LO SPAZIO VITALE DELLA CHIESA

“Se Napoleone non fece cavare queste colonne non le può certo far cavare lei che, mi permetta, è assai meno importante di Napoleone”.

Poco prima alcuni uomini del comune hanno tentato di cominciare a scalzare col piccone uno dei colonnotti, su cui adesso sta tranquillamente seduto un parroco, anche se il sindaco l’ha imbrigliato dichiarando che se non si possono “ostacolare lavori di pubblica utilità decretati dal comune”.

Di quali colonne stanno discutendo animatamente Don Camillo e Peppone? Di quelle “piantate sul terreno della chiesa dal molto reverendo parroco Don Antonio Bruschini nel 1785”, “territorio” che “ nel 1796” “entrò a far parte della Repubblica Cispadana” e che, “difeso su tre lati da tozzi colonnotti di pietra, era considerato spazio vitale della chiesa”.

Ora la piazza si è riempita di gente e … “Questo è il sagrato e non si tocca”.

Nella premessa del racconto “i vecchi parroci hanno le ossa dure”, in “Don Camillo e i giovani d’oggi”, Guareschi definisce il sagrato come “spazio vitale della chiesa”; bello, vero?

Ora, mentre Voi pensate al sagrato della Vostra chiesa, colgo l’occasione per raccontarVi un fatto recentissimo accaduto nella città di Somma Lombardo, nella mattina del 17 gennaio.

Piazza Vittorio Veneto in fondo non è molto diversa da quella che Guareschi descriveva in quel brano: a un lato il comune, dall’altro la chiesa di Sant’Agnese, ed in mezzo il Sempione.

E in quella mattina il sagrato e la piazza si sono riempiti di gente. Sono arrivati il parroco, il sindaco ed altre cariche istituzionali; c’è lo sguardo attento della Polizia Locale, ci sono passanti curiosi, esponenti di associazioni e persone accorse apposta per l’evento: sono ritornate le campane!  Ancora pochi giorni e, dopo la benedizione del Cardinal Scola, il concerto e la festa patronale, le campane torneranno al loro posto.

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E’ uno spettacolo osservarle da vicino: riportano l’anno di produzione (il 1949), e sono splendide!

E in tutto questo scopri anche una signora visibilmente emozionata che individua la “sua” campana, quella che proprio lei aveva inaugurato. Bello, vero? Quanta gioia, ricordi ed emozione sul sagrato!

Guardi la chiesa, che festosamente ti invita “cantate con giubilo al Signore”, ed il campanile, e già pensi che quando tornerai a guardarle, quelle campane ti sproneranno a guardare al più alto dei cieli.

Non c’è niente da scoprire, in fondo: sul sagrato c’è la vita della Chiesa; c’è la vita della comunità, che lì si incontra e che in chiesa si trova per quello che è l’Incontro con la I maiuscola!

Poi però pensi alla signora, e ti viene in mente che, mentre raccontava quella inaugurazione di oltre sessant’anni fa,  dietro a lei ed alla “sua” campana, c’era uno sfondo: il municipio!

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E cogli che Peppone ha usato una parola importante, pensando al sagrato e dandogli una collocazione “pubblica”; noi vedevamo la chiesa e le campane .. ma c’è anche altro da guardare su un sagrato: ecco il suo segreto “vitale” !

La vera forza sta nel nostro sguardo, ricaricato dall’Incontro in chiesa ed aperto alla comunità ed alla città, per vedere ogni volta quanto c’è oltre il sagrato.

Stefano

E Voi cosa vedete dal “Vostro” sagrato?

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