Cristiani semplicemente impegnati.

Ecco la nuova, e attesa, riflessione che il nostro Fausto Corsetti condivide con noi oggi. Ci sollecita “energicamente”  con amicizia a “farci sempre riconoscere”. Grazie della prossimità, Fausto! Pensiamo al Portico di Salomone: il Portico di Salomone, che circondava la spianata del tempio di Gerusalemme, diventerà un luogo familiare per i primi cristiani, che vi si raduneranno dopo l’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste, come raccontano gli Atti degli Apostoli. I cristiani continueranno a ritrovarsi nel luogo in cui il Maestro ha parlato delle ‘sue pecore’ che ascoltano la sua voce e non verranno strappate da lui nemmeno dalla persecuzione. Sotto ogni portico di Chiesa e di città, per tutte le strade del mondo, i cristiani vivono e si riuniscono, domandando la grazia di rimanere fedeli al Signore Gesù e di testimoniarlo al mondo.

Siamo soliti pregare il Signore perché ci protegga e ci aiuti ad eliminare le cause che generano le molte povertà materiali, morali e spirituali delle quali la nostra società soffre. Una fede, tuttavia, che fosse solo celebrata in chiesa e poi non testimoniata fuori – nella famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella società, nella politica – non ci renderebbe credibili: per essere credenti credibili, non di nome ma di fatto, è necessario uscire e gridare il Vangelo con la vita!

Nel cuore dell’uomo è scritta da Dio creatore una legge universale che nessuno potrà mai cancellare. Su questa legge si basano i  diritti fondamentali dell’uomo, quali il rispetto della vita, della persona umana, della libertà, della giustizia, della solidarietà e tanti altri.
Chi vuole parlare onestamente di “bene comune” o di “educazione alla legalità” non può fare a meno di questo codice universale che tutti sentiamo essere come il bene dell’uomo. Qualsiasi altro interesse è viziato alla sua radice e non potrà mai essere chiamato “bene comune”.
La legalità va assunta innanzitutto come rispetto della persona umana e condivisione fondamentale della convivenza. La legalità ha il suo peggior nemico nel relativismo che, nell’ambito della vita pratica di ogni giorno, sviluppa l’idea che sia lecito fare quello che pare e piace, secondo i propri istinti e propri desideri.
Questa forma di pensiero egocentrico e asociale non può portare che alla costruzione di individualità distorte che hanno un solo esasperato desiderio: soddisfare se stesse, ignorando o calpestando i diritti altrui.
Al credente spetta agire sia nella vita privata, sia in quella pubblica, tenendo sempre di vista i valori evangelici, quelli che, in ultima analisi, sottendono la morale cristiana.
Quindi, prima di invocare i miracoli dal nostro Signore e dai Santi, occorre domandarci che cosa in più si possa fare per difendere la nostra società dallo sgretolamento dei valori civili e morali. Abbiamo tutti, credenti o non credenti, cattolici o di altre religioni, il dovere di operare per far sì che il malcostume della disonestà e dell’illegalità non diventi habitus con il quale non sia che lo sdegno o la rassegnazione. Il senso della legalità non è un valore che si improvvisa. Esso esige un lungo e costante processo educativo.
Amare e difendere il proprio Paese vuol dunque dire preoccuparsi anche come crescono le giovani generazioni. Dobbiamo impedire l’affermarsi in loro di atteggiamenti incivili per la mancanza di guide e punti di riferimento credibili.

Aiutiamoci, diamoci da fare che Dio ci aiuta…

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