La rivoluzionaria mamma di Oliviero.

Sono stato dubbioso se condividere la seguente dedica a una mamma, per di più di qualità magistrale. Lo sono stato per via dell’autore: Oliviero Toscani. Il brano è tratto dal suo libro Non sono obiettivo (Feltrinelli, 2001).

Il mio dubbio è espresso bene da Bariom, il primo commentatore dell’articolo pubblicato sul blog di Costanza Miriano: “Uno sprazzo di luce in una mente che pare essersi richiusa nuovamente in una caligine di tenebre…
Speriamo per lui ne abbia uno definitivo e prima di morire. Il giudizio definitivo a Dio.” Nonostante questo sono tornato frequentemente sul “set” dello stravagante fotografo ad ammirare… l’istantanea.

E così, per salvare “capra e cavoli” ho chiesto aiuto al Manzoni che ha fatto amare da Federigo, con la tenerezza della Chiesa che impersonava, un Innominato, smascherato da Lucia, invitato a cercare nel profondo i motivi della propria “uggia”.

«Ieri mia madre mi ha detto: “Ho avuto un solo uomo, tuo padre”. All’improvviso si sono sgretolati anni e anni di liberazione sessuale, di convincimenti libertari, di mentalità radicale. Tutto quel che avevo creduto una conquista civile si è ridimensionato di fronte a quella semplice affermazione: “Ho avuto un solo uomo, tuo padre”. Sono stato messo di fronte alla debolezza di ciò che credevo essere la modernità, con la forza di chi afferma un principio antico, senza la consapevolezza di essere, lei sì, la vera rivoluzionaria. Mi sono domandato: sono più avanti io che ho vissuto e teorizzato il rifiuto del matrimonio, l’amore libero e i rapporti aperti o lei che per una vita intera è rimasta fedele ad un solo uomo?

Senza essere Gesù Cristo mi sono sentito il figlio di Dio e mia madre mi è apparsa come la Madonna: in modo naturale, come se fosse la più ovvia delle cose, lei ha impostato tutta la sua vita su concetti che oggi ci appaiono sorpassati, ridicoli: la felicità, l’onestà, il rispetto, l’amore. Mentre penso che non c’è mai stata in lei ombra di rivendicazioni nei confronti del potere maschile mi rendo conto che non esiste nessuno più autonomo di lei. Nessun senso di inferiorità l’ha mai sfiorata, perché le fondamenta della sua indipendenza erano state scavate nei terreni profondi della dirittura morale, della lealtà, della giustizia, dell’onore e non sulla superficie di ciò che si è abituati a considerare politicamente corretto. Il rispetto e la timidezza con cui guardava mio padre e l’educazione che mi ha dato a rispettarlo non avevano niente a che vedere con le rivendicazioni dei piatti da lavare.
Mia madre non si è mai sentita inferiore perché ci serviva in tavola un piatto cucinato per il piacere di accontentarci e di farci piacere; o perché lavava e stirava per farci uscire “sempre in ordine”. Sono consapevole che sto esaltando il silenzio e quella che le femministe hanno drasticamente definito sottomissione. Ma non posso fare a meno di interrogarmi sui veri e falsi traguardi dell’emancipazione, su ciò che appartiene ai convincimenti profondi e su ciò che non è altro che sterile battibecco. Nella ricerca dei valori che dovrebbero educarci a un’etica meno degradata di quella improntata al principio del così fan tutti, mia madre è un esempio di anticonformismo e di liberazione: lei è davvero affrancata dagli stereotipi e dai bisogni indotti della società massificata. Per conquistare obiettivi importanti e sicuramente oggi irrinunciabili siamo stati costretti ad abdicare alla nostra integrità. Noi abbiamo perso la “verginità”, non lei.»
 

QUI il post originale.

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2 pensieri su “La rivoluzionaria mamma di Oliviero.

  1. Cristiani semplicemente impegnati

    di Fausto Corsetti

    Siamo soliti pregare il Signore perché ci protegga e ci aiuti ad eliminare le cause che generano le molte povertà materiali, morali e spirituali delle quali la nostra società soffre. Una fede, tuttavia, che fosse solo celebrata in chiesa e poi non testimoniata fuori – nella famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella società, nella politica – non ci renderebbe credibili: per essere credenti credibili, non di nome ma di fatto, è necessario uscire e gridare il vangelo con la vita!
    Nel cuore dell’uomo è scritta da Dio creatore una legge universale che nessuno potrà mai cancellare. Su questa legge si basano i diritti fondamentali dell’uomo, quali il rispetto della vita, della persona umana, della libertà, della giustizia, della solidarietà e tanti altri.
    Chi vuole parlare onestamente di “bene comune” o di “educazione alla legalità” non può fare a meno di questo codice universale che tutti sentiamo essere come il bene dell’uomo. Qualsiasi altro interesse è viziato alla sua radice e non potrà mai essere chiamato “bene comune”.
    La legalità va assunta innanzitutto come rispetto della persona umana e condivisione fondamentale della convivenza. La legalità ha il suo peggior nemico nel relativismo che, nell’ambito della vita pratica di ogni giorno, sviluppa l’idea che sia lecito fare quello che pare e piace, secondo i propri istinti e propri desideri.
    Questa forma di pensiero egocentrico e asociale non può portare che alla costruzione di individualità distorte che hanno un solo esasperato desiderio: soddisfare se stesse, ignorando o calpestando i diritti altrui.
    Al credente spetta agire sia nella vita privata, sia in quella pubblica, tenendo sempre di vista i valori evangelici, quelli che, in ultima analisi, sottendono la morale cristiana.
    Quindi, prima di invocare i miracoli dal nostro Signore e dai Santi, occorre domandarci che cosa in più si possa fare per difendere la nostra società dallo sgretolamento dei valori civili e morali. Abbiamo tutti, credenti o non credenti, cattolici o di altre religioni, il dovere di operare per far sì che il malcostume della disonestà e dell’illegalità non diventi habitus con il quale non sia che lo sdegno o la rassegnazione. Il senso della legalità non è un valore che si improvvisa. Esso esige un lungo e costante processo educativo.
    Amare e difendere il proprio Paese vuol dunque dire preoccuparsi anche come crescono le giovani generazioni. Dobbiamo impedire l’affermarsi in loro di atteggiamenti incivili per la mancanza di guide e punti di riferimento credibili.

    Aiutiamoci, diamoci da fare che Dio ci aiuta…

    Amici carissimi, un abbraccio affettuoso a Voi tutti.

    Fausto

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