Gruppo d’ascolto. Il seminatore (3).

semina18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore.19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada.20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno.22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto.23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Come possiamo aiutarci?

  • Avverto che la tentazione più forte del Maligno è quella di travisare la Parola di Dio, spingendomi verso una vita che sembra evangelica ma non lo è?
  • Lo scoglio da superare per vivere appieno ogni esperienza umana e spirituale è la perseveranza. Quali sono le situazioni che mi fanno perdere la perseveranza, bloccando di fatto il cammino spirituale?
  • Quali sono i rovi che impediscono alla Parola di vivere? Quali sono gli idoli che rischiano di prendere il posto di Dio?
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6 pensieri su “Gruppo d’ascolto. Il seminatore (3).

  1. Leggo e rifletto. Perseverare non è facile, io lo sto facendo ma spesso manca la gioia dentro di me, la fiducia nel mio prossimo, nei sacerdoti che frequento. Il mio tarlo è il giudizio: osservo troppo, guardo troppo ed il maligno mi fa vedere i difetti degli altri e quindi trascuro i miei che sono una certa rigidità interna, uno zelo che a volte mi porta a spazientirmi verso le debolezze altrui e mie. Provo a rilassarmi un poco, non sono io che devo salvare il mondo, E’ GIA STATO SALVATO DA GESU’ e quindi devo fidarmi di LUI.

    Scusa Maurizio se parlo di me ma non saprei commentare in altro modo. Grazie per gli spunti di riflessione.

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    • Grazie davvero Lucetta!
      Venerdì ci troviamo a parlare, e ad ascoltarci, e ad ascoltarLo attorno a questo brano di Vangelo.
      Ti consideriamo una di noi e terremo conto, se ce lo permetti, della tua preziosa testimonianza personale.
      Grazie ancora della tua amicizia.
      Maurì

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  2. Perseverare è il verbo chiave, secondo me; ammette gli errori, le debolezze e i momenti di fatica, ma ha dentro l’irriducibile riconoscimento del fatto che la parola di Dio è l’unica parola vera, che aiuta la vita. Il tradimento più grande in cui rischiamo di cadere è il negare questo ‘riconoscimento’.
    E ancora…
    Il vocabolario dice che perseverare è il “mantenersi costante in un proposito” ed è verbo intransitivo, cioè non è seguito da un oggetto, ma vale di per sè. Questo per me conferma che non si traduce in un fare, in un’azione con un oggetto, ma in un atteggiamento del cuore che riconosce in Cristo la propria forza e speranza.

    Di fronte a ciò che mi fa deviare dal cammino, chiudo con questo versetto che ripeto spesso perché uno dei miei preferiti:
    “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa” (Mt 18, 26-29)

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    • Grazie Silvia. Farò mie le parole del versetto aggiungendo qualcosina ” Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa con il TUO aiuto. Non farmelo mancare.”

      A volte mi sembra di prendermi troppa confidenza con il Padre e con Gesù ma poi mi ripeto che sono figlia di Dio. Ciao a tutti.

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  3. Immagino di essere lì, i piedi nudi ispessiti dai calli per il camminare su ciotoli e sabbia.
    Immagino di essere lì, ad ascoltare il rabbi di cui tanto si vocifera. Il rabbi che parla con autorevolezza.
    Oggi come duemila anni fa rimango affascinato dalle sue parole. Dalla potenza del suo linguaggio.
    Questo falegname non ha studiato. La mancanza di scolarizzazione infastidisce chi è sensibile a diplomi e patentini.
    Eppure le metafore che usa sono potentissime.
    Il seme sulla strada: il tesoro reso osceno, abbordabile, stuprabile.
    Il terreno sassoso. Il terreno del deserto giudeo. Là dove una rara pioggia è capace di far germogliare una prateria. Che seccherà al primo sole.
    Il rovo. Pianta che cresce subdola. Parassita. Avvolge strisciando e stringe, punge, si nutre. Soffoca. Uccide.
    Il terrreno buono. Un solo aggettivo, universalmente comprensibile. Buono. Fertile. Capace di Vita.
    Ogni immagine è calibrata. Accessibile ovunque. Globalmente pregnante.
    Wow!

    Altre due cose mi colpiscono come un pugno in faccia.

    Il rovo. Preoccupazione del mondo e seduzione della ricchezza. L’assillo del futuro e l’affanno ad accumulare per difendermi dall’incertezza del domani. Alibi. Comodi. Miei.

    Il frutto prodotto. Chi ha detto che serva il cento? Basta il trenta. Forse anche meno.
    Non è un gioco al ribasso. E’ solo che l’Amore non fa classifiche.

    Gabriele

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