Il Rosario “dentro” la vita.

paparosarioEcco un nuovo gioiello che la nostra Antonietta condivide con il Bar. Già custodito nel suo “Scrigno della Memoria” e pubblicato sul periodico della Parrocchia di San Giulio in Barlassina.

ANTONIETTA PORRO

La recita del Rosario, una devozione alla quale ci richiama in particolare l’imminente mese di maggio, era ben viva e presente nella vita quotidiana dei nostri nonni e bisnonni. Più volte mi sono sentita raccontare che, ottanta o più anni fa, nelle lunghe serate d’inverno, in tempi in cui le case erano scarsamente riscaldate, le famiglie contadine che vivevano nella medesima ‘corte’ usavano riunirsi nella stalla, approfittando non solo del calore indotto dalla presenza degli animali, ma anche della compagnia di donne e uomini che rappresentavano gli uni per gli altri una specie di famiglia allargata. In questi contesti si raccontavano storie, si ripetevano racconti, si rideva con poco… Si condivideva insomma tutto quel tempo che non poteva essere dedicato al lavoro dei campi o alle faccende domestiche. E in un dato momento della serata uno dei presenti ‘intonava’ il Rosario: uomini e donne, bambini e ragazzi, interrompevano i loro racconti per far spazio a quello che doveva essere qualcosa di più che un semplice rituale.
Mia madre poi mi raccontava che, negli anni della sua giovinezza, qualcosa di simile avveniva in un altro contesto. A quei tempi non era pensabile che, nell’educazione di una ragazza, mancasse un minimo avvio al ‘taglio e cucito’: una donna di casa doveva arrangiarsi a fare piccole riparazioni agli abiti o anche a confezionare qualche capo d’abbigliamento per sé o per i bambini. Così molte ragazze di Barlassina passavano qualche ora della loro giornata nel laboratorio di una sarta di professione, che per lo più coincideva con la grande cucina di una casa privata, magari la stessa nella quale, in un angolo apposito, il capofamiglia aveva il proprio ‘banco’ da falegname. In un contesto di questo genere accadeva che, in un momento del pomeriggio, la giovane sarta e la sua mamma invitassero le ragazze a recitare insieme il Rosario, che era ‘intonato’ dal papà, il quale lasciava il suo lavoro per unirsi alle donne nella preghiera.
Anche nei miei ricordi d’infanzia trova spazio qualcosa del genere. Il contesto è più ristretto di quelli precedentemente menzionati: si tratta di un ricordo legato alla mia famiglia, nella quale la sera, dopo cena, era uso recitare insieme il Rosario. Confesso che, da bambina e anche qualche anno più tardi, non vedevo tanto di buon occhio quel momento: l’idea di interrompere i giochi, o di spegnere la TV, non mi appariva particolarmente allettante… E quello che mi risultava più incomprensibile era il fatto che papà aggiungesse, alla fine della corona, una serie di preghiere, di Gloria o di Ave Maria, alle quali era legata un’intenzione o un’invocazione particolare, spesso per me del tutto astrusa. “Capisco che papà invochi i nostri santi protettori, ma … che c’entra S.Giorgio? E poi quelle Santa Capitanio e Santa Gerosa, chi saranno mai?”. Solo qualche anno più tardi scoprii che si era cominciato a invocare S. Giorgio da quando in parrocchia era arrivato don Giorgio, e che le Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa erano le fondatrici dell’ordine delle Suore di Maria Bambina, che operavano nella clinica nella quale io ero nata: l’intercessione delle due Sante era stata richiesta nel momento difficile della mia nascita ed ora la gratitudine spingeva la mia famiglia a ricordarle ogni giorno, dopo ‘quel’ giorno. Insomma, il Rosario – con le sue varie ‘appendici’ –aveva il sapore dei momenti speciali che la mia famiglia aveva vissuto e spingeva a ricordare, nella preghiera, tutte le persone care e importanti, come i sacerdoti.
Solo a distanza di tempo capisco quanto valessero quei momenti, quanto fossero importanti nella vita della mia famiglia, così come lo erano state in quella delle piccole comunità del paese, in anni passati. Il Rosario era una parte della vita e la vita entrava tutta in quella preghiera, facendo sì che il rapporto con la Vergine Madre fosse avvertito, con la massima naturalezza, come un legame costitutivo della vita quotidiana.  

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