Catechesi d’Avvento: Dio

unnamedcatechesiavvento2017Carissimi,

qui di seguito trovate il testo della Catechesi di Avvento tenuta ieri nella Parrocchia Ss. Pietro e Paolo di Saronno e animata dal gruppo “storico” del Betania’s Bar.

Lasciandoci guidare e ispirare dal Catechismo della Chiesa Cattolica, abbiamo lavorato sulle tre lettere che da millenni scuotono il cuore di noi creature: Dio.

Attraverso il metodo dell’Officina di espressione, caro all’associazione Bombacarta, evitando le trappole di un inutile “fare accademia”, abbiamo messo in dialogo tra loro testi e brani musicali.

A noi il risultato piace molto. E ve lo proponiamo, sperando di ricevere numerosi riscontri.

Un grazie speciale a Silvia e Norma, Stefano e Maurizio, Giordano e l’impareggiabile Giannino che con il “coretto” della parrocchia Regina Pacis ha regalato bellezza alla parte musicale.

  1. CHI SEI?

“Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa.”

(Catechismo della Chiesa Cattolica – CCC n.27)

 

“Uno sconosciuto è mio amico,

uno che io non conosco,

uno sconosciuto lontano lontano.

Per lui il mio cuore è pieno di nostalgia.

Perché Egli non è presso di me.

Perché Egli forse non esiste affatto?

Chi sei tu che colmi il mio cuore della tua assenza ?

Che colmi tutta la terra della tua assenza ?”              (Par Lagerkvist)

 

Quanto è tormentato il cuore dell’uomo. Un desiderio innato lo abita. L’uomo percepisce se stesso come mancante di qualcosa. Ma cosa?

 

“Datemi la verità, invece che amore, danaro o fama. Sedetti a una tavola imbandita di cibo ricco, vino abbondante e servi ossequiosi, ma alla quale mancavano la sincerità e la verità; partii affamato da quel desco inospitale. L’ospitalità era fredda come i gelati.”   (H.D. Thoreau, “Walden ovvero Vita nei boschi “)

 

“Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: “Sei tu il re dei Giudei?”. Gesù rispose: “Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?”. Pilato disse: “Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?”. Rispose Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù”. Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. Gli dice Pilato: “Che cos’è la verità?”. (Gv 18, 33-38)

 

La domanda di Pilato rimane in sospeso.  Semplicemente perché è mal posta.

Non si tratta di chiedersi “Cosa è la Verità”, bensì “Chi è la Verità”.

Il  Cristianesimo ribalta le prospettive. Il punto non è “cosa manca”, ma “Chi” manca.

LA VERITA’ E’ UNA PERSONA. Gesù, il Cristo. Ciò a cui aneliamo con tanto desiderio è, semplicemente, un incontro. Che a volte può anche assumere i tratti dello scontro.

 

 “Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. Quello disse: “Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora”. Giacobbe rispose: “Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!”. Gli domandò: “Come ti chiami?”. Rispose: “Giacobbe”. Riprese: “Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!”. Giacobbe allora gli chiese: “Svelami il tuo nome”. Gli rispose: “Perché mi chiedi il nome?”. E qui lo benedisse.” (Gn 32, 25-30)

 

“T’ho amato con pietà

con furia T’ho adorato.

T’ho violato, sconciato,

bestemmiato.

Tutto puoi dire di me

tranne che T’ho evitato.”    (Giovanni Testori, “Nel Tuo Sangue”)

 

Padre, posso incontrarmi o scontrarmi con te. Posso correrti incontro o fuggire, cercarti o nascondermi.  Perfino fingere di dimenticarmi di te. Di una cosa ti ringrazio: di avermi rivelato il tuo nome. Io so chi sei.

