Serenità.

Un caro abbraccio a Voi tutti, con la serenità che viene da un amico comune. Fausto Corsetti accompagna così, oggi,  la riflessione che condivide con gli amici del Bar. E noi ricambiamo, stretto, il suo abbraccio.

“Sono abbastanza soddisfatto di quanto ho realizzato, ma vorrei un po’ di pace, mi accontenterei di essere sereno”. Chissà quante volte abbiamo ascoltato una frase del genere. E già: essere sereni…
Forse, sarebbe il caso di intenderci anzitutto sul significato della parola “serenità”.
Il vocabolario la definisce come “assenza di turbamento interpretabile come limpida armonia spirituale”. Suggestivo ma un po’ vago. Normalmente facciamo un altro uso di questa parola che adoperiamo sovente nelle espressioni augurali: “che la tua vita scorra serenamente”, “tanti giorni sereni”, eccetera. E intendiamo con ciò invocare per quella persona giornate e sentimenti vissuti nella quiete e nella consapevolezza. Non siamo soliti annettere alla serenità anche il dolore. E invece possiamo ritrovarci in una situazione di dispiacere ed essere ugualmente sereni. Non mi riferisco all’imperturbabilità orientale, ma alla grandezza di un cuore che ha compreso la lezione dell’esistere in modo profondo.

Ci sono tante occasioni di felicità: nei contatti di amicizia, nella contemplazione del bello, nella comunicazione improvvisa e a livello profondo che si instaura con una persona sconosciuta sino a poco prima, nella lettura di un testo capace di trasmetterci emozioni e suggestioni, quando ci viene tributato il riconoscimento per un lavoro ben fatto o la gratitudine per un gesto d’amore. E ci sono tante occasioni di sofferenza. Non le elenco neppure. Il segreto della serenità è comprendere che entrambe, la gioia e la sofferenza, appartengono alla dinamica della vita e che accettarle come parte essenziale di essa, senza ribellione e anche senza un cupo senso di rassegnazione, ci aiuta a sostenere le prove senza rimanerne sopraffatti, anzi mantenendoci alla guida e ricavandone un insegnamento. Possibili obiezioni: ma chi mai si ribella alla felicità o come sopportare il dolore senza rassegnazione?
Ci ribelliamo alla felicità quando non ci adagiamo serenamente in essa, e mentre la proviamo già ci chiediamo: “Quanto durerà?”. E anche se cerchiamo di accaparrarcene più di quanto ce ne spetta: a quel punto è già diventato piacere del possesso. Una persona serena sa perfettamente che la felicità è un diritto, ma che essa ha i suoi tempi e le sue apparizioni. Non la insegue forsennatamente, ma la accoglie senza dubbi quando arriva.
E così è per il dolore. Rassegnarsi è piegare passivamente la testa: accettarlo serenamente è comprenderne il valore, il lievito di maturazione che contiene.
A voler essere sereni richiede una forza sovraumana e il recupero di quel sentimento straordinario dell’”incoscienza” infantile, della capacità di meravigliarsi delle cose del mondo, specialmente delle più semplici. Che cosa potrà aiutarci?
Dovremo cercare di non lasciarci catturare dalle passioni negative. Come lo scetticismo che mette in dubbio la felicità, mentre la stiamo vivendo. Come la disperazione, sempre in agguato quando siamo nel dolore.
Infine essere tenaci nella speranza. La speranza spiana la strada alla serenità, è la sua guida. E una persona serena ha occhi attenti e orecchie pronte a cogliere ogni più piccolo segnale che alimenti la Speranza.

2 pensieri su “Serenità.

  1. Grazie Fausto. Ho cercato di esaminarmi per capire se ho compreso la lezione dell’esistere in modo profondo. Ci sto lavorando da tempo…..ogni giorno mi ripeto ciò che hai detto…..

    “la gioia e la sofferenza, appartengono alla dinamica della vita e che accettarle come parte essenziale di essa, senza ribellione e anche senza un cupo senso di rassegnazione, aiuta a sostenere le prove senza rimanerne sopraffatti,” ……

    ma sto sperimentando che ci vuole tutta la vita per arrivare a questo equilibrio. Lo desidero ardentemente più di ogni altra cosa ed a volte il Signore permette che nel mio cuore ci sia una certa serenità, altre volte invece si fa strada la paura, il dubbio che cerco di allontanare come fossero tentazioni. Comunque sia grazie a te e Maurizio per questo post che fa meditare.

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    • Carissima Lucetta,

      leggerti è specchiare la mia anima. Le tue riflessioni sono espressione della nostra immensa fragilità. Qualsiasi frase possa scrivere non aggiungerebbe nulla, mi sento solo di fare una citazione che amo molto di San Paolo, che credo possa completare il discorso: “quando sono debole, è allora che sono forte”. Nel riconoscerci le nostre fragilità e nel guardarle con tenerezza diventiamo improvvisamente forti e non abbiamo più paura….

      Con affetto.

      Fausto

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