4 pensieri su “Che cos’è quello?

  1. L’autunno mi fa pensare a quella che con parola pietosa si chiama la terza età. E’ la vecchiaia, ma è come se si avesse paura a chiamarla con il suo nome, quasi che la “vecchiaia” fosse una parola invereconda. Forse non il nome, ma la vecchiaia è invereconda. Mi chiedo spesso se questa sia la ragione della solitudine degli anziani.
    Sempre più frequentemente ascolto storie tremende: genitori, con numerosi figli, abbandonati.
    Nessuno che li vada a trovare, nessuno che si interessi di loro.
    Oppure figli che litigano per i turni di visita o per quelli di assistenza domiciliare.
    Figli che arrivano a farsi pagare l’assistenza. E autorevoli dirigenti e professionisti affermati che, appena passata la festa di saluto per il pensionamento, sono ignorati da tutti, non ricevono più telefonate, non sono più niente per nessuno. La loro casa, fino a ieri insufficiente a contenere le presenze quotidiane di “amici” e “clienti”, diventano improvvisamente silenziose, deserte e immense.
    Spesso ascolto anziani che ricordano i giorni dell’affetto, delle tenerezze, del calore delle feste: figli, nipoti, parenti, amici, tutti riuniti a stare insieme, a fare cose insieme; e i pomeriggi passati con la moglie (o con il marito), magari anche solo a passeggiare, a vedere vetrine. Ora, intorno, non c’è che durezza, assenza, fretta, sopportazione. Gli amici sono spariti.
    Credo che la cosa più triste della vecchiaia sia la solitudine o forse il senso dell’abbandono. Sì, l’abbandono ancora più della solitudine, perché l’abbandono è vissuto come una dolorosissima ingiustizia. Perché è vero che spesso gli anziani non sono divertenti, ma quasi sempre lo sono stati. Sono stati divertenti, importanti per qualcuno, o forse per tanti; sono stati attivi, dinamici, moderni, spiritosi; sono state querce dai rami sicuri, hanno amato, sono stati amati, desiderati, stimati. Ora hanno perso tutto questo, ma credevano di avere la garanzia degli affetti più cari e invece perdono anche questi.
    Ecco che cos’è l’abbandono. E’ sentirsi un vecchio cavallo a dondolo finito in soffitta. Ci sarà forse un ultimo sprazzo di affetto al funerale, qualche lacrima e un sospiro: “sì, era vecchio, è la ruota della vita!”
    La profonda ingiustizia consiste nel decretare la morte dei sentimenti prima della morte biologica.
    Chi pronuncia questa sentenza non sempre si rende conto del dramma che provoca. Talvolta ci sono anziani che passano la giornata a spiare se figli o nipoti – che magari abitano un piano di sopra o sotto della stessa casa – si affaccino al balcone o diano qualche segno di interesse. E poi chiudono malinconicamente la finestra della speranza.
    Qualche riflessione ancora.
    La prima è che presto, molto più presto, forse, di quanto crediamo, arriverà anche per noi l’ottobre della vita. E guai a noi se, assieme alla solitudine e all’abbandono, dovremo fare i conti con il rimorso di aver trascurato o addirittura abbandonato , a maggio, la gente di ottobre.
    Subito dopo, dovremmo esaminarci sulla nostra capacità di amare. Se amiamo solo ciò che è amabile, o solo quando è amabile, forse noi stessi, spesso, non avremmo diritto all’amore, specialmente “Lassù dove sempre e comunque Qualcuno ci ama”.
    E poi che cosa è “amabile”? Solo ciò che piace, che diverte, che arricchisce, che premia, che ricambia?
    Auguriamoci di imparare in tempo il valore della gratuità, di saper scoprire un tesoro nascosto anche in un volto di vecchio.

    Come giocattoli…relegati in soffitta.

    di Fausto Corsetti.

    A Voi, carissimi Amici, con tutto l’affetto.

    Fausto

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    • Quanto hai ragione caro Fausto. Hai toccato con profonda sensibilità il problema della vecchiaia. A volte con un pizzico di egoismo…..sono quasi felice di non aver avuto figli perché visto come alcuni figli trattano i genitori e come li fanno soffrire, mi sento preservata dalla sofferenza dell’ingratitudine. Io e mio marito siamo in quel periodo (72 io e 81 lui) cerchiamo di stare uniti e vicini ed aiutarci confidando sempre nall’aiuto di Dio.

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  2. Carissima Lucetta, carissimi Amici, ho perso mia madre da pochissimi mesi. Esserle sempre stato vicino resta la mia più grande soddisfazione di questa vita. Ho il cuore gonfio di dolore e soltanto alla Fede nel Signore affido i miei passi. Leggo negli occhi, nel sorriso, nelle mani di ogni anziano che incontro, lo sguardo, il sorriso, i gesti di colei che mi ha appena lasciato.
    Un profondo ringraziamento a Voi tutti, un abbraccio affettuoso, nel conforto, nella protezione, nell’aiuto del Signore.

    Fausto

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    • Fausto ti capisco!!!!! Ho perso mia madre il giorno di Natale del 2002 e pur essendo stata io sempre una creatura indipendente nelle decisioni della mia vita e vivendo lontana da lei perché sposata in un’altra città, per circa due anni dalla sua partenza per il cielo non riuscivo a pensarla, a parlare di lei senza piangere. Ho provato un senso di vuoto terribile, come se fossi stata privata di qualcosa che non riuscivo a spiegare. Mi sono sentita all’improvviso senza protezione (pur non essendo lei un punto di riferimento per me)….insomma ho provato sensazioni che non conoscevo ed ho superato con l’aiuto di Dio e con il tempo il distacco definitivo. Ti auguro che la tua “ferita” per il distacco si rimargini presto .

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