Mons. Delpini: Elogio degli onesti.

Il Discorso alla città per la festa di sant’Ambrogio è comprensibile a tutti dalla prima all’ultima sillaba. Pare poco?

3 pensieri su “Mons. Delpini: Elogio degli onesti.

  1. Grazie Gemma!

    Per un’arte del buon vicinato.

    Se le istituzioni, ai vari livelli, devono svolgere il proprio compito («propiziare le condizioni»), come detto, l’alleanza del buon vicinato riguarda ogni singola persona, «è frutto di un’arte paziente e tenace, quotidiana e creativa. La parola di Gesù, che invita i suoi discepoli a farsi protagonisti dell’edificazione della fraternità oltre la carne e il sangue, indica un percorso che affascina e impegna tutti gli uomini e le donne di buona volontà: “Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?” (Mt 5,47)». Non si tratta di fare i “supereroi”: «Questo straordinario di cui parla Gesù non è però il gesto eroico praticabile solo da qualche essere superiore. Si tratta piuttosto del gesto minimo, dell’attenzione intelligente, della vigilanza semplice che riconosce, per così dire istintivamente, il bene possibile e lo compie con la naturalezza dei semplici e dei forti».

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    • Ho vissuto parte dell’infanzia e tutta l’adolescenza con i problemi economici legati al pensionamento di mio padre, con annesse condizioni precarie di salute del medesimo.
      In casa mia le cene al ristorante non sono mai esistite, lo spreco del cibo neppure, il consumo disinvolto di energia elettrica meno che mai, il cinema appena qualche volta; non c’erano calcio, palestra, danza (ballavamo da soli e giocavamo a calcio in mezzo alla strada, la musica sì, d’estate, nella banda del paese).
      Oggi il contesto è cambiato, è diverso, più rilassato…
      Ma, quanta insofferenza, quanta insoddisfazione affiorano sul volto delle persone che durante il giorno incrociano i nostri passi.
      Sì, il volto delle persone: mi ha molto colpito, una decina d’anni fa, un filmato d’epoca, proposto da una serie tv che raccontava la Liberazione. Scorrevano le immagini di una folla di donne, il volto di alcune donne che, in una città della Toscana, elemosinavano dai soldati americani qualcosa da mangiare. E quelle poverette non cercavano calze di nylon o cioccolata o caffè, ma pane.
      Da allora sono passati più di settant’anni, un arco di tempo lungo, ma tutto riassumibile entro la vita di una generazione. In questo periodo l’elettricità è arrivata ovunque, l’acqua calda è entrata nelle case e così pure i servizi igienici, la tv, il telefono, il riscaldamento… fino a internet, alla tv satellitare, al digitale terrestre…
      Banalità? No, almeno per me: farne memoria mi aiuta a filtrare i dati – e anche le preoccupazioni – dell’oggi.
      Sia chiaro: sono il primo ad apprezzare il benessere che lo sviluppo del dopoguerra ha prodotto, e le comodità che lo hanno accompagnato, ma credo che vada mantenuto il senso delle proporzioni.
      La sobrietà resta ancora oggi una buona regola di vita, una disciplina che aiuta a vivere con libertà la prosperità, a misurare con realismo le esigenze effettive e ad affrontare le ristrettezze senza cedere alla depressione.
      Di diverso, rispetto a quel passato – e anche a tempi più recenti – c’è però il venir meno della fiducia nel futuro. Negli anni della ricostruzione, ma anche nei decenni più recenti, si riteneva che il futuro sarebbe stato comunque migliore.
      Ora questa fiducia è venuta meno in moltissime persone, e ciò influenza negativamente anche la valutazione del presente, per cui l’area del disagio è più ampia di quanto i dati obiettivi – peraltro preoccupanti – non documentino.
      Se si crede di andare verso il peggio, già l’oggi è incrinato.
      A proposito di incrinature, non so se sia vero, ma si dice che Denver, in Colorado, si stia avvicinando un po’ alla volta a San Francisco in California: un centimetro ogni cinque anni.
      A volte avvengono violenti terremoti perché si crei uno spostamento geografico, ma più spesso pare che i cambiamenti avvengano adagio.
      E’ vero, è in questo modo che la realtà cambia: non certo all’improvviso, ma passo dopo passo, non con un semplice battito di mani, ma attraverso le scelte che facciamo.
      Spesso crediamo che siano le imprese rivoluzionarie a creare i grandi sconvolgimenti, invece altrettanto spesso il grande gesto, l’atto coraggioso non si improvvisa, ma è coltivato lentamente da una serie di piccole decisioni quotidiane che plasmano i nostri giorni…
      Ognuno di noi sa e può trovare quelle mille piccole e impercettibili cose che non solo costruiscono le sue giornate e possono dare la tonalità della gioia o della tristezza, della passione o dell’indifferenza ma, soprattutto, inducono a valutare con obiettività i problemi che ci affliggono.
      E’ importante che facciamo sempre quello che riteniamo giusto, costantemente, perché solo così cambieremo il mondo, magari solo un centimetro ogni cinque anni, ma inesorabilmente.
      Prima di tutto cambieremo noi stessi, la nostra vita, il nostro spirito.
      E’ vero infatti che spesso non possiamo avere il controllo su tutto ciò che ci capita, ma possiamo sempre decidere “di non farci tenere al guinzaglio dalle emozioni più negative”; possiamo sempre decidere che gesto compiere, che pensiero avere, cosa leggere, cosa guardare, cosa e, soprattutto, chi ascoltare.

      Ricordiamo sempre a noi stessi: “Anche nelle piccole cose fa quello che è giusto, perché l’anima raramente si vende in un’unica grande asta, piuttosto si smercia in migliaia di piccoli affari, un po’ alla volta…”

      LA RIVOLTA DEI SEMPLICI

      La mia testimonianza, nella viva, calda speranza di un mondo migliore…

      Fausto

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