Se i fatti contraddicono la teoria, tanto peggio per i fatti

In una dissertazione sull’orbita dei pianeti, Hegel sostenne in modo categorico che i pianeti del sistema solare erano sei e non potevano essere più di sei, per ragioni legate alla sua idea metafisica dell’universo.

Quando seppe che già parecchi anni prima un astronomo inglese aveva scoperto il settimo pianeta, cioè Urano, reagì seccato e disse una frase che è diventata famosa: “se i fatti contraddicono la teoria, tanto peggio per i fatti”.

PS. Lo capisco, povero Hegel. Quante volte cadiamo in inganno…!

T. Drazza.

en Permanence

” ‘Non preoccuparti’ è invito intimo. Rientra nel linguaggio del cuore.Solo poche persone possono tentare di dirlo.’ Non preoccuparti’ è assicurare una presenza,è saperci essere quando qualcuno non riesce più ad occuparsi di sè. ‘ Non preoccuparti’ non puoi dirlo se non puoi esserci e non puoi dirlo se non sei disposto a dare tutto te stesso. ‘ Non preoccuparti’ riguarda tutto il cuore,non solo alcuni frammenti. ”

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Al servizio di Dio.

Mosè Bianchi "Il ritorno dalla sagra" 1880
Mosè Bianchi “Il ritorno dalla sagra” 1880

Ormai è un appuntamento anche per il Betania’s. Si tratta della rubrica”Lo scrigno della memoria” che la nostra Antonietta tiene sul periodico parrocchiale di san Giulio in Barlassina. Ecco la perla di oggi.

ANTONIETTA PORRO

Qualche tempo fa don Sandro ci ha raccontato l’episodio del chierichetto che, il giorno della sua vestizione, gli ha confidato con fierezza: «Ho pensato che adesso posso servire Dio!». Don Sandro ha visto, in questa espressione istintiva e immediata, e forse non pienamente consapevole, il segno del fatto che il Signore si manifesta con la sua grandezza laddove meno ce lo attendiamo, come nelle parole di un bambino, richiamando, a chi sa lasciarsi sorprendere anche dagli avvenimenti meno eclatanti, la centralità della propria presenza viva e eloquente.
Certo questo episodio è particolare… E tuttavia, sentendolo raccontare, non ho potuto fare a meno di pensare che veramente i chierichetti sono persone speciali, hanno una marcia in più. Lo penso ogni volta che li vedo uscire in processione dalla sacrestia per salire all’altare, spesso (grazie a Dio!) in una folta schiera, così diversi per statura, per età e per esperienza, ma così simili tra loro nella consapevolezza di stare a compiere un gesto importante. Continua a leggere

Il desiderio spropositato.

il_duomo_florence_italy“Il cristiano è così certo di appartenere a un Popolo che viaggia nella Storia che il suo desiderio non ha la forma del di lui limite”.

Dal desiderio di Arnolfo di Cambio e da un libraio di Barcellona, oggettivamente incapaci di grandezze, ebbero origine nientemeno che la cupola DEL BRUNELLESCHI e la Sagrada DI GAUDI’.

Mi è chiara la possibilità, nella Chiesa, di desiderare e “costruire” in GRANDE. Mi è un poco più comprensibile come io mi sia permesso di “mettere al mondo” quattro figli senza perdere la speranza di “potercela fare”…

Rendo grazie al Signore!

Bellezza è Cristo.

bergoglioEcco il “gran finale”.

Qui la Carlotti si scatena.

Secondo me ci sta dicendo che il metodo per riconoscere la bellezza è il medesimo di quello per riconoscere Cristo:  “I ragazzi oggi più che mai, in un mondo che li destina alla noia perché hanno tutto tranne ciò che gli è essenziale per vivere, hanno bisogno di adulti che gli propongano la bellezza; l’alternativa son le regole. Se non c’è qualcuno nella cui vita è rintracciabile oggi la bellezza, tutta la bellezza di cui la nostra Italia è piena, sarebbe solo il bassorilievo stupendo sulla nostra tomba.”

Proviamo a sostituire bellezza con Cristo, oso affermare che calza!

Che ne dite?

L’ultima cosa che voglio dire è che papa Francesco ha recentemente pubblicato un libretto con un titolo che parafrasando Dostoevskij dice: “La bellezza educherà il mondo”. E allora voglio finire dicendo due cose: la prima è un racconto personale, io faccio l’insegnante, e avendo fatto una carriera “a rovescio”, cioè avendo cominciato a insegnare ai licei, poi son finita ai tecnici, perché appartengo a una categoria che si sposta, e facendo trasferimenti nello Stato ho cambiato scuole, e son passata dal liceo ai tecnici, fino a quando qualche anno fa sono finita in un professionale a Prato, a insegnare ai ragazzi delle periferie pratesi. In un professionale ci son ragazzi che sono abituati a una vita brutta, e tutti pensano di educarli a forza di sgridate e regole.

Mi ricordo che io rimasi colpitissima perché il preside mi aveva dato una classe terribile, come tutte, e io entrai a fare la prima lezione, e feci ascoltare Mozart: e nessuno fiatò, e alla fine tutti mi chiesero il CD per poterselo ascoltare il pomeriggio a casa. Il giorno dopo io ero a ricreazione, stavo parlando con un mio collega di lungo corso di quella scuola, arriva la mia classe di ritorno dalla lezione di educazione fisica, mi fanno capannello intorno, si avvicina il più disgraziato di questa classe e mi rende il CD che gli avevo dato il giorno prima, e mi dice: “Prof., l’ho ascoltato tutto: è bellissimo”. E gli si riempiono gli occhi di lacrime. Allora il mio collega incuriosito mi dice: “Ma di che cosa sta parlando?” e io dico “Sta parlando del Requiem di Mozart, che gli ho fatto ascoltare ieri”. Il mio collega davanti a tutti i miei alunni dice – è un collega che adesso è un mio grande amico, ma cominciò male – di fronte a questo ragazzo che aveva le lacrime agli occhi per il Requiem di Mozart, disse: “Mariella, perché dai le perle ai porci?” Io di rimando risposi: “Non le ho mica date a te”. Continua a leggere

Younger: una certa idea di successo

Parte stasera in TV una nuova serie Younger, dello stesso autore di Sex  and the City (e di Beverly Hills 90210, cara alla mia gioventù!).

Donne carine, in carriera, che si fingono anche più giovani, per vivere una seconda vita. Ancora una volta si celebra la vetta, il piedistallo, il successo di un’umanità sorridente, alla moda, bella, che vive come un fallimento il non conoscere le luci della ribalta. Un mondo dove il successo è dato dall’aver raggiunto l’obiettivo, conta la meta, non importa se ottenuta al di là del bene e del male; il successo arriva senza un cammino di applicazione, impegno, esercizio, studio.

Difficile allora trasmettere ai giovani l’umiltà, il concetto che l’essere umili è una forza e non una debolezza.

L’umiltà può essere in parte un’inclinazione naturale, ma si può anche educare e in questo caso può  ‘passare’ solo da una testimonianza.

Che chiama in causa tutti. E che dice di quanto siamo imperfetti, incompiuti, con tutte le nostre “insufficienze colpevoli”, avrebbe detto Pavese. Ma l’errore e la caduta fanno parte di una possibilità per arrivare più dritti alla meta.