Younger: una certa idea di successo

Parte stasera in TV una nuova serie Younger, dello stesso autore di Sex  and the City (e di Beverly Hills 90210, cara alla mia gioventù!).

Donne carine, in carriera, che si fingono anche più giovani, per vivere una seconda vita. Ancora una volta si celebra la vetta, il piedistallo, il successo di un’umanità sorridente, alla moda, bella, che vive come un fallimento il non conoscere le luci della ribalta. Un mondo dove il successo è dato dall’aver raggiunto l’obiettivo, conta la meta, non importa se ottenuta al di là del bene e del male; il successo arriva senza un cammino di applicazione, impegno, esercizio, studio.

Difficile allora trasmettere ai giovani l’umiltà, il concetto che l’essere umili è una forza e non una debolezza.

L’umiltà può essere in parte un’inclinazione naturale, ma si può anche educare e in questo caso può  ‘passare’ solo da una testimonianza.

Che chiama in causa tutti. E che dice di quanto siamo imperfetti, incompiuti, con tutte le nostre “insufficienze colpevoli”, avrebbe detto Pavese. Ma l’errore e la caduta fanno parte di una possibilità per arrivare più dritti alla meta.

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