Padre né autoritario né bambino, ma sostegno nella fatica di crescere.

padre-figlioLa letteratura ci ha tramandato una figura persino minacciosa che oggi non esiste più. Anche se il concetto di “autorità” è ancora più che mai necessario. (Lidia)

MARINA CORRADI

Un padre visto come “gigantesco” che punisce il figlio bambino chiudendolo al freddo sul ballatoio, un padre che irride tacitamente il figlio adolescente troppo gracile, o addirittura lo minaccia con un pugno. Oppure un padre sempre assente e mai conosciuto, fino a quando, a vent’anni, il figlio lo vede con occhi di adulto, e lo giudica, quasi con pena, “un bambino”. Le pagine di Kafka, Tozzi, Saba che raccontano il rapporto tra padri e figli nel Novecento sono amare, eppure probabilmente realistiche nel dire chi era – almeno nelle famiglie borghesi e non fortemente radicate nella fede – il padre che i figli spesso, nei primi decenni del secolo, si trovavano a affrontare. Una figura più autoritaria che autorevole, o addirittura, nel caso di Tozzi, dominante con la sua forza fisica. Il tipo di padre che decide e dispone della vita dei figli, e che la madre cerca di contrastare solo timidamente, a bassa voce. È la figura paterna su cui Sigmund Freud costruisce tutta la sua teoria psicoanalitica: che vede un padre – padrone e un figlio che, per diventare adulto, ha bisogno, metaforicamente, di ucciderlo.
Ai giorni nostri, questo tipo di padre è molto difficile da trovare, e non pochi psicoanalisti ammettono che la relazione padre – figlio da qualche decennio è totalmente cambiata. Esistono numerosi padri – amici, padri deboli o poco influenti, e padri dediti a compiti una volta esclusivamente femminili: ma il padre autoritario degli incubi di Kafka non c’è, o quasi, più. (Torna, però, nelle famiglie di altre culture che arrivano da lontano, e in cui ancora la parola paterna è legge).
Il-figliol-prodigo-Giorgio-De-Chirico-1922Che ne è stato del padre autoritario? Il movimento culturale iniziato in Occidente nel 1968 ha avuto fra i suoi primi bersagli l’autorità costituita, e quindi i vecchi padri con le loro severe norme. Il “vietato vietare” che segnò quell’epoca sembrava uno sberleffo ai padri giudici e onnipotenti. Il pacifismo, i figli dei fiori irridevano una generazione di padri che aveva creduto nella guerra, nella disciplina, nella forza. Insieme all’autoritarismo, nell’onda del ’68 venne però compromesso anche il concetto di autorità, invece necessario – ciò che è abbastanza evidente guardando la fatica nel crescere di tanti figli di oggi.
In ogni caso “quel” padre duro di Kafka, e quello quasi nemico di Tozzi, paiono a noi che ci guardiamo indietro realmente dei moloch (diavoli n.d. B’sB) inavvicinabili, che costringevano figli e donne di famiglia in uno stato non tollerabile di soggezione. Era inevitabile, che i figli “uccidessero” quel padre. Evento quasi prefigurato ne “Il figliol prodigo” di Giorgio De Chirico, del 1922. Dove il figlio che ritorna è un manichino avveniristico e quasi un automa; ma il padre che si ritrova a abbracciare, è una statua di gesso, dura, fredda. Intollerabilmente non umana.

fonte: Avvenire

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