L’ideologo e la madre.

Giuliano Guzzo

bendato

Chi è vittima di una tragedia, di solito, è temporaneamente privo della lucidità necessaria a formularne un giudizio equilibrato. Lucidità che invece non dovrebbe mancare a chi, estraneo

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2 pensieri su “L’ideologo e la madre.

  1. Ecco l’intera lettera che la mamma ha letto al Funerale:

    «La domanda che risuona dentro di noi e immagino dentro molti di voi è: perché è successo, perché a lui, perché adesso, perché in questo modo? Arrovellandoci sul perché, ci siamo resi conto che non facevamo altro che alimentare uno stato d’animo legato alla sua morte senza possibilità di una via d’uscita. Allora abbiamo capito che forse la domanda da porsi in questa situazione è piuttosto: come? Come trasformare questa perdita straziante in una nuova, seppur dolorosa, ripartenza?»

    «In ognuno di voi sono presenti dei talenti che vi rendono unici e irripetibili e avete il dovere di farli emergere. Là fuori, invece, c’è qualcuno che vuole soffocarvi, facendovi credere che è normale fumare una canna, normale farlo fino a sballarsi, normale andare sempre oltre. Diventate, piuttosto, i veri protagonisti della vostra vita e cercate la straordinarietà. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi, invece che mandarvi faccine su whatsapp. Straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza “sei bella” invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate di Ask. Straordinario è chiedere aiuto, proprio quando ci sembra che non ci sia via di uscita. Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo. A noi genitori, invece, il compito di capire che la sfida educativa non si vince da soli nell’intimità delle nostre famiglie, soprattutto quando questa diventa connivenza per difendere una facciata. Facciamo rete e aiutiamoci fra noi, non c’è vergogna se non nel silenzio. Uniamoci».

    «Le ultime parole sono per te, figlio mio. Perdonami per non essere stata capace di colmare quel vuoto che ti portavi dentro da lontano. Voglio immaginare che lassù ad accoglierti ci sia la tua prima mamma e come in una staffetta vi passiate il testimone affinché il tuo cuore possa essere colmato in un abbraccio che ti riempia per sempre il cuore. Fai buon viaggio piccolo mio»

    Grazie all’amico Alèudin per la ricerca.

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  2. MARINA CORRADI
    E tuttavia qualcosa manca. (ai nostri figli n.d.r.) Manca in modo sotterraneo ma drammatico, se per non pensarci e stare allegri bisogna inebetirsi, farsi, anche strafarsi. Che cosa manca? Quale profonda, dimenticata domanda di pienezza e di gioia soggiace in tante adolescenze che affondano nel nulla? La madre di Gio lo sapeva, che c’era quella domanda anche in suo figlio. E chissà quanto ha tentato, perché venisse via da quel nirvana ‘normale’ in cui lasciamo crescano in tanti. Che cosa può venire dalla tragedia della morte volontaria di un ragazzo di sedici anni? Forse almeno quell’«aiutamoci, solo il silenzio è vergogna». Forse almeno la coscienza che quel desiderio grande che abbiamo dentro non lo si insegna a parole, ma lo si contagia ai figli, agli alunni; solo se però prima lo riscopriamo, vivo, al fondo di noi.

    fonte Avvenire 17/02/2017

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