I confini ci attraversano. E i muri…?

Amo la fotografia e non potevo perdermi la mostra tutt’ora aperta a Milano di Franco Pagetti.

Il titolo mi incuriosiva: “Tutti i confini ci attraversano“.

È vero: nel nostro rapporto con la natura, gli artefatti umani e le persone siamo pieni di ‘confini’, visibili e non. I confini ci proteggono, in qualche modo segnano la nostra identità, i nostri valori.

Sono affezionata ai miei confini. Perché, come mi insegnavano a scuola, nelle ore di disegno, delimitano le cose e quindi definiscono la realtà.

Oggi, purtroppo, vanno di moda i muri. Una stima del Washington Post dice che tra il 1950 e il 2011 i muri sono aumentati in modo vertiginoso. Erano meno di 5 nel 1950, già diventati 15 nel 1990 e oltre 40 nel 2011.

Il muro è segno di una paura, quindi non è un ‘buon segno’.

In più, accresce anche l’angoscia di chi resta fuori.

Il Papa è forse il primo ad averlo capito: costruite ponti, ripete.

Ponti che servano a raggiungere l’altro.

Per i meno coraggiosi, si può almeno tentare di andare un po’ oltre sè, sarebbe già un successo, perché si prova a camminare, un passo dopo l’altro.

E vedere che cosa succede.

Un pensiero su “I confini ci attraversano. E i muri…?

  1. Grazie Silvia!
    Profonda riflessione. Viene in mente il muro innalzato per questioni razziali, per sbarrare la strada agli immigrati, ai poveri, a chi la pensi diversamente da noi politicamente e per questioni di credo. E’ relativamente facile lottare per l’abbattimento di questo tipo di barriera. Ci si può vantare della nostra emancipazione, e allora su: innalziamo delle pareti per isolare chi vuole emarginare…
    Sarebbe però più maturo ricercare in noi l’origine evidente del fenomeno che dilaga. Capita che si voglia segregare il vicino di casa meno colto, il compagno di classe che non esprime… classe, il collega che potrebbe essere concorrente, la sorella che ci somiglia così poco…
    Non è argomento di cui è facile parlare in un salotto, non sono chiacchiere da bar, come le chiamiamo al Betania’s, ma ti ringrazio ancora perché mi hai sollecitato l’esame di coscienza. Spero di ricordarmene ancora dopo aver postato questo commento.
    Maurizio

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