Operai per la sua Messe.

Ecco il dono, da parte di Antonietta, di un’altra perla colta dal suo “Scrigno della Memoria”. Ricordiamo che sono testimonianze già pubblicate sul periodico della Parrocchia di San Giulio in Barlassina. Nel mese delle Ordinazioni oggi ci fa riflettere sulla missione dei sacerdoti.

ANTONIETTA PORRO

C’era da scommetterci che l’incontro con don Giorgio Marelli, lo scorso 10 maggio, in occasione della S. Messa in suffragio di Giuditta Pozzoli a 25 anni dalla scomparsa, avrebbe causato per me l’apertura dello scrigno della memoria: don Giorgio è stato per me il prete dell’adolescenza e della prima giovinezza, la guida spirituale mia e di tanti miei coetanei e coetanee, una presenza insostituibile nella maturazione personale di molti di noi.
Così lo scrigno si è aperto, anzi, scoperchiato in maniera attesa, ma sorprendentemente i ricordi che ne sono usciti hanno portato con sé non tanto la nostalgia per un tempo che non torna, quanto piuttosto la gratitudine per ciò che quel tempo è stato e un guardare avanti fatto di serenità e fiducia.
Don Giorgio è un uomo dello spirito: basta sentirne una omelia per rendersene conto. Eppure è stato capace di essere vicino alla nostra esuberanza giovanile, di corrispondere alle aspirazioni che allora ci muovevano.Non è mai successo che lo sentissimo lontano, o poco concreto: a domanda rispondeva, sempre, e la risposta era sulla stessa lunghezza d’onda della domanda. Sentirlo parlare, l’altra sera, me ne ha fatto intuire la ragione: l’intensità della sua spiritualità non lo allontana nemmeno di un millimetro dall’umanità concreta e cordiale, quella che porta a capire l’interlocutore, a mettersi nei suoi panni. Bastava sentire come parlava di Giuditta, bastava vedere come “incontrava” ciascuno di noi, al momento dei saluti. Per don Giorgio essere prete è stato ed è essere più vicino agli uomini, proprio in virtù della relazione profonda che vive con il Signore, e i ragazzi e gli adulti che lo hanno avvicinato hanno avvertito per suo tramite la vicinanza di Dio alla propria vita.
Ho ringraziato per questo dono, e ho ringraziato per tutti i preti che hanno saputo e sanno essere vicini all’umanità delle persone affidate alla loro cura pastorale. Ho anche pensato a quanto sia diventato faticoso oggi per un prete vivere questa dimensione nel concreto svolgersi del ministero: la penuria di vocazioni al sacerdozio ha fatto sì che troppo spesso i numerosi compiti affidati a ciascuno di loro li costringano a corse turbinose e a giornate concitate, rendendo complicata la costruzione di relazioni umane serene e profonde. Allora ho chiesto al Signore, non solo a parole, che mandi operai alla sua messe, perché agli operai sia consentito di vivere la propria vocazione in pienezza e perché a molti giovani sia permesso, come a me, di trovare sul proprio cammino una guida per la maturazione della propria umanità.
Durante la S. Messa che don Giorgio ha celebrato c’è stato un momento particolarmente suggestivo: è stato quando don Giorgio ha invitato mons. Gervasio Gestori, che aveva preso parte alla celebrazione in mezzo agli altri fedeli, a salire all’altare e a impartire con lui la benedizione. Mi sono commossa nel vedere, una accanto all’altra, quelle due figure di presbiteri, la cui storia li ha condotti a vivere in forme diverse la loro vocazione sacerdotale ma che hanno saputo essere, entrambi, così significativi per la loro gente, e anche per la gente di Barlassina. L’uno accanto all’altro, mentre impetravano la benedizione di Dio, e anche mentre chiedevano l’uno per l’altro un segno di plauso da parte dei fedeli, mi hanno mostrato, anche visivamente, che cosa sia la comunione nella Chiesa, che cosa sia la consapevolezza di un compito che il buon Dio ha affidato ai suoi pastori, non all’uno e all’altro distintamente, ma all’uno insieme con l’altro, perché siano, attraverso la loro unità, il segno visibile della presenza di Dio.
Ho ringraziato per questo dono, e ho ringraziato per tutte le volte – e non sono poche – in cui mi è stato dato di vedere l’unità della Chiesa espressa visibilmente attraverso la comunione dei suoi presbiteri. Ho anche pensato alle divisioni che talvolta lacerano la Chiesa e rendono meno limpida la testimonianza che essa è chiamata a dare a tutto il mondo. Allora ho chiesto al Signore, non solo a parole, che ci renda realmente una sola cosa, perché il mondo veda e creda.
In questi giorni la Chiesa ambrosiana riceve il dono dell’ordinazione di nuovi sacerdoti: non è un caso, forse, che la memoria sia stata sollecitata a pensare a quanto sia preziosa la loro presenza. Mentre ringraziamo per questo il buon Dio, chiediamogli dunque con insistenza di non far mancare sacerdoti santi, uomini di Dio e uomini di unità, giacché proprio ora la Chiesa e il mondo sembrano averne un particolare bisogno.

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