Dio come l’uomo, l’uomo come Dio.

Caravaggio "Vocazione di Matteo" (part. 1599 ca.)
Caravaggio “Vocazione di Matteo” (part.) – 1599 ca. San Luigi dei Francesi. Roma

Una testimonianza ancora. Proviene dalla sensibilità della nostra Antonietta. La “perla” conservata nello scrigno della sua memoria è già stata pubblicata sul periodico parrocchiale della Chiesa di san Giulio in Barlassina.

ANTONIETTA PORRO

Barlassina è un paese di artisti. Basta visitare le nostre chiese, il nostro oratorio, le sedi delle istituzioni più rappresentative del paese per trovare traccia dell’attività creativa di tanti nostri concittadini, che onorano anche in questo modo il nostro paese. Tra le tante espressioni dell’arte tipiche della nostra zona spicca quella degli ‘artisti del legno’, i quali sono spesso capaci di dar voce a questa materia prima, rendendo esplicito ed evidente a tutti ciò che spesso è già scritto nelle forme che la natura vi ha impresso.
In casa mia c’è ancora una statuetta di legno, un volto di Cristo, che ricordo di avere visto sempre, nella camera da letto dei miei genitori. Stava lì, infatti, dai giorni del loro matrimonio: era il dono di nozze degli uomini di Azione Cattolica a mio padre. Su quel volto è impresso il segno di una sofferenza struggente, con un realismo così intenso che da bambina mi emozionavo ogni volta che lo prendevo tra le mani, e ricordo di avere più di una volta cullato tra le mie piccole braccia quel Signore di legno, come a volerlo consolare e risollevare da tanto dolore.
Quel volto di Cristo è stato scolpito dai fratelli Legnani, come la mano di mio padre ha annotato sotto la statuetta. Conversavo, qualche tempo fa, con il signor Angelo Legnani e con sua moglie, la signora Clelia, che mi raccontavano dell’attività che si svolgeva nel loro laboratorio, e in particolare di quello che faceva il padre di Angelo, il signor Luigi, il quale era stato fra l’altro insignito, in virtù dei suoi meriti nel campo dell’arte sacra, dell’onorificenza vaticana del cavalierato di S.Silvestro: molte sue opere si trovano, oltre che nella nostra parrocchia (si pensi, ad esempio, al pulpito ligneo che si trova al Santuario), in altre chiese d’Italia e all’estero. Nei loro racconti un particolare mi ha colpito in modo speciale: il signor Luigi, trovandosi una volta a riprodurre la scena della deposizione di Cristo dalla croce, per rappresentare adeguatamente il figlio di Dio si pose di fronte allo specchio e osservò i dettagli del proprio corpo, così da imprimere i medesimi realistici dettagli nella scultura che stava per realizzare.
Questo racconto mi ha suggerito una riflessione sul senso del Natale che sta per arrivare: come ogni anno, ricorderemo che Dio si fa uomo, diventa in tutto simile all’uomo tranne che nel peccato. Il volto di Gesù Bambino è in tutto simile a quello dei nostri bambini, come il corpo di Cristo deposto dalla croce era modellato, nella scultura di Luigi Legnani, sul suo stesso corpo di uomo.
Questo è il misterioso miracolo che ogni anno a Natale noi contempliamo. Ma questo miracolo ha un’altra faccia: se Dio diventa simile all’uomo, lo fa per poter rendere l’uomo simile a sé, per riscattarlo dal peccato, cioè il limite impresso nell’umanità fin dall’origine. Dio diventa insomma come l’uomo e insieme l’uomo diventa come Dio.
L’aveva inteso bene il signor Luigi: se voleva vedere Dio doveva guardare se stesso. Se vogliamo vedere il volto di Dio dobbiamo guardare quello dei nostri figli, dei nostri padri, dei nostri fratelli, persino quello dei nostri nemici.
Non possiamo dimenticarcene, a Natale. Non possiamo far prevalere su questo straordinario miracolo il sentimentalismo commerciale che ci vorrebbe vendere un Natale fatto di suoni, di luci e di un generico ‘vogliamoci tutti bene’. Se è giusto volersi tutti bene, questo è perché nel volto di chi ci è accanto si specchia il volto di Dio.
Natale è il giorno in cui Dio si specchia nell’uomo, perché l’uomo possa specchiarsi in Dio. L’umanità e la divinità diventano una cosa sola. Ricordarsene permette di guardare a se stessi e ai propri fratelli in un altro modo, con un altro rispetto, con un amore più autentico e più intenso. E permette di comprendere quanto straordinario sia il dono di Dio, che non solo si è specchiato nell’uomo, ma lo ha fatto nell’uomo più piccolo, più povero, più fragile, perché niente della nostra umanità fosse esclusa dal suo abbraccio che salva.

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