Disonestà e malaffare modificano il cervello.

quella col vermeIl malavitoso osserva un suo codice etico che lo rassicura facendolo sentire nel giusto. I circuiti cerebrali si modificano di conseguenza e le azioni colpevoli appaiono naturali. (Lidia)

LAMBERTO MAFFEI
Talvolta di fronte all’epidemia della corruzione, a una classe politica più attenta alla conservazione dei propri privilegi che al benessere dei cittadini, alla mafia, a usura estorsioni e via dicendo, si può pensare che alcuni uomini, troppi, siano privi di quel senso morale che è una peculiarità evolutiva comune a tutti gli uomini: una forma di codice etico che caratterizza la specie, la voce della coscienza che indica il bene e il male, rimprovera, provoca il senso di colpa, anche al di là di quello che è regolato per legge.
Questa anomalia di comportamento richiama ovviamente l’interesse dello studioso del cervello, dello psicologo, e del filosofo. Il neurofisiologo parte dall’osservazione sperimentale che questa moltitudine di personaggi anomali, apparentemente privi di codice etico, contrariamente alle aspettative, è tutt’altro che tormentata da rimorsi, sembra vivere tranquillamente, anzi addirittura meglio degli altri.
Lo studioso ipotizza che la mancanza di codice etico sia una condizione fortunata di origine genetica, rispetto alla quale i portatori di geni che sviluppano la grana morale del codice etico, rappresentino una variante sfortunata.
Poiché la conclusione gli appare paradossale, prende in considerazione soluzioni alternative e allarga il campo delle sue indagini. Osservando più attentamente vede che anche i malavitosi, i mafiosi, gli speculatori, i trafficanti di uomini, hanno un loro codice etico, in virtù del quale rispettano princìpi e regole di comportamento. Pensa che per questo codice alternativo la base genetica sia meno determinante di quella epigenetica, legata cioè all’esperienza e all’ambiente e ritiene che l’esistenza di molteplici codici etici supporti questa ipotesi.
L’epigenesi di uno di questi codici implica ovviamente una modificazione nei circuiti cerebrali, innescata dalle diverse esperienze personali. Questo fenomeno rientra nella plasticità cerebrale, cioè nel fatto che il cervello, particolarmente in giovane età, ma in grado minore anche nell’adulto, può cambiare funzione e struttura in dipendenza degli stimoli che riceve.
Supponiamo ad esempio, che un imprenditore o uno speculatore guadagnino indebitamente a spese di altri, approfittando dei loro bisogni e ignorando i loro diritti; costoro ricevono stimoli fortemente positivi dalla ricchezza che accumulano e confortanti rassicurazioni morali dai comportamenti analoghi dei colleghi; ne deducono che il proprio operato è corretto e giusto e di conseguenza sviluppano un codice di comportamento che non prevede sensi di colpa, né rimorsi, né obblighi di risarcimento. Questi soggetti hanno cambiato opportunamente il proprio cervello per sentirsi tranquilli.
Gli esperti di finanza che speculano o i banchieri che truffano i clienti pur di guadagnare, hanno il loro codice, e così si ha un fiorire di codici etici, il codice dei finanzieri, il codice dei mafiosi, dei ladri, dei truffatori, dei guerrafondai eccetera. Queste persone si sentono, e di fatto risultano, essere galantuomini rispettabili, se poi sono anche ricchi e potenti ancor più rispettabili.
Occorre osservare che il cervello ha bisogno per un adeguato funzionamento di essere in uno stato di equilibrio, si potrebbe dire con parola meno tecnica, in uno stato di tranquillità, e i sensi di colpa, i rimorsi sono fenomeni negativi che possono indurre patologie psichiatriche. La prevenzione di questo rischio consiste appunto nel crearsi un codice etico tale che le azioni colpevoli diventano comportamenti naturali coerenti con la fisiologia del sistema sociale.
I meccanismi con cui si formano questi tranquillanti fisiologici si avvicinano a quelli dei riflessi condizionati per cui azioni premiate dai loro effetti causano, se ripetute frequentemente, cambiamenti nell’organizzazione del sistema nervoso, che finisce col reagire in maniera diversa a stimoli per i quali prima aveva rifiuto o senso di colpa. I tranquillanti fisiologici cambiano la moralità e la coscienza per consentire di vivere in buona salute, generando una vera e propria fisiologia della disonestà.

fonte: Avvenire

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