 

Canto Io vedo la tua luce (Symbolum 79)

Tu sei prima d’ogni cosa, prima d’ogni tempo,
d’ogni mio pensiero: prima della vita.
Una voce udimmo che gridava nel deserto
preparate la venuta del Signore.
Tu sei la Parola eterna della quale vivo
che mi pronunciò soltanto per amore.
E ti abbiamo udito predicare sulle strade
della nostra incomprensione senza fine.

 

Io ora so chi sei/ io sento la tua voce
io vedo la tua luce /io so che tu sei qui.

E sulla tua parola/io credo nell’amore
io vivo nella pace/io so che tornerai.

 

Tu sei l’apparire dell’immensa tenerezza
di un Amore che nessuno ha visto mai.
Ci fu dato il lieto annuncio della tua venuta
noi abbiamo visto un uomo come noi.
Tu sei verità che non tramonta,
sei la vita che non muore,
sei la via di un mondo nuovo.
E ti abbiamo visto stabilire la tua tenda
tra la nostra indifferenza d’ogni giorno.


  1. DOVE SEI?

 “Creato a immagine di Dio, chiamato a conoscere e ad amare Dio, l’uomo che cerca Dio scopre alcune “vie” per arrivare alla conoscenza di Dio. Vengono anche chiamate “prove dell’esistenza di Dio”, non nel senso delle prove ricercate nel campo delle scienze naturali, ma nel senso di “argomenti convergenti e convincenti” che permettono di raggiungere vere certezze. Queste “vie” per avvicinarsi a Dio hanno come punto di partenza la creazione: il mondo materiale e la persona umana.   (CCC 31 -32)

 

Padre mio, dove sei?

Un piccolo paese delle Marche. Il verde sinuoso delle colline anticipa l’azzurro profondo del mare. Gli occhi spaziano. Il cuore vacilla, incapace di contenere tanta immensa bellezza. Il mistero dell’infinito e dell’eterno “sovviene”, familiare e alieno insieme. Santo. E l’animo si spaura.

 

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce

Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s’annega il pensier mio:

E il naufragar m’è dolce in questo mare.          (Giacomo Leopardi, L’infinito)

 

Deserto del Sinai. Il sole cuoce le rocce e secca l’aria e la gola di sfortunati cercatori di Dio. Dove sei padre?

(1Re 19, 11-13)  “In quel tempo, il Signore disse a Elia: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.”

 

Una città in riva al mare. Un teatro e un gruppo di giovani. Dove sei padre?

 

ascolto di “PADRE NOSTRO”, Onde Radio Ovest

Quando sei venuto giù questo mondo non capì,

ti coprirono di spine In un lontano venerdì.
Molti risero di te e di chi ti accompagnò

Ma il potere di ogni Re La tua parola cancellò
Tra l’amore e la pietà Questa certa verità
È rimasta dentro l’anima con noi. Ora guardaci se puoi. E ricordati di noi .
Dove sei stanotte tu Se la gente adesso va
In un mare non più blu Per elemosine in città
Dove sei adesso tu Se nel buio di una via
C’è chi vende e c’è chi compra il niente che ti porta via
Devi dirci dove sei Perché vivere vorrei Quanto male si è fermato adesso qui
Dove sei finito? Mentre qui combattono. Mentre tutti scappano.

Mentre qui calpestano la dignità degli uomini Tu dicci come vivere
Dove sei stanotte che queste lunghe malattie han lasciato cicatrici
grandi come quelle tue. Dove sei ritorna qui perché il debole non sia una vittima lasciata sola
al freddo per la via.

Devi dirci dove sei perché dirtelo vorrei

che la vita non è facile per noi, come siamo soli.
Mentre qui combattono. Mentre tutti scappano. Mentre qui calpestano la dignità degli uomini.
Tu dicci cosa scegliere. Dove sei stanotte … io ti cercherò

dove sei se non ci sei io non ci sto. Dove sei adesso tu.
Dove sei stanotte tu. Dove sei che questa luce adesso non ritorna più.
Devi dirci dove sei perché vivere vorrei e la vita non è facile per noi.
Siamo tutti soli. Mentre qui combattono. Mentre tutti scappano. Mentre qui calpestano
la dignità degli uomini … dove sei adesso tu … dove sei stanotte tu …

dove sei che questa luce deve accendere e non spegnere mai più
dove sei adesso tu..

