Farsi “piccoli” come bambini.

Pere Borrell del Caso "Sfuggendo alla critica" Madrid
Pere Borrell del Caso “Sfuggendo alla critica” MadridLa.

“Lo scrigno della memoria” è la rubrica che la nostra Antonietta tiene sul periodico della Chiesa di san Giulio in Barlassina. Ecco, di seguito, la perla di oggi.

ANTONIETTA PORRO
Tutte le volte in cui sento notizie che riguardano l’infanzia maltrattata, ferita, violata, sfruttata mi viene in mente, per contrasto, l’invito evangelico a ritornare come bambini per entrare nel regno dei Cieli. Quasi che i bambini avessero delle qualità che rappresentano la chiave per accedere all’umanità più vera, più piena, una chiave che, crescendo, rischiamo di perdere. Lo scrigno della memoria di ciascuno di noi è pieno di episodi che mostrano la bellezza, la limpidezza dell’infanzia. Ce ne sono alcuni, tuttavia, che mostrano con tutta evidenza come i piccoli siano, quasi per natura, persone autentiche, capaci di insegnare ciò che per noi sembra così difficile capire e soprattutto “dire” pubblicamente con tutta schiettezza. La piccola Caterina viveva con la sua famiglia accanto Continua a leggere

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Un’isola nell’Isola

È da poco passato il 27 gennaio, Giornata della Memoria.

Nel quartiere Isola, a Milano, vicina a dove lavoro, passo spesso alla Chiesa del Sacro Volto, che ho scoperto essere stata la parrocchia in cui visse e operò don Eugenio Bussa (che lì è anche sepolto). Una storia che merita di essere conosciuta: questo prete milanese fu nominato nel 1990 Giusto tra le Nazioni, per i tanti bambini ebrei, che provvide a nascondere tra il 1943-44 (organizzando una colonia di sfollamento per i figli dei bisognosi a Serina, in Val Brembana, nel bergamasco).

L’aiuto ai perseguitati politici, durante gli anni del fascismo, gli costò anche l’arresto; la liberazione venne per l’azione decisa degli abitanti del quartiere e l’intervento personale del Cardinal Schuster.

Fronteggiò i bombardamenti, gli sfollamenti, la fame, il distacco dai suoi ragazzi partiti per il fronte. Ma riuscì a tenere le ideologie fuori dall’Oratorio. Figura carismatica, tutta la sua vita fu spesa per i giovani che trovavano in lui il sacerdote, l’educatore, il maestro di vita, il papà.

“Sempre avanti, sempre sulla breccia e mai paura!”, il suo motto.

Un’isola nell’Isola, un esempio del tono ‘sommesso’ di Dio.

Mete più alte di quelle dei padri

Domani, 29 gennaio, la Chiesa ci ricorda la Festa della Famiglia.

Ecco uno spunto, che faccio mio e a cui vi invito, perché tutti siamo figli:

“L’amore e l’attaccamento alla propria casa sono encomiabili, ma non bisogna dimenticare che una famiglia ringiovanisce e acquista nuova grandezza solamente quando i figli tendono a mete più alte di quelle dei padri.”

(Hermann Hesse, Il giuoco delle perle di vetro, 1943)

PS. Il libro è un consiglio di lettura che arriva direttamente da Papa Benedetto XVI, nel volume Ultime conversazioni. Profeticamente Hesse vide la crisi dell’io contemporaneo.

Gruppo d’ascolto. Il granello di senape e il lievito.

750 grani di senape per 1 grammo di peso.
750 grani di senape per 1 grammo di peso.

31Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
33Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Mt 13, 31 – 33

COME POSSIAMO AIUTARCI?

  • Declino la mia fede nell’esercizio della carità umile, silenziosa, capace di presenza e di attenzione verso i piccoli (i poveri, i bambini, gli anziani…)?
  • So ringraziare il Signore per il bene sorprendente che vedo intorno a me e che ha Dio come autore?
  • Ho la coscienza di possedere una fede piccola, eppure preziosa per guardare Dio, all’esistenza e ai fratelli in modo differente e non solo secondo criteri mondani?

 

 

LO SPAZIO VITALE DELLA CHIESA

“Se Napoleone non fece cavare queste colonne non le può certo far cavare lei che, mi permetta, è assai meno importante di Napoleone”.

Poco prima alcuni uomini del comune hanno tentato di cominciare a scalzare col piccone uno dei colonnotti, su cui adesso sta tranquillamente seduto un parroco, anche se il sindaco l’ha imbrigliato dichiarando che se non si possono “ostacolare lavori di pubblica utilità decretati dal comune”.

