Gruppo d’ascolto. Il seminatore (2).

 10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:

Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!

16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

Come possiamo aiutarci?

  • Sono cosciente di esser “beato” perché posso ascoltare la parola del Signore oppure cerco altre forme più sensazionali di contatto con il mistero di Dio?
  • Mi rendo conto che l’ostacolo all’accoglienza della salvezza è il peccato dell’uomo, la sua chiusura alla grazia di Dio?
  • Ho attese miracolistiche rispetto a Dio oppure colgo che il regno si manifesta nell’umiltà e nel nascondimento?

 

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2 pensieri su “Gruppo d’ascolto. Il seminatore (2).

  1. Il seminatore non è ingenuo. E nemmeno stupido. Non getta il seme sui sassi o tra i rovi per sbaglio o per eccessiva generosità.
    Il seminatore nutre una speranza ostinata: convertire la roccia, convertire le spine. Basterebbe che un solo seme morisse e attecchisse!
    Già, morire. Per portare anche solo un misero frutto il seme deve morire. Deve marcire, puzzare, decomporsi. Disfarsi. Impastarsi. Corrompersi. Incarnarsi.
    La Parola per germogliare ha bisogno del mio letame.

    Come conciliare questo quadro di redenzione con un’apparente volontà esoterica, un nascondimento della salvezza, un intenzionale non dire e non mostrare?
    Tutto si tiene nel “e io li guarisca”. Anche qui, il seminatore ha un piano per il sasso e il rovo che rifiutano il seme: guarire a prescindere. Dispensare misericordia senza ritegno. Misericordia a volontà. Misericordia senza pietà!

    Gabriele

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  2. Successo e fallimento sono le due esperienze della vita adulta, scriveva Cesare Pavese.
    Il fallimento non va temuto, in senso cristiano; il Dio ostinato che ci ama prova sempre a riprenderci, anzi lo fa tanto più cadiamo. A volte siamo noi che ci poniamo dei limiti e abbandoniamo l’impresa, perché non possiamo credere che Dio sia così tanto buono con noi, che così tanto sbagliamo…!
    È proprio la misericordia senza ritegno che cita Gabriele. È la sovrabbondanza.

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