 

Dove sei? Dove sei? La domanda non è scontata. Anzi, è pericolosa. Mi obbliga ad abbandonare la mia quiete. A partire per cercare. Ad andare per vedere.

 

Lettura insieme: “Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?”. Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.”(Gv 1, 35-39)

 

  1. COME SEI?

Sì cominciò Beatrice questo canto;

e sì com’uom che suo parlar non spezza,

continuò così ’l processo santo:

“Lo maggior don che Dio per sua larghezza

fesse creando, e a la sua bontate

più conformato, e quel ch’e’ più apprezza,

fu de la volontà la libertate;

di che le creature intelligenti,

e tutte e sole, fuoro e son dotate.”

(Divina Commedia, Paradiso, canto V, Dante Alighieri)

 

Mio Dio, ti conosciuto e cercato. Ti sei rivelato a me come Padre. E di un amore paterno mi ami.

Mi hai fatto intelligente e libero. Questo sei: amore che lascia liberi.

 

“Dio dà agli uomini anche il potere di partecipare liberamente alla sua Provvidenza, affidando loro la responsabilità di “soggiogare” la terra e di dominarla [Gen 1,26-28 ]. (CCC 307)

 

“La libertà è il potere, radicato nella ragione e nella volontà, di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stessi azioni deliberate. Grazie al libero arbitrio ciascuno dispone di sé. La libertà è nell’uomo una forza di crescita e di maturazione nella verità e nella bontà. La libertà raggiunge la sua perfezione quando è ordinata a Dio, nostra beatitudine. 

Finché non si è definitivamente fissata nel suo bene ultimo che è Dio, la libertà implica la possibilità di scegliere tra il bene e il male, e conseguentemente quella di avanzare nel cammino di perfezione oppure di venir meno e di peccare. Essa contraddistingue gli atti propriamente umani. Diventa sorgente di lode o di biasimo, di merito o di demerito.   (CCC 1731-1732)

 

Come usare questa libertà? Scegliere ogni minuto tra bene e male. Tra me e ciò che non è me.

Tra Te e ciò che non è Te.

 

Lettura insieme: “Disse allora Gesù ai Dodici: “Volete andarvene anche voi?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.” (Gv 6, 67-69)

 

“Ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te. Che io ti cerchi, Signore, invocandoti e ti invochi credendoti. […]

Cosa sei per me? Abbi misericordia, affinché io parli. […]  Oh, dimmi per la tua misericordia, Signore Dio mio, cosa sei per me. Di’ all’anima mia: «La salvezza tua io sono!».”     (S.Agostino, “Le confessioni”)

 

Canto Come è grande la tua bontà

Come è grande la tua bontà,
che conservi per chi ti teme.
E fai grandi cose per chi ha rifugio in Te;
e fai grandi cose per chi ama solo Te.

Come un vento silenzioso
ci hai raccolto dai monti e dal mare;
come un’alba nuova sei venuto a me,
la forza del tuo braccio mi ha voluto qui con Te.

Come è chiara l’acqua alla tua fonte,
per chi ha sete ed è stanco di cercare;
sicuro ha ritrovato i segni del tuo amore
che si erano perduti nell’ora del dolore.

Come un fiore nato fra le pietre
va a cercare il cielo su di lui,
così la tua grazia, il tuo Spirito per noi,
nasce per vedere il mondo che Tu vuoi.

Come è grande la tua bontà,
che conservi per chi ti teme.
E fai grandi cose per chi ha rifugio in Te;
e fai grandi cose per chi ama solo Te.


