L’economia…che ci cura? Il dono ci precede

Forse non riusciamo più a unire i puntini.

Chissà cosa penserebbe Steve Jobs dello stato attuale dell’economia, del cambio radicale di paradigma portato dalla digitalizzazione o della trasformazione delle modalità di lavoro introdotta dalla robotizzazione.

Il 15 maggio scorso a Milano, ultimo incontro dei Dialoghi di vita buona, promossi dalla Diocesi di Milano. A tema l’economia e la sua capacità di cura.

Comincia il professor Salvemini, di cui ho un ricordo affettuoso dai tempi dell’università. Mi colpisce, perché è proprio il solido economista a domandarsi e a domandare a tutti ‘Di chi è l’impresa?’.

Prosegue un altro professore, Martinelli, che richiama al ‘diritto di avere dei diritti’ ma soprattutto al ‘dovere di avere dei doveri’.

L’imprenditrice Marina Salomon racconta di un’esperienza, di una vita, dove ha capito che conta di più il mettersi a servizio che l’accumulare beni. Riccardo Bonacina vira sul terzo settore e introduce il concetto di fiducia che il dono e l’atto gratuito innescano.

Stato e mercato consumano fiducia, ma non riescono a ricrearla.

Chiude Scola cogliendo nel segno: il dono vale come atto economico perché ha capacità di risanamento, medica le ferite, ha lo sguardo aperto alla Comunità.

Gli ultimi articoli di questo blog riprendono il tema dell’aborto e tutto si tiene; la nostra vita non comincia forse con un dono? Se non altro, l’abbiamo ricevuta, non ce la siamo data.

Tutta la storia dell’uomo comincia con un Dono.

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