo Spirito significa affidarsi all’amore, alla sua azione rigeneratrice ».
Come ci si rende conto della necessità di aprirsi allo Spirito?
«Prendendo contatto con la realtà più intima: quel vuoto che niente riesce a colmare. C’è sempre un momento di crisi in cui ci si pone la domanda. Spesso la crisi è pesante e sembra non avere soluzioni. A quel punto crollano le maschere, le false illusioni, e si entra in contatto con la verità che ci abita nel profondo. Solo allora, in quella nudità che fa gridare aiuto, possiamo conoscere il Consolatore, come lo chiama Giovanni evangelista. In questi momenti, in cui lo Spirito si apre un varco al nostro interno, possiamo lasciarci amare dall’amore che chiede di abitare stabilmente in noi. Quel momento arriva per tutti perché la salvezza è per tutti, e arriva non solo una volta. Se ci rendiamo disponibili, la nostra vita si ricongiunge a quell’oceano di luce che pervade la creazione, ma che non riusciamo più a vedere. A quel punto inizia un’altra storia».
La consolazione è la beatitudine degli afflitti.
«Lo Spirito è consolatore perché effonde dalla relazione di comunione che unisce il Padre e il Figlio attraendo a sé l’umanità. Lo Spirito Santo unisce tutti coloro che si aprono alla sua opera. Il corpo mistico vive di questa comunione di spirito, è la comunione dei santi. Solo se si attinge alla fonte dell’amore si diventa capaci di amare. È lasciandosi consolare che si impara a consolare».
Da dove viene l’idea di un ciclo di incontri su Spirito e silenzio?
«Tutto ebbe origine quando, molti anni fa, a seguito di una crisi esistenziale, scoprii il silenzio. Da allora incominciai a percepire una presenza amorosa, un abbraccio di tenerezza a cui non sapevo dare una spiegazione. Col tempo ho compreso che quella presenza viva, rigenerante, materna, era lo Spirito Santo (ne ho parlato nel libro Dio è madre). Un grande sconosciuto, che è invece molto intimo e presente: solo che non ci poniamo mai in ascolto».
Come se ne percepisce la presenza?
«Leggendo gli Atti ci si rende conto di come gli apostoli percepivano lo Spirito: una costante presenza viva, come fosse una persona. Decide, consiglia, spinge le azioni, aiuta in tutto. È vero che c’era stata la Pentecoste e che le lingue di fuoco si erano posate su di loro, ma anche ogni cristiano riceve il battesimo in “Spirito Santo e fuoco”. Basterebbe vivere in pienezza il nostro battesimo per percepire questa presenza vivificante, che rigenera la vita tutti i giorni».
Il nostro modo di vivere sembra così distante da tutto questo…
«In realtà lo Spirito non è distante. C’è una percezione completamente distorta dovuta a un inganno della mente abituata troppo a ragionare. Questo soffoca il cuore. Lo Spirito Santo è la sostanza pura che emana dalla sorgente della vita per espandersi negli universi, è la potenza creatrice che nutre di amore ogni essere vivente. È come un oceano di luce. L’immagine più efficace si trova all’inizio della Genesi: lo Spirito di Dio che volteggia sulle acque dà l’idea della luce divina che si irradia per formare i mondi. Siamo tutti dentro questa irradiazione. Una scintilla di quella luce è nel cuore di ognuno e Gesù viene nel mondo per risvegliare queste scintille. È come vento che rivitalizza il fuoco celato sotto la cenere. Se si riaccende la memoria della luce, la nostra scintilla interiore si rianima, cresce, diviene fiamma».
A Valledacqua parla di come lo Spirito si manifesta nella Bibbia…
«Dalle Sacre Scritture ho ricavato quaranta pagine di citazioni. Nel Pentateuco il termine ruah, sostantivo femminile che significa “vento”, “alito”, è sempre seguito dal nome di Dio nelle due varianti Elohim e Adonai. Lo Spirito appartiene solo a Dio, è Dio che lo effonde sui profeti. Nei libri sapienziali, in Giobbe, nei Salmi, compare ruchi, “il mio spirito”, per indicare lo spirito dell’uomo. Poi cominciamo a trovarlo declinato con altre parole: spirito contrito, spirito infedele, spirito altero, spirito di smarrimento… Assume cioè tutte le valenze psichiche. Si evidenziano due piani: c’è lo Spirito di Dio che è luce, intelligenza, sapienza, amore, ma anche uno spirito oscurato, tenebroso. Per questo viene introdotto l’aggettivo “santo”, per distinguere lo Spirito di Dio dallo spirito decaduto. L’espressione Spirito Santo compare nell’Antico Testamento pochissime volte, mentre diviene subito presenza soggettiva nel Nuovo Testamento».
E l’attualità dello Spirito?
«Lo Spirito è sempre attuale perché la sua opera è costante. È luce, vita che si rinnova. Del resto nei Vangeli la morte è cecità, buio, morte spirituale. Se penso alla cupezza, al vuoto che incombono sul nostro tempo, direi che l’attualità dello Spirito è il coraggio di vivere, la testimonianza di una presenza d’amore nel mondo».

fonte: Avvenire 12/6/2016

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