Farsi “piccoli” come bambini.

Pere Borrell del Caso "Sfuggendo alla critica" Madrid
Pere Borrell del Caso “Sfuggendo alla critica” MadridLa.

“Lo scrigno della memoria” è la rubrica che la nostra Antonietta tiene sul periodico della Chiesa di san Giulio in Barlassina. Ecco, di seguito, la perla di oggi.

ANTONIETTA PORRO
Tutte le volte in cui sento notizie che riguardano l’infanzia maltrattata, ferita, violata, sfruttata mi viene in mente, per contrasto, l’invito evangelico a ritornare come bambini per entrare nel regno dei Cieli. Quasi che i bambini avessero delle qualità che rappresentano la chiave per accedere all’umanità più vera, più piena, una chiave che, crescendo, rischiamo di perdere. Lo scrigno della memoria di ciascuno di noi è pieno di episodi che mostrano la bellezza, la limpidezza dell’infanzia. Ce ne sono alcuni, tuttavia, che mostrano con tutta evidenza come i piccoli siano, quasi per natura, persone autentiche, capaci di insegnare ciò che per noi sembra così difficile capire e soprattutto “dire” pubblicamente con tutta schiettezza. La piccola Caterina viveva con la sua famiglia accanto ad una famiglia di fede ebraica. Caterina andava a scuola dalle suore, nonostante i suoi genitori fossero fondamentalmente laici: potere delle nonne, che qualche volta riescono a persuadere i loro figli a fare cose che a loro non sarebbero venute in mente… Un giorno, poco prima di Natale, i suoi familiari la sentono conversare così con la sua amichetta di religione ebraica:
(Caterina): «Sai che tra poco è Natale? A Natale nasce Gesù. Lui però non è solo un bambino, ma è anche Dio».
(L’amica): «Ma dài… Dio! Come fa ad essere Dio?».
(Caterina): «Sì, Dio! E poi, quando viene Pasqua, Lui muore in croce. Ma poi risorge!».
(L’amica): «Ma come “risorge”? Come fa a risorgere?».
(Caterina): «Certo: risorge! Te l’avevo detto, io, che è Dio!».
Questo episodio mi pare talmente bello da sembrare incredibile. Eppure è accaduto realmente, una quindicina d’anni fa, in una casa nel centro di Milano. Caterina è riuscita a esporre alla sua amica, con il massimo della semplicità ma anche della “correttezza” teologica, i Misteri principali della nostra fede: quello dell’Incarnazione e quello della Morte e della Resurrezione del Figlio di Dio. Abbiamo, noi, tanta consapevolezza e tanta certezza riguardo a ciò che costituisce il cuore della nostra fede? Il mistero di Gesù Uomo e Dio, vivo in mezzo a noi, è altrettanto “naturalmente” radicato nella nostra mente e nel nostro cuore da farcene parlare con tutta naturalezza, senza formalismi, con i nostri amici?
La mia amica Matilde – otto anni e personalità da vendere – stava, qualche settimana fa, nel negozio della nonna. Ci mettemmo a conversare (è bello conversare con i bambini, perché sai che sono veri, e le sole finzioni di cui sono capaci sono il frutto della loro fantasia e non dell’insincerità), come si fa tra adulti, perché con Matilde non si può far altro che dialogare sullo stesso piano. «Nella tua classe ci sono bambini stranieri?», le domando. Lei ci pensa qualche secondo e poi precisa, con sicurezza: «Ci sono diversi bambini che hanno i genitori stranieri». E comincia a raccontarmi di chi ha il papà marocchino, la mamma del Bangladesh e via dicendo. Matilde non ha compagni stranieri, cioè diversi da lei, ma compagni come lei, che hanno soltanto una storia familiare diversa dalla sua. È così semplice. Noi adulti invece ci facciamo un sacco di problemi, confondiamo la prudenza con la diffidenza, la riservatezza con il sospetto e l’esclusione.
I bambini ci danno continuamente dei punti, ci impartiscono senza volerlo delle lezioni. Basta sapersene accorgere e impareremmo da loro come guardare alla vita, al mondo, alla fede. Con gli occhi aperti alla realtà, come quelli dei bambini, senza paraocchi, vedremmo le cose come stanno.
C’è una parola, nel Vangelo, che fa pensare ai bambini (tanto che ci si potrebbe confondere) ma in realtà si riferisce agli adulti, consentendoci di capire che agli occhi di Gesù ci sono adulti che somigliano ai bambini, che hanno le stesse virtù. E’ la parola “piccoli” (nel greco dei Vangeli mikròi). “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me…” (Mc. 9, 42; Mt. 18, 6; cfr. Lc. 17, 2). “Chi darà da bere un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo…” (Mt. 10, 42). Ecco chi sono gli adulti “piccoli” del Vangelo, gli adulti che somigliano ai bambini: sono i discepoli di Gesù, coloro che credono in Lui. Per seguire Gesù bisogna farsi “piccoli”, semplici, disposti a guardare la realtà con gli occhi limpidi, capaci di un cuore aperto al mondo e una mente che sa stupirsi delle cose buone che Dio porta ogni giorno nella nostra esistenza. È questo il dono da chiedere a Lui, ogni giorno, per poter essere veramente felici.

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