“Compro la vostra anima per donarla a Dio.”

senza rimproveriLa Misericordia è un sacrificio, perdonare costa!

A me lo ha spiegato la clip da un film sui Miserabili alla mostra sulla Misericordia al Meeting 2016.

Le posate in argento rubate, con il  sovrappiù di generosità dei due  candelabri donati dal  Vescovo, il derubato, a Jean Valjean, paragonati al sacrificio immensamente più grande della Croce. Ma il gesto permette di riscattare un’anima persa e consegnarla a Dio.

Un perdono “verbale” sembrerebbe non bastare. E’ buonismo. Serve almeno una… fidejussione.

E se il perdonato non riconosce il riscatto, che qualcuno ha pagato per lui, non c’è redenzione. E’ un abuso.

Chissà se ho capito bene!?

 

L’indomani, allo spuntar del sole, Monsignor Benvenuto passeggiava in giardino. Mamma Magloire accorse tutta sconvolta.

– Monsignore, Monsignore, – gridò. – Vostra Grandezza sa dov’è il canestro con l’argenteria?

– Sì – disse il Vescovo.

– Sia lodato Dio! Non sapevo che ne fosse accaduto.

Il Vescovo, che aveva raccolto poco prima il canestro in un’aiuola, lo presentò a mamma Magloire.

– Eccolo.

– Ebbene! – disse lei. – Non c’è niente dentro! E l’argenteria?

– Ah! – riprese il Vescovo. – V’interessa l’argenteria? Non so dove sia.

– Gran Dio! E’ stata rubata! L’ha rubata l’uomo di ieri sera.

In un batter d’occhio e con tutta l’agilità di vecchia in gamba, mamma Magloire corse nell’oratorio, entrò nell’alcova e ritornò dal Vescovo. Il Vescovo intanto si era curvato a esaminare, sospirando, una pianticella di coclearia che il canestro aveva spezzato cadendo nell’aiuola. Al grido di mamma Magloire si raddrizzò.

– Monsignore! Quell’uomo è partito! L’argenteria è stata rubata.

Parlando così, i suoi occhi si posarono su un angolo del giardino dove si scorgevano le tracce di una scalata.

La cresta del muro aveva ceduto ed era caduta.

– Guardate! se ne è andato di là! E’ saltato nel vicolo Cochefilet! Ah! che vergogna! Rubarci l’argenteria!

Il Vescovo restò un istante silenzioso, poi fattosi serio, disse a mamma Magloire dolcemente:

– Prima di tutto, era nostra quell’argenteria?

Mamma Magloire rimase interdetta. Ci fu ancora una pausa, e poi il Vescovo continuò:

– Mamma Magloire, a torto e da troppo tempo tenevo quell’argenteria. Essa apparteneva ai poveri. Chi era quell’uomo?

Evidentemente un povero.

– Gesù! – riprese mamma Magloire. – Non lo dico per me né per la signorina. Per noi è indifferente, ma per Monsignore. Adesso, con che mangerà Monsignore?

Il Vescovo la guardò con aria stupita:

– Ma non ci sono le posate di stagno?

Mamma Magloire alzò le spalle.

– Lo stagno ha un certo odorino!

– Allora posate di ferro.

Mamma Magloire fece una smorfia significativa.

– Il ferro ha un certo sapore.

– Ebbene – disse il Vescovo – delle posate di legno.

Pochi momenti dopo faceva colazione a quella stessa tavola a cui Giovanni Valjean s’era seduto il giorno prima. Mentre mangiava, Monsignor Benvenuto faceva notare scherzosamente, alla sorella che taceva e a mamma Magloire che borbottava tra i denti, che per inzuppare un pezzo di pane in una tazza di latte non c’è bisogno di un cucchiaio o di una forchetta anche di legno.

– Che bella idea! – diceva mamma Magloire camminando su e giù.

Accogliere un uomo simile e metterlo a dormire lì accanto! E che fortuna che si sia accontentato di rubare! Dio mio! quando ci penso, tremo!

Mentre fratello e sorella stavano per alzarsi da tavola, bussarono alla porta.

– Entrate – disse il Vescovo.

La porta si aprì e un gruppo strano e aggressivo apparve sulla soglia. Tre uomini tenevano un quarto per il bavero: i tre erano gendarmi e l’altro era Giovanni Valjean.

Un brigadiere delle guardie, che guidava il gruppo, stava presso la porta. Entrò e andò incontro al Vescovo, facendo il saluto militare.

– Monsignore!… – disse.

A questa parola, Giovanni Valjean, che era tetro e pareva abbattuto, alzò la testa con aria stupefatta:

– Monsignore! – mormorò. – Ma non è il curato?…

– Silenzio! – disse un gendarme. – Monsignor Vescovo.

Frattanto Monsignor Benvenuto s’era avvicinato con quanta sveltezza gli permetteva la sua età.

– Ah! eccovi – esclamò, guardando Giovanni Valjean. – Sono felice di vedervi! Ma come! Vi avevo dato anche i candelieri, che sono d’argento come il resto e da cui potreste ricavare duecento franchi! Perché non li avete portati con voi insieme alle posate?

Giovanni Valjean spalancò gli occhi e guardò il venerando Vescovo con una espressione che non si può descrivere in nessuna lingua.

– Monsignore – disse il brigadiere. – Dunque era vero quel che diceva costui? L’abbiamo incontrato che se ne andava come chi cerca di scappare. L’abbiamo arrestato per indagare. Aveva questa argenteria…

– Non vi ha detto – interruppe il Vescovo sorridendo – che gli era stata donata da un vecchio prete presso il quale aveva passato la notte? Capisco tutto. E voi l’avete portato qui? E’ un errore.

– Sicché, possiamo rilasciarlo? – riprese il brigadiere.

– Certo – rispose il Vescovo.

Le guardie lasciarono Giovanni Valjean, che indietreggiò.

– E’ proprio vero che mi lasciano libero? – disse con una voce quasi indistinta e come se parlasse nel sonno.

– Sì, ti lasciamo, non lo capisci? – disse una guardia.

– Amico mio, – rispose il Vescovo, – prima che ve ne andiate ecco i vostri candelieri. Prendeteli!

Andò presso il camino, prese i due candelieri d’argento e li portò a Giovanni Valjean. Le due donne lo guardavano fare senza fiatare, senza un gesto, senza uno sguardo che potesse smentire il Vescovo.

candelabriGiovanni Valjean tremava tutto. Prese i due candelieri, stupito, come un automa.

– Adesso – disse il Vescovo – andate in pace! A proposito, quando ritornerete, amico mio, è inutile passare per il giardino; potreste sempre entrare e uscire per la porta della strada, che di notte e di giorno è chiusa soltanto con un nottolino.

Poi volgendosi alle guardie:

– Signori, potete ritirarvi. Le guardie se ne andarono. Giovanni Valjean pareva uno che sta per svenire.

Il Vescovo gli si avvicinò e disse sottovoce:

– Non dimenticate mai che mi avete promesso di usare questo denaro per diventare un uomo onesto.

Giovanni Valjean, che non ricordava di aver promesso qualcosa, restò interdetto. Il Vescovo aveva calcato le sue parole, pronunciandole; poi riprese con una certa solennità:

– Giovanni Valjean, fratello mio, voi non appartenete più al male ma al bene. Io compro la vostra anima; la sottraggo ai pensieri neri e allo spirito di perdizione, per donarla a Dio.

da “I Miserabili” Victor Hugo

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