I doni di Gesù Bambino.

don-camillo-ae-peppone-a-nataleAnche il post che segue è una perla, scelta dallo Scrigno della Memoria della nostra Antonietta Porro e già pubblicata sul Bollettino della Parrocchia di san Giulio in Barlassina.

ANTONIETTA PORRO

Non c’è nessuno, credo, che non abbia tra i suoi ricordi qualche episodio che lo riporti con piacere al Natale della sua infanzia. Sarà perché ci hanno raccontato che il Natale è la festa che riunisce insieme le famiglie o che a Natale ci si sente tutti più buoni: sta di fatto che il pensiero di un Natale già vissuto, meglio ancora se tanto tempo fa, suscita in noi un senso di nostalgia inesprimibile, come se volessimo riportarci indietro a quel momento così straordinario nella sua semplicità, per viverlo ancora, e magari per fermarlo per sempre.
Anche nel mio scrigno della memoria ci sono tanti ricordi di Natale: qualcuno mi riguarda personalmente (la poesia di Natale recitata con emozione, davanti ai genitori o alla nonna; la letterina sotto il piatto di papà, che fingeva ogni anno di sorprendersi quando la trovava, ma non fingeva affatto quando, leggendola, si commuoveva fino alle lacrime…), qualcuno fa parte dei racconti di famiglia, come quello che mi ha lasciato mia madre, la quale ricordava che, negli anni della sua giovinezza, le ultime settimane prima di Natale frotte di ragazze la sera tornavano dalla fabbrica cantando «il Bambin» (cioè cantando in coro canti natalizi tradizionali) e riempivano l’aria gelida del calore delle loro voci. E quelle di loro che – diventate ormai spose e madri – non facevano più parte del gruppo tendevano l’orecchio, dalle finestre di casa, per sentire, non senza qualche rimpianto, quei canti in lontananza.
Ma non è solo il Natale dei buoni sentimenti quello che ritrovo nella mia memoria. C’è il ricordo di un episodio, legato alla mia infanzia, che vale per me più di tutti gli altri. Avevo otto anni quando, a scuola, qualche compagna mi svelò il segreto (che poi –mi dicono – anch’io trasmisi a qualche altra compagna!) della vera provenienza dei doni di Gesù Bambino (quasi nessuno, per non dire nessuno del tutto, parlava ancora di Babbo Natale). Devo dire che, più che delusa, la rivelazione mi fece sentire inquieta, come se avessi scoperto qualcosa che mi sarebbe stato vietato conoscere. Così non ne parlai a casa, almeno per qualche giorno. Ma una mattina, mentre stavo per uscire di casa per andare a scuola, non riuscii più a tenermi dentro quel ‘pesante’ segreto e chiesi a mia madre: «E’ vero che i doni di Gesù Bambino li portate tu e papà?». Con mia grande meraviglia mia madre non si mostrò stupita della domanda né tantomeno imbarazzata dal fatto di dovermi una spiegazione. Mi disse così: «Vedi, fino ad ora tu eri piccola, e non potevi capire come stanno le cose, e così ti abbiamo detto che Gesù Bambino ti portava i doni. Ora invece puoi capire che, se mamma e papà sono in grado di guadagnare quel che serve per comprare i doni, è perché Gesù Bambino permette loro di farlo. Quindi è comunque lui che ti fa avere i doni, anche se siamo noi a procurarli». Fui pienamente appagata da quella spiegazione, che mi veniva data con tanta naturalezza e senza il minimo imbarazzo. Chissà se mamma si era preparata a quell’interrogatorio, se se lo aspettava da un po’… O se, come credo, quella risposta nasceva dalla consapevolezza profonda – che più volte nella sua esistenza mi ha manifestato coi fatti – che tutto ciò che abbiamo nella nostra vita è un dono di Gesù.
Resta il fatto che quell’anno volli contribuire ai preparativi per i doni di Gesù Bambino per mio fratello più piccolo, e da allora amo particolarmente fare qualche piccolo dono natalizio alle persone che mi sono care, perché lo sento come il segno di quell’Amore dal quale dipende tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che siamo, di quello stesso Amore che ha portato in mezzo a noi un Dio Bambino, a condividere la nostra povera umanità e a svelarle la grandezza del suo destino.

