Spirito Santo, Gaber e la matematica.

Proponiamo per l’imminente festa della Pentecoste questa originale meditazione di don Giacomo Rossi sullo Spirito Santo. (Gv 1,29-34) Ci accompagna a cercare la nostra salvezza almeno fuori da noi. In particolare, evidentemente, in Gesù Cristo. Fino a sperimentare “il Battesimo dello Spirito”.

“Vorrei sottolineare solo un aspetto di questo Vangelo che trovo ricorrente anche nella mia vita: Giovanni vede la propria salvezza indicando qualcuno da seguire. Non indica sé stesso, non indica un modello di vita né confida nella forza di volontà dei singoli che possano sistemare i propri errori. La salvezza è qualcuno che si incontra fuori da sé. Non ci si salva facendo bene, ma riconoscendo qualcuno che ci sta davanti, che è fuori da noi. Come il dito di Grunewald (dito di Giovanni Battista, appunto. “Egli deve crescere, io, invece, diminuire”. n.d.r.) nella pala di Colmar: punta non verso sé stessi, ma punta a un uomo che ti sta di fronte (e che muore).

Accade spesso così nella mia vita: quando penso a sistemarla, in realtà, si incasina ancora di più! Più rifletto su di me, più può accadere di vedere ben poche cose di buono. Si può diventare tristi quando il dito punta su noi stessi. Di recente, mi è capitato che il peso di tante circostanze si facesse sentire. Poi (per dirne una) una mattina, bussa alla porta della classe un mio ex studente, un ragazzo senza padre e madre, senza famiglia, che ha girato le comunità ed ora, perché ha compiuto diciott’anni, è in strada… Passi un pomeriggio con lui, lo porti da una famiglia che lo ospita, ritorni a casa alla sera e pensi: 1) che ci sono famiglie che sono angeli (semplicemente) 2) che non ti importa nulla di tutto ciò che ti manca o di ciò che hai sbagliato o fatto giusto. Tutto l’importante della giornata è lì. Basta.
Ecco il dito puntato verso il “fuori da te“! Ecco il battesimo dello Spirito, cioè l’inizio di ciò che lo Spirito suscita dentro la storia di ciascuno. Esso soffia e va dove vuole, non sono incontri che sai o prevedi. Lo “Spirito” non sai da dove vanga o dove vada, dice Gesù a Nicodemo.

Mi viene in mente la teoria delle percentuali di un mio caro amico. Una volta, mi dice: “penso che la vita sia fatta di queste percentuali (più o meno): un venticinque percento è il tuo lavoro, un altro venticinque percento la tua ragazza o moglie, un altro venticinque la famiglia o gli amici o i figli, un altro venticinque magri gli interessi personali.” Beh, ovviamente le percentuali e i pesi possono cambiare, ma più o meno questo –dice– fa la vita. Ci ho pensato tanto a questa teoria, il punto è che le percentuali per me non tornano. Non conosco una vita che abbia tutte le percentuali perfette o “a posto”. Dunque, sarebbe una vita condannata. Ma, a ben pensarci, questo è un dito puntato solo verso noi stessi, a cercare la salvezza dentro gli equilibri della nostra esistenza, come uno che deve bilanciare degli ingredienti. Forse è una vita che ha paura di chi possa venire a scombussolare il tutto, del “battesimo dello Spirito” che improvvisamente ti fa fare spazio per quel ragazzo che azzera le tue percentuali… Dice Giovanni: la salvezza passa attraverso quelle persone che hanno scombussolato la tua vita, ovvero ti hanno fatto capire quanto poco importi realizzare te stesso… e che lo Spirito ti ha fatto incontrare senza che lo prevedessi.
Dobbiamo smettere di guardare a noi stessi, come fossimo allo specchio, analizzando lo schema dei nostri equilibri. E’ un conto che non tornerà mai! Come dice Gaber in una famosa canzone: sarebbe come risolvere un’equazione algebrica dove nei vari passaggi si commette magari un piccolo errorino, una cosa minuscola di distrazione, ma poi “ce lo portiamo dietro” e in essa vediamo uscire numeri tremendi e sgraziati…

