Profumo di Natale.


Ecco la nuova interessante riflessione del nostro FAUSTO CORSETTI. Oggi ci parla, con il calore di toni che conosciamo, del calore, appunto del Natale. Bellissimo che usi il simbolo naturale dell’albero di nespolo. “Che annuncia l’inverno e parla di primavera”. Fausto, ci ringrazi dell’accoglienza: ma siamo noi ad esserti debitori… A presto, buon tutto a Te e a chi ti è caro!

Abbracciato alla casa, furtivamente, il nespolo si vestiva di minuscoli fiori bianchi. Un profumo frizzante di legna che crepitava e scintillava nel buio del camino; dalla vecchia cucina dei nonni un aroma dolce di caffè, latte e anice avviluppava l’aria di quei giorni…
Profumi antichi di irripetibili sensazioni, sapore di casa e di cose fatte di poco o di nulla. E’ la magia del Natale di ieri, con quell’atmosfera di pace e serenità che si consumava sui banchi di una chiesa e al calore di un interno di famiglia, popolata di parenti e amici, straripante di bambini.
C’era una volta questo Natale. Tutto allora, per la gente, aveva un significato diverso, più profondo. Era la festa della famiglia: i piccoli e i grandi a gustare le buone semplici cose fatte in casa; i piccoli a giocare con i grandi e i grandi a giocare con i piccoli. Un Natale così è senza tempo, te lo porti dentro al di là del tempo: un dicembre che ti riempie per un anno, fino al dicembre successivo.

Oggi è un altro Natale, ridotto a semplice ricorrenza, da vivere intensamente, tutta da bruciare in un brandello limitato di tempo, fra un anno che se ne va e uno che arriva. Rispetto al Natale religioso, inizia con notevole anticipo, a Ottobre, e te ne accorgi dalla pubblicità, solerte osservatorio e segnatempo dei costumi della gente. Lo noti dalla petulanza con cui sono propagandati certi prodotti piuttosto che altri, dapprima con timidezza, poi con frequenza ossessiva, finché alla fine ogni cosa è chiamata col proprio nome: il Natale, e i singoli prodotti enfatizzati con specifico riferimento al Natale. E, a metà dicembre… esplode la frenesia dello spendere, la corsa agli acquisti.
Il Natale di oggi ha perso miseramente la sua inconfondibile identità: è sempre meno domestico, e sempre più pagano ed edonistico. E’ uscito di casa. I suoi riti, le sue liturgie va a celebrarli in esterni di famiglia, che hanno per scenografia le strade caotiche e luccicanti della città, lo sfarzo dei centri commerciali e le località di soggiorno vacanziero. Il Natale romantico dei gustosi prodotti fatti in casa è ormai soltanto un vago e lontano ricordo. Oggi è tutto “preconfezionato”: si deve solo prendere, pagare, aprire, dare, ricevere, gustare, indossare, buttare.
E’ cambiato il Natale perché è cambiato il paesaggio degli uomini. E’ la festa che più di ogni altra evidenzia gli scompensi, le contraddizioni, tutte le divisioni di questo nostro mondo: di là i potenti, i vacanzieri, i gaudenti, di qui – come scomodi dirimpettai – gli emarginati, i delusi, i senza nessuno, i disperati e quanti a volte chiedono soltanto il conforto di una parola, il cenno di uno sguardo di comprensione, un sorriso.
Ma, è proprio finito per sempre il Natale fatto di vicinanza, calore, umanità?
Difficile dare una risposta, ma sono fermamente convinto che molto dipenda da noi.
Quante volte diciamo a noi stessi ciò che davvero vorremmo fare, essere, diventare. Talora, timidamente, lo confidiamo con pudore e desiderio a persone care, ad amici, ai nostri più vicini compagni di strada.
Ma, poi, tutto sembra fermarsi lì… dimenticando che i profumi più intensi hanno radici profonde, non visibili, eppure vere, vitali. Basta solo ricordarselo, e credere che le cose che davvero si desiderano arrivano a germogliare, perché non ci si è stancati, di sera in sera, di giorno in giorno, di alimentarle con frammenti di vivo desiderio. Poi, pian piano, mettendo uno accanto all’altro quei mille frammenti, si arriva a scoprire con stupore che si è giunti al compimento: il profumo si espande d’intorno e gratuitamente rende felici anche altri cuori. Essenzialità, fortezza, determinazione sono i messaggi che consegna a quanti sono ancora capaci di annusare il fiore della vita, di gioire delle cose vere, semplici, autentiche.
Proprio come il nespolo.
Sfida e vince la rigidità del gelo con la fragilità dei suoi piccoli fiori, che diffondono solo profumo, un profumo intenso, come di mandorle e zucchero filato, attraente, capace di fermare e di inebriare di sorriso e voglia nuova di vivere, proprio quando tutto sembra fermo, immobile, irrigidito, morto.
Annuncia l’inverno. Parla di primavera.

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