Padre degno

La vita mi ha sorpreso anche oggi.

È da poco passata la festa del papà e stamane un collega, che da tempo vive un rapporto difficile col figlio adolescente, mi dice che l’ha colpito una frase di Dostoevskij a tal punto che ha sentito il bisogno di ritagliarla dal giornale per tenersela con sè, così che “sai, ogni tanto me la vado a rileggere”.

Dice così: < Colui che genera un figlio non è ancora un padre, un padre è colui che genera un figlio e se ne rende degno>.

Che groviglio c’è dentro il cuore di quest’uomo? Cosa percepisce per sentire il bisogno di condividerlo così?

Perché i padri possono non sentirsi degni?

Cosa intendo io per degno? Forse va recuperato il senso della genitorialità.

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3 pensieri su “Padre degno

  1. Beh Dostoejvsky e’ un grande! Resta uno dei miei scrittori preferiti nella mia graduatoria …..Rendersi degno/a di aver generato un figlio….si e’ persone degne se nel na vissuto si coltiva quella verita’ e liberta’ dei figli di Dio…come? Se nel ns cuore c’è spazio all’Essenziale possiamo percepire ogni volta la gioia di essere persone vere e libere e quindi degne della grande missione di essere genitori…Gesu’ e’ l’essenziale …scegliamo di accoglierlo nel ns cuore! Buon cammino!

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    • Ricevo da Stefano e pubblico volentieri:

      Grazie, Paola.Il tuo commento m’ha fatto tornare alla mente una domenica di novembre 2015; l’avevo anche raccontata al bar: in un pomeriggio pensato per le famiglie: “Famiglie: energia per la vita; noi: energia per i figli”, ci avevano parlato di due genitori un po’ distratti: una famiglia compiva abitualmente lo stesso viaggio ogni anno per la festa di Pasqua,  ma quella volta, durante il ritorno, qualcosa non era andato nel verso giusto: i genitori, a viaggio già iniziato, si resero conto di aver perso il figlio dodicenne. E, quando lo trovarono (e lui neanche era partito), nemmeno compresero la motivazione che il figlio diede loro alla richiesta di spiegazioni posta dalla mamma. Vabbè, il fatto è un po’ vecchio…(duemila anni fa)… ma vuoi mettere? È proprio come dici, Paola: i genitori devono essere affidabili, non perfetti; e se nemmeno quei due genitori sono sempre stati perfetti…
      E potremmo parlare ancora di paternità, pensando al Vangelo, ad un padre e due fratelli…
      ma il tempo per conversare al bar è esaurito… è arrivato l’esperto della canzone del Betania’s, che s’è messo a cantare “Misericordes sicut Pater”. E chi lo ferma più?

      Stefano Vanoli

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