Fiori di plastica

imag0103Chiara mi manda in chat un trafiletto di giornale: “le vie di Casorate si riempiono di fiori per san Tito, la festa che arriva ogni 10 anni”.

Il messaggino che appare sul display qualche secondo più tardi è scontato: “andiamo Domenica pomeriggio?”

Altrettanto scontata la mia risposta. Che fai, vuoi sorbirti una settimana di broncio? E sinceramente, anche se celata dal viril sentire, l’idea di passeggiare per un paese coperto di fiori non mi dispiace.

Il pomeriggio della Domenica arriva e Casorate Sempione non è poi distante. Striscioni e manifesti invogliano ad affrettarsi lungo le vie che già appaiono coloratissime.

Mi aspetto un esplodere di profumo e bellezza e invece… le composizioni floreali ci sono, ma sono tutte di plastica!

La delusione monta velocemente dai talloni alle orecchie. Ma ormai siamo qui e Chiara apprezza questo tipo di opere.

Bisogna concederlo: questi fiori sono confezionati davvero bene. Sembrano veri. Mi sforzo nell’immaginare gruppi di persone che discutono su come ottenere un iris o una petunia, che lavorano per ore, tagliano e assemblano, provano, raffinano. Caspita, questo pensiero mi conquista e ne rimango affascinato. Tocco il petalo di una rosa e mi sembra di sfiorare la passione di questi artigiani volontari.

Ma qualcosa ancora non va. “Stat rosa pristina nomine. Nuda nomina tenemus.”

Perfino questi boccioli, così perfetti, non vantano che il nome di ciò che rappresentano.

Ecco cosa non funziona, cosa mi colpisce e atterra: dentro questi manufatti c’è tutto il desiderio e il limite dell’uomo.

Si tratta di imitazioni del Creato, eseguite da una creatura che rifiuta il Creatore. E che ostinatamente si imbatte nella propria incapacità di infondere vita e profumo.

Qui non c’è bellezza. Qui non c’è arte. L’artista non ha la pretesa di riprodurre il reale. Egli piuttosto impasta se stesso con lo spettacolo del mondo, ottenendo la rappresentazione di ciò che abita dietro ai suoi occhi.

Ciò che mi circonda è una manifestazione esplicita di impotenza. Questa esposizione è in realtà un manifesto di resa. Questi oggetti così magnificamente ostentati, gridano la loro impossibilità di essere.

Ma dentro quel grido c’è anche una lode. Una enorme lode a chi la vita sa dare.

Ogni rosa finta ringrazia il Padre perchè una rosa vera esiste; una rosa in cui scorre linfa, che possiede spine pungenti, petali soavemente profumati e capaci di appassire.

Ogni oleandro incapace di mutare il proprio verde e rosso ringrazia il Padre che quel verde e rosso ha accostato con una grazia davvero divina.

Ecco, ora sì. Ora sento il canto. E posso anche io aprire il cuore al ringraziamento. In fondo, anche un fiore di plastica può essere utile alla venuta del Regno.

 

Gabriele

 

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Un pensiero su “Fiori di plastica

  1. Ritorno alla grandissima del Barman!
    Grazie dal marito della… Rosa: “una rosa in cui scorre linfa, che possiede spine pungenti, petali soavemente profumati e capaci di appassire.”

    Mi piace

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