Annunci

Un pensiero su “I doni di Gesù Bambino.

  1. LETTERA A GESU’ BAMBINO

    Caro Gesù Bambino,

    lascia che ti scriva anch’io una letterina. In fondo, che cos’è una lettera a Gesù Bambino se non una preghiera di Natale, messa giù col cuore in mano e con i pensieri che si sono accumulati per un anno intero?
    Quando arriva Natale, io sento una gran voglia di fare dei bilanci. In fondo è voglia di esame di coscienza o di memoria. Io quest’anno ho da portarti tanta sofferenza che è sbocciata attorno a me come l’erba gramigna; con la stessa rapidità si è infittita nel mio giardino e ha quasi soffocato roselline e petunie. Non ti parlo delle mie sofferenze, non voglio far la lagna con te. Ti parlo delle sofferenze che ho visto nascere attorno a me e per le quali non ho potuto fare nulla. Ho visto la malattia, la morte, l’angoscia, la disperazione; ho visto il dolore provocato dalla malvagità o dall’egoismo. Ho visto piangere di fame e di paura. Ho visto la violenza fisica e morale abbattersi sui corpi e sulle anime delle vittime. Ho visto vite dissolte dall’odio; ho visto il sospetto, l’ingiustizia, la sopraffazione, l’arroganza, l’avidità, l’arrivismo, l’ipocrisia, l’ingratitudine.
    Gesù Bambino, questo io ho da portarti. Questo è l’unico vero dono che io ti posso offrire come “mio”, come nostro. Tutto il bene che ho visto – ed è anch’esso tanto – è dono tuo. Dono corrisposto, dono messo a frutto e dunque non privo di merito da parte nostra, ma che non sarebbe esistito senza il tuo aiuto. Invece il male, quella gerla di dolore che depongo nel presepe, quella è roba nostra, almeno favorita da noi, accolta, lasciata crescere come la gramigna, appunto.
    Ho la tentazione di chiudere la bocca e di lasciar calare il silenzio su un Natale così lontano dai lustrini e dalle zampogne. Sarebbe una resa al dolore; sarebbe una rassegnazione alla sconfitta. Qualcuno si accontenterebbe forse di questo silenzio, che sarebbe pari a una ribellione.
    Ma io so, Gesù Bambino, che cosa dice la tua voce con quegli strilli da neonato che riempiono il presepe. Dicono che tu stai già soffrendo appena nato. Dicono che la tua esperienza umana di dolore e di morte, di devastazione del corpo e di dissolvimento dell’anima è al disopra di ogni misura. Tu mi stai dicendo che per questo sei nato e sei morto: non per annullare, ma per dare senso all’erba gramigna e alla vita e alla morte. Perché nascere e far nascere, perché glorificare la vita, se la vita non ha senso e se tutto il senso se lo porta via il dolore, fino all’inevitabile tragica conclusione della morte?
    Io dico, Gesù Bambino, che se non rivedessi te, ora, in quel presepe, non saprei dove andare a cercare la speranza e non potrei che accogliere l’invito dei grandi disperati. Invece, mio Dio Bambino, non solo posso accogliere la speranza che viene da te, ma devo contagiarla agli altri, a quelli che hanno sofferto così duramente accanto a me nell’anno che finisce, a quelli che soffriranno nel prossimo anno e poi sempre. Tu non sei stato capace di maledire nemmeno chi ti metteva in croce. Hai maledetto il serpente, ma non chi l’ha ascoltato. Anzi, nel momento più tragico e doloroso dell’umanità, hai promesso una Mamma. E’ Colei che ora ti stringe – ci stringe tutti – tra le braccia e ci dà il coraggio di ricominciare.

    Buon Natale a Tutti!

    Auguri di ogni bene!

    Fausto

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...