Gruppo d’ascolto. Il seminatore.

Carlo Fornara "Il seminatore" - 1895. Tortona
Carlo Fornara “Il seminatore” – 1895. Tortona

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Mt 13, 1-9

Come possiamo aiutarci?

  • Ho occhi per vedere il regno che si manifesta nella mia esistenza, nella comunità dove vivo, nelle mie relazioni personali, oppure vedo solo il fallimento, l’insuccesso, la contraddizione?
  • Colgo che il regno si manifesta adesso, oppure mi ripiego su un passato mitico ma inesistente, oppure su un futuro da sogno ma irrealizzabile?
  • Mi lascio coinvolgere nella certezza che il terreno che accoglie il seme della Parola è il mio cuore? Esso può essere strada che non trattiene, sasso che impedisce la crescita, spina che soffoca o terreno buono che accoglie.

 

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4 pensieri su “Gruppo d’ascolto. Il seminatore.

  1. Ringraziamo Giordano per la sua presenza al Gruppo d’ascolto e, oggi, per il suo contributo scritto:

    Caro amico,
    l’incontro di venerdì scorso, non brillante nel numero dei partecipanti, mi è parso caldo e spontaneo nei numerosi interventi.
    Torno brevemente sul mio, perché, più avvezzo alla scrittura che al parlato, temo di essermi espresso in modo troppo radicale, come anche la risposta di Liliana mi ha lasciato intendere.
    Riferendomi alla prima domanda proposta dal foglietto “Ho occhi per vedere il Regno che si manifesta nella mia esistenza, nella comunità dove vivo, … oppure vedo solo il fallimento …?”, ho detto che la mia risposta è la seconda (insuccesso, contraddizione).
    Continuavo affermando che, poiché non voglio prendere le distanze in modo irreparabile dalla prima risposta, che è quella sottintesa come adeguata per il cristiano, tiro la conclusione seguente. Devo correggere la mia idea di Regno!
    Proprio l’esperienza della mia inadeguatezza e del fallimento può spingermi a cercare di rettificare il mio modo di intendere il manifestarsi di Cristo nella realtà.
    Intendevo dire che mi servirà molto purificare il mio sguardo perché possa cogliere la Sua Presenza nel mondo, che vedo così poco. In altre parole il ‘lavoro’ che mi si apre davanti è quello di convincermi che non Lui è assente, ma io ho vista corta. O, meglio, non vedo la Sua opera, perché scambio i miei desideri per la Sua volontà, i miei piani per i Suoi, soprattutto la mia misura, il mio metro per il Suo giudizio.
    Pensiamo a:
    Isaia55, 8 Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
    le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore.
    9 Quanto il cielo sovrasta la terra,
    tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
    i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
    La mia frase che, riprendendo Maurizio nella sua frequente disputa con Gabriele, ha suscitato la garbata disapprovazione di Liliana era – a memoria – ‘credo che anche le cose negative (insuccesso, dolore …) vengano da Dio, che le utilizza anche per correggere la nostra visione troppo limitata di Lui’.
    Credo che abbia ragione Liliana nel prendere le distanze da una tale affermazione tanto perentoria e, ritengo, teologicamente scorretta. Forse è più corretto sospendere il giudizio, riconoscendo che non abbiamo una risposta esauriente sul problema del dolore e sul rapporto fra Dio e il male.
    Ratzinger alla bambina che aveva perso persone care e casa nel terremoto disse – sempre a memoria – : ‘non so darti un perché, posso dirti però che Dio ti è vicino, ora come allora’.
    Alla prossima e, comunque, un caro saluto
    Giordano

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  2. CHI IL 30 CHI IL 60 CHI IL100 PER100

    Ernesto Olivero

    Il seme che Gesù sparge
    è un segno
    di speranza
    ma per tutti.
    Per chi
    non riesce a diventare
    terreno buono,
    per chi
    non ha raccolto,
    per chi
    non ha capito,
    per chi
    non ha potuto,
    per chi
    non ha saputo,
    per chi
    ha raccolto
    solo i propri sbagli
    dobbiamo avere
    la stessa tenerezza
    di Gesù.
    Coraggio
    terreno sassoso
    non ti preoccupare
    non perdere
    la speranza.
    La nostra preghiera
    è per te
    è per noi
    perché
    nessuno perda mai
    la speranza.
    Gesù è così.
    Gesù
    non si arrende.

    fonte: Avvenire 26/10/2016

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