La vita non è questa equazione che si vorrebbe perfetta. La salvezza non è fare le mosse giuste o i calcoli esatti. La salvezza è fuori da noi, spesso proprio ora e davanti ai nostri occhi, nelle vite che ci sono affianco o che bussano. Nella vita di Cristo che incontriamo certamente in tutti quei poveri che lo Spirito ci permette di incontrare.

G. Gaber, L’Equazione (prosa) – 1995/1996

(ascoltiamola QUI)

E quando fuori dalla tua finestra il cielo si fa più grigio.
E quando dentro ai tuoi pensieri si insinua un senso di amarezza.
E quando avverti una crescente mancanza di energia.
E quando ti senti profondamente solo… ecco, quello è il giorno dell’appuntamento con il bilancio della tua vita. Generalmente non è un bel giorno… e non tanto perché il cielo si fa un po’ più grigio… quanto perché tu, ti fai un po’ più schifo.
Dunque: il lavoro, be’ il lavoro non manca. Voglio dire, c’è anche chi ce l’ha. Ma in genere non gode. L’impegno sociale morale civile, mi viene da ridere. La salute finché uno ce l’ha non ci pensa. Non resta che l’amore, la sfera degli affetti dei sentimenti. Che forse dentro, é la cosa che conta di più. E poi quella almeno, ce la scegliamo da noi. Un disastro!
Ma se si fallisce sempre, ci sarà una ragione. Dov’è che si sbaglia? Eh? Colpa mia… colpa tua… no, io a quelle cose lì non ci credo. L’errore dev’essere prima. Non una cosa recente. Probabilmente da bambino, un errore che ha influenzato tutta la nostra vita affettiva. Chi lo sa? Forse, il famoso Edipo. Forse, mamma ce n’è una sola. Anche troppa. Oppure nonni, zii fratelli, insomma figure, fotografie dell’infanzia che rimangono dentro di noi per tutta la vita.
Sì, un errore innocente impercettibile, che poi col tempo si è ripetuto moltiplicato ingigantito, fino a diventare gravissimo, irreparabile.
Già, ma perché l’errore si ingigantisce? Dev’essere un po’ come quando a scuola, facevamo le equazioni algebriche. Cioè, tu fai uno sbaglietto una svista, un più o un meno, chi lo sa… E’ che poi te lo porti dietro, e nella riga sotto cominci già a vedere degli strani numeri. E dici, va be’ tanto poi si semplifica. E poi numeri sempre più brutti più grossi, sgraziati anche. Addirittura enormi, incontenibili, schifosi.
E alla fine: X = 472.827.324 / √87.225.035 + C
E ora prova un po’ a semplificare.
Non c’è niente da fare. La matematica deve avere una sua estetica: X = 2. Bello, la semplicità.
Forse, per fare bene un’equazione è sufficiente avere delle buone basi. Ma per fare una storia d’amore vera e duratura, è necessario essere capaci di scrostare quella vernice indelebile, con cui abbiamo dipinto i nostri sentimenti.”

fonte: Riscritture.com

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3 pensieri su “Spirito Santo, Gaber e la matematica.

  1. Lo Spirito santo doni a tutti la Sapienza che ci fa capire l’essenziale, ciò che conta veramente nella vita e dal tuo post vedo che sei sulla buona strada. Buona Pentecoste Maurizio a te, Silvia, a tutto il Betania’s bar

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  2. Dopo aver commentato mi sono resa conto che l’esperienza raccontata apparteneva a don Giacomo…..pensavo fosse tua…..comunque il fatto di averla postata indica che l’hai fatta tua.
    Scusami Maurì se i miei commenti forse non sono appropriati. L’età avanza e spesso faccio confusione.

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