La terra sotto i piedi.

Terremoto.

Sarebbe bello computare all'”attivo”, in un ipotetico bilancio, una nostra benedetta conversione.

“qualcuno ci sta strattonando per avvertirci, ma non ci voltiamo. Siamo così…”

Berlicche

Siamo onesti, ci aspettavamo un disastro, una strage, ma non questa. Attendevamo una mano assassina, una bomba, ed invece è stata la terra che ha ucciso. Curioso come la realtà sia sempre altro, come i nostri timori e le nostre paure siano costantemente in ritardo su quello che accade. Il terremoto? Eravamo avvertiti. Sappiamo di vivere su rocce che si muovono, si sbriciolano, tremano. La nostra casa è sull’orlo di vulcani, il centro della nostra penisola potrebbe diventare una distesa di lava in qualsiasi prossimo momento. Ma è un futuro che non c’è, un futuro ancora irrealizzato e che perciò non esiste. Con certezza accadrà: ma non ce ne occupiamo.  Seduti in spiaggia leggiamo il giornale sportivo. Guidiamo incollati al muso della vettura che ci precede. Qualcosa avverrà, sì, ma non ora. L’orlo della nostra veste è tirato, qualcuno ci sta strattonando per avvertirci, ma non ci voltiamo. Siamo così…

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Un pensiero su “La terra sotto i piedi.

  1. …PER AVVERTIRCI DI CHE, VOLTARCI VERSO CHI???
    Una risposta arriva dallo stralcio di un racconto di vita vissuta da Alberto Zuccalà:

    “Non cercar il successo, il potere, i soldi, l’arrivismo, cancella dai tuoi pensieri tutti i rancori, i litigi che ci sono nella tua famiglia, fuori, nel lavoro. Perdona, cerca proprio quella persona a cui vorresti dire qualcosa e perdona! Oggi! Adesso! Muovi tu il primo passo ed ama! Che ne hai della tua vita se un giorno perderai tutto? Fa che quei silenzi non si trasformino in rimpianti eterni.

    Ama! Ama davvero, con tutto ciò con cui puoi dimostrarlo! Di “Ti voglio bene!” a chi incontri, ripetilo. Sorridigli e non t’importare di sembrare ridicolo.

    Rispetta ciò che hai e non confezionare programmi di corse frenetiche o momenti che non servono ad edificare dentro di te valori che poi non puoi raccontare. Non perderti negli estremismi del divertimento, della velocità, dell’alcool, della politica, delle idee… non serve! Tutto ciò vale poco! La ricchezza, quella vera, quella che basta è nella povertà di un affetto. Non serve a nulla accumulare finti bisogni: ciò che puoi portare con te è solo ciò che porti dentro di te, il resto finisce! Tutto! Avevo finito di scrivere il mio secondo libro, un romanzo, ne avevo iniziato un altro, aspettavo di fare l’esame due giorni dopo il terremoto per poi dedicarmi ad inviare quel testo… alle case editrici e sognare una pubblicazione. Avevo programmato quando contattare il professore per iniziare ad informarmi sul lavoro di tesi. Avevo conosciuto un sacco di nuovi amici. Ed ora? Ne conservo soltanto una bozza, ma non ricordo più dove; non so se e quando ricomincerò l’università, alcuni di quei cuori non ci sono più…”

    Clicca QUI per leggere il racconto completo.
    Grazie a Chiara del Gabriele per la segnalazione.

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