L’acqua e i ferri rugginosi di Caravaggio.

Mani tese.
Mani tese.

MARINA CORRADI

Caravaggio (Bergamo), settembre – Alla messa domenicale delle 8 e 30 il santuario è già affollato. Chi arriva passa prima dalla Madonna, che ha fiori sempre freschi, e sempre nuovi fedeli davanti, in ginocchio. Ma è all’uscita, quando vai al sacro fonte, che ti meravigli di tutta quella gente, di tutte quelle mani protese all’acqua, all’acqua fresca che sgorga incessante e generosa nei lavatoi di pietra. C’è chi avvicina la bocca e beve, chi si è portato una bottiglia da riempire, chi si bagna la testa, chi immerge le mani. Cosa verranno a chiedere i pellegrini di Caravaggio?
Le mani di un medico, di un camionista, le mani di un panettiere che fa il pane all’alba; le mani di una madre di famiglia, di una infermiera, e quelle di una maestra. Quante centinaia di mani si protendono in una domenica a quest’acqua? È qualcosa che ricorda Lourdes, dove i pellegrini arrivano con le taniche e le riempiono mentre gli altri in coda aspettano, pazienti.
Tanto non c’è da temere di restare senza: di acqua a quella fonte ce ne è tanta, e per tutti. E quando d’estate arrivano qui i gruppi di ciclisti accaldati è bello guardare come di quell’acqua avidamente bevono, come si bagnano la faccia sudata, come se avessero pedalato già desiderandola.
È buona, quest’acqua. Il fonte è una polla molto profonda e pura. Gli esami della Asl che periodicamente la analizzano non trovano le tracce di atrazina o di cromo esavalente che a volte altrove affiorano, in questa zona anche industriale. Nell’acqua della Madonna, invece, niente.
Fatichi a immaginare, fra queste mura, quella mattina di maggio del 1432, quando una contadina che al tramonto andava a falciare al prato Mazzolengo si imbatté in una splendida misteriosa signora. E alle parole della Vergine si fece un po’ pregare, la contadina Giannetta Varoli, e rispose che andava di fretta, ché aveva le sue giumente da sfamare. (Particolare molto credibile se pensi a questa gente della bergamasca, sempre indaffarata in qualcosa, sempre operosa. Anche la Madonna, volevano fare aspettare).
Ti aggiri per il cortile e quasi senza pensarci ritorni al fonte, come spinta da una invisibile corrente. Contempli il catenaccio che si spezzò in una notte del 1650, per accogliere in chiesa un pellegrino inseguito dai briganti. Osservi la mannaia che, proprio in un 26 maggio, nell’anno 1520, si inceppò, e miracolosamente così graziò un condannato. Ferri carichi di anni e rugginosi portano come il marchio di un tempo rimasto fermo, e rappreso in un istante straordinario.
I pellegrini della domenica di questo settembre dell’anno 2016, quasi sei secoli dopo l’incontro di Giannetta Varani, li guardano, silenziosi: forse chiedendo che altre catene si spezzino, che altre condanne siano condonate.

fonte: Avvenire 22/9/2016

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