Quelle valigie nere piene di illusioni.

Herbert James Draper "Ulisse e le sirene", 1909 Ferens Art Gallery, Hull Museums, UK
Herbert James Draper “Ulisse e le sirene”, 1909 Ferens Art Gallery, Hull Museums, UK

Il nostro Bar é without Slot Machines. Grazie Lidia per il contributo periodico di

MARINA CORRADI

Alle otto del mattino un avventore sta già giocando, le spalle al bar, completamente intento allo schermo dove le tre figure non si allineano mai uguali. Il tintinnio della “slot machine” si accompagna al colpo secco dei filtri di caffè svuotati.
Una mattina d’autunno, a Milano piove. Il giocatore, sulla cinquantina, i capelli grigi, continua a infilare monete nella macchina. Fino a che azzecca una giocata, e un tintinnio metallico segna la sua vittoria. Poche monete, in realtà: ma tanto basta all’uomo per convincersi che è la giornata giusta, e che bisogna insistere.
In cinque minuti resta senza un euro. Accigliato, va al banco a procurarsenealtri venti. Riprende a giocare. Il mondo fuori per lui sembra non esistere, tale è l’attenzione ossessiva con cui sta di fronte alla macchina.

Davanti al bar si ferma in seconda fila un furgone scuro e ne scende un uomo con due valigie nere. Saluta come un “habitué” la barista e va verso le “slot”. Si inginocchia e armeggia con uno sportello nella parte inferiore di una macchina. Ne estrae un grosso cassetto e con un manicotto di plastica azzurra lo collega a una delle valigie; poi preme qualcosa, e il contenuto del cassetto scroscia in una cascata metallica, luccica fugace prima di infilarsi nel borsone. Il rumore è forte e gli avventori si voltano a guardare. Anche il giocatore si siede a un tavolo e guarda fissamente quegli euro che rotolano, tintinnando. Quanti saranno? Mille almeno, in una sola macchina. Poi l’addetto ripete l’operazione con un’altra slot. Lo stesso scroscio abbondante, come se le monete stessero ormai strette nel contenitore. Il giocatore continua a guardare. L’addetto a ritirare gli incassi se ne va, con le sue due valigie piene e pesanti, tanto che fa uno sforzo a sollevarle. Le carica sul furgone e riparte.
Ora nel locale entra una signora con una sporta della spesa. Una casalinga, una madre di famiglia che torna dal supermercato. Ordina un caffè, lo beve in fretta, si guarda intorno furtiva – come a accertarsi che non ci sia nessun conoscente. Posa la sporta e si dirige alle “slot”. Le casse vuote delle macchine ricominciano a ingoiare euro, voraci. Non una volta che le immagini sullo schermo si allineino uguali. La signora tenta la sorte una ventina di volta, poi si arrende. Riafferra la sua sporta e se ne va senza dire buongiorno.
L’uomo che contemplava affascinato la cascata degli incassi ha ripreso a giocare. Più convinto di prima, ora che ha visto quanti soldi ci sono, lì dentro. Continua a perdere. Sobbalza a una vittoria: forse venti euro. Ordina un bicchiere di bianco e ricomincia. Il furgone scuro intanto si è fermato a un bar, duecento metri più in là. Dieci minuti, e l’autista ne uscirà con altre due grosse valigie nere, gonfie di illusioni.

fonte: Avvenire 20/10/2016

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