Sofferenza è non riconoscere il Signore.

Janrt Brooks-Gerloff “Emmaus” Aachen, Germania

Gesù, il compagno di viaggio che non riconosciamo

ERMES RONCHI

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». […]

La strada di Emmaus racconta di cammini di delusione, di sogni in cui avevano tanto investito e che hanno fatto naufragio. E di Dio, che ci incontra non in chiesa, ma nei luoghi della vita, nei volti, nei piccoli gesti quotidiani. I due discepoli hanno lasciato Gerusalemme: tutto finito, si chiude, si torna a casa. Ed ecco che un Altro si avvicina, uno sconosciuto che offre soltanto disponibilità all’ascolto e il tempo della compagnia lungo la stessa strada. Uno che non è presenza invadentedi risposte già pronte, ma uno che pone domande. Si comporta come chi è pronto a ricevere, non come chi è pieno di qualcosa da offrire, agisce come un povero che accetta la loro ospitalità. Gesù si avvicinò e camminava con loro. Cristo non comanda nessun passo, prende il mio.

Nulla di obbligato. Ogni camminare gli va. Purché uno cammini. Gli basta il passo del momento, il passo quotidiano. E rallenta il suo passo sulla misura del nostro, incerto e breve. Si fa viandante, pellegrino, fuggitivo, proprio come i due; senza distanza né superiorità li aiuta a elaborare, nel racconto di ciò che è accaduto, la loro tristezza e la loro speranza: Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino? Non hanno capito la croce, il Messia sconfitto, e lui riprende a spiegare: interpretando le Scritture, mostrava che il Cristo doveva patire. I due camminatori ascoltano e scoprono una verità immensa: c’è la mano di Dio posata là dove sembra impossibile, proprio là dove sembra assurdo, sulla croce. Così nascosta da sembrare assente, mentre sta tessendo il filo d’oro della tela del mondo. Forse, più la mano di Dio è nascosta più è potente. E il primo miracolo si compie già lungo la strada: non ci bruciava forse il cuore mentre ci spiegava le Scritture?

Trasmettere la fede non è consegnare nozioni di catechismo, ma accendere cuori, contagiare di calore e di passione. E dal cuore acceso dei due pellegrini escono parole che sono rimaste tra le più belle che sappiamo: resta con noi, Signore, perché si fa sera. Resta con noi quando la sera scende nel cuore, resta con noi alla fine della giornata, alla fine della vita. Resta con noi, e con quanti amiamo, nel tempo e nell’eternità. E lo riconobbero dal suo gesto inconfondibile, dallo spezzare il pane e darlo. E proprio in quel momento scompare. Il Vangelo dice letteralmente: divenne invisibile. Non se n’è andato altrove, è diventato invisibile, ma è ancora con loro. Scomparso alla vista, ma non assente. Anzi, in cammino con tutti quelli che sono in cammino, Parola che spiega, interpreta e nutre la vita. È sulla nostra stessa strada, «cielo che prepara oasi ai nomadi d’amore» (G. Ungaretti).

(Letture: Atti 2,14.22-33; Salmo 15; 1 Pietro 1,17-21; Luca 24,13-35)

fonte: Avvenire 27/4/2017

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2 pensieri su “Sofferenza è non riconoscere il Signore.

  1. Era stanco il passo, basso lo sguardo, di quei due uomini che si allontanavano da Gerusalemme dopo i fatti che avevano riguardato il loro Maestro. Tutto era crollato. Il silenzio avvolgeva i loro pensieri. Il freddo e lo sconforto impregnavano le loro ossa e i loro ricordi. Eppure, il sole li aveva svegliati all’alba, l’alba di un giorno che era diventato unico, speciale, e che stava ancora davanti a loro: e non se ne accorgevano, ancora. Quel sole li stava proprio avvolgendo, ascoltando e, impercettibilmente, stava tornando a riscaldare il loro cuore sgomento, deluso, tradito.
    Non sono pochi, anche nelle nostre giornate, i momenti che assomigliano più facilmente a un tramonto piuttosto che a una alba nuova. Poi, su quella strada che portava fuori da una Gerusalemme ostile, tutto si svela, tutto sembra tornare ad avere un senso, una luce propria. Lo sconosciuto che si è fatto compagno di strada li sta guardando dentro: li fa parlare; li avvolge di attenzione; li ascolta; cammina con loro. Poi, comincia a parlare, a mostrare loro la luce presente-nascosta nella loro delusione.
    “Speravamo”.
    Il loro cuore si riscalda. Torna a bruciare voglia di vivere. Qualcuno, quello sconosciuto che non sapeva cosa fosse accaduto nei giorni precedenti, si ferma, li guarda, li avvolge, li sostiene.
    Finalmente, anche i loro occhi si aprono. E vedono. E riconoscono. Ma lui è già andato. Ora sono i loro occhi a brillare. E a raccontare la gioia vissuta. Il loro sguardo diventa profondo, avvolgente, lucente. I loro passi veloci. I loro occhi raccontano.
    Basta uno sguardo vero, attento, profondo, penetrante, per assicurare protezione a un bambino, per dare sicurezza a un ragazzo, per dare luce a chi guarda alla sera della vita, a chi sente la vita scivolargli dalle mani come un veliero che veloce si muove verso un orizzonte sconosciuto. Tutto diventa possibile, quando ci si scopre custoditi negli occhi di un altro.
    “Guardami!”
    Guardami. Abbracciami. Portami dentro la tua vita: questo è il grido di chi ha conosciuto la paura, lo smarrimento, l’angoscia, l’ostilità, l’abbandono, la sconfitta.
    Questa, alla fine, è la nostra richiesta costante. Questo basta per vivere. Questo consente di andare, nella pace e nel silenzio, sino ai confini della realtà, fino a intraprendere voli insondabili, verso quella luce che nasce dentro, che si sente dentro, che avvolge, che sostiene. Basta uno sguardo…per poter vivere.

    LO SGUARDO E’ VITA
    di Fausto Corsetti

    Cari Amici,
    sono infinite le cose che possiamo vedere, ma sono poche quelle che riescono ad andare ad abitare le stanze del cuore .
    Con l’affetto di sempre.
    Fausto

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