Di quali colonne stanno discutendo animatamente Don Camillo e Peppone? Di quelle “piantate sul terreno della chiesa dal molto reverendo parroco Don Antonio Bruschini nel 1785”, “territorio” che “ nel 1796” “entrò a far parte della Repubblica Cispadana” e che, “difeso su tre lati da tozzi colonnotti di pietra, era considerato spazio vitale della chiesa”.

Ora la piazza si è riempita di gente e … “Questo è il sagrato e non si tocca”.

Nella premessa del racconto “i vecchi parroci hanno le ossa dure”, in “Don Camillo e i giovani d’oggi”, Guareschi definisce il sagrato come “spazio vitale della chiesa”; bello, vero?

Ora, mentre Voi pensate al sagrato della Vostra chiesa, colgo l’occasione per raccontarVi un fatto recentissimo accaduto nella città di Somma Lombardo, nella mattina del 17 gennaio.

Piazza Vittorio Veneto in fondo non è molto diversa da quella che Guareschi descriveva in quel brano: a un lato il comune, dall’altro la chiesa di Sant’Agnese, ed in mezzo il Sempione.

E in quella mattina il sagrato e la piazza si sono riempiti di gente. Sono arrivati il parroco, il sindaco ed altre cariche istituzionali; c’è lo sguardo attento della Polizia Locale, ci sono passanti curiosi, esponenti di associazioni e persone accorse apposta per l’evento: sono ritornate le campane!  Ancora pochi giorni e, dopo la benedizione del Cardinal Scola, il concerto e la festa patronale, le campane torneranno al loro posto.

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E’ uno spettacolo osservarle da vicino: riportano l’anno di produzione (il 1949), e sono splendide!

E in tutto questo scopri anche una signora visibilmente emozionata che individua la “sua” campana, quella che proprio lei aveva inaugurato. Bello, vero? Quanta gioia, ricordi ed emozione sul sagrato!

Guardi la chiesa, che festosamente ti invita “cantate con giubilo al Signore”, ed il campanile, e già pensi che quando tornerai a guardarle, quelle campane ti sproneranno a guardare al più alto dei cieli.

Non c’è niente da scoprire, in fondo: sul sagrato c’è la vita della Chiesa; c’è la vita della comunità, che lì si incontra e che in chiesa si trova per quello che è l’Incontro con la I maiuscola!

Poi però pensi alla signora, e ti viene in mente che, mentre raccontava quella inaugurazione di oltre sessant’anni fa,  dietro a lei ed alla “sua” campana, c’era uno sfondo: il municipio!

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E cogli che Peppone ha usato una parola importante, pensando al sagrato e dandogli una collocazione “pubblica”; noi vedevamo la chiesa e le campane .. ma c’è anche altro da guardare su un sagrato: ecco il suo segreto “vitale” !

La vera forza sta nel nostro sguardo, ricaricato dall’Incontro in chiesa ed aperto alla comunità ed alla città, per vedere ogni volta quanto c’è oltre il sagrato.

Stefano

E Voi cosa vedete dal “Vostro” sagrato?

Lavorare stanca…se manca un perché

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Saronno, lungo una strada

Un amico mi fa notare la scritta apparsa di recente sul muro di una nostra città. Dal ‘lavorare stanca’ di Pavese passiamo al rifiuto totale del fare qualcosa per cambiare le sorti dell’umanità.

Sintomatico di un disagio, quello di chi è sempre più ai margini della società di massa. Dal contadino fattosi operaio urbano con l’industrializzazione italiana degli anni ’60, al mercato dei voucher e ai giovani (e meno giovani) risospinti nei lavoretti mal pagati dei nostri tempi: sempre più difficile appare conciliare il mondo dell’industria 4.0 con quello della flessibilità, che il più delle volte è solo precarietà.

Se è cruciale incoraggiare le aziende innovative, che riescono ad essere competitive a livello mondiale, che sanno pensare a sistemi di welfare moderni per i loro dipendenti, non bisogna tuttavia dimenticare chi resta indietro e rischia di finire sempre più indietro.

Si comincia (o si ricomincia)… dal trovare un perché al fare, riscoprendo in sè una potenzialità di bene che ha significato in sè e che merita di essere sostenuta dalla speranza.

Quella che dobbiamo a noi stessi, prima che aspettarcela da chicchessia.