  1. E ORA?

 

“(…)E ora, visto che mi sono messo ad assicurare preghiere un po’ per tutti, vorrei rivolgermi anche a voi che, pur non essendovi mai allontanati da Dio, non riuscite ugualmente a trovar riposo nella vostra vita. Per sé parrebbe un controsenso. Perché Dio è la fontana della pace, e chi si lascia da lui possedere non può soffrire i morsi dell’inquietudine. Però sta di fatto che, o per difetto di affido alla sua volontà, o per eccesso di calcolo sulle proprie forze, o per uno squilibrio di rapporti tra debolezza e speranza, o chissà per quale misterioso disegno, è tutt’altro che rara la coesistenza di Dio con l’insoddisfazione cronica dello spirito.

Mi rivolgo perciò a voi, icone sacre dell’irrequietezza, per dirvi che un piccolo segreto di pace ce l’avrei anch’io da confidarvelo.

A voi, per i quali il fardello più pesante che dovete trascinare siete voi stessi. A voi, che non sapete accettarvi e vi crogiolate nelle fantasie di un vivere diverso. A voi, che fareste pazzie per tornare indietro nel tempo e dare un’altra piega all’esistenza. A voi, che ripercorrete il passato per riesaminare mille volte gli snodi fatali delle scelte che oggi rifiutate. A voi, che avete il corpo qui, ma l’anima ce l’avete altrove.

A voi, che avete imparato tutte le astuzie del «bluff» perché sapete che anche gli altri si sono accorti della vostra perenne scontentezza, ma non volete farla pesare su nessuno e la mascherate con un sorriso quando, invece, dentro vi sentite morire. A voi, che trovate sempre da brontolare su tutto, e non ve ne va mai a genio una, e non c’è bicchiere d’acqua limpida che non abbia il suo fondiglio di detriti. A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura. La sorgente di quella pace, che state inseguendo da una vita, mormora freschissima dietro la siepe delle rimembranze presso cui vi siete seduti. Non importa che, a berne, non siate voi. Per adesso, almeno. Ma se solo siete capaci di indicare agli altri la fontana, avrete dato alla vostra vita il contrassegno della riuscita più piena. Perché la vostra inquietudine interiore si trasfigurerà in «prezzo da pagare» per garantire la pace degli altri. O, se volete, non sarà più sete di «cose altre», ma bisogno di quel «totalmente Altro» che, solo, può estinguere ogni ansia di felicità. Vi auguro che stasera, prima di andare a dormire, abbiate la forza di ripetere con gioia le parole di Agostino, vostro caposcuola: «O Signore, tu ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te».”

(Servo di Dio DON TONINO BELLO, “Lettera sull’inquietudine”)

 

Canto Symbolum ’80

Oltre la memoria del tempo che ho vissuto,
oltre la speranza che serve al mio domani,
oltre il desiderio di vivere il presente
anch’io confesso ho chiesto
che cosa è verità.
E tu come un desiderio
che non ha memorie, Padre buono,
come una speranza che non ha confini,
come un tempo eterno sei per me.
Io so quanto amore chiede
questa lunga attesa
del tuo giorno o Dio;
luce in ogni cosa io non vedo ancora,
ma la tua parola mi rischiarerà.

 

  1. Quando le parole non bastano all’amore,
    quando il mio fratello domanda più del pane,
    quando l’illusione promette un mondo nuovo,
    anch’io rimango incerto nel mezzo del cammino.

E tu figlio tanto amato,
verità dell’uomo, mio Signore,
come la promessa di un perdono eterno,
libertà infinita sei per me. Rit.

 

  1. Chiedo alla mia mente
    coraggio di cercare,
    chiedo alle mie mani
    la forza di donare,
    chiedo al cuore incerto
    passione per la vita
    e chiedo a te fratello
    di credere con me.
    E tu forza della vita,
    Spirito d’amore, dolce Iddio,
    grembo d’ogni cosa, tenerezza immensa,
    verità del mondo sei per me. Rit.

 

CONCLUSIONE

“E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto?

Sì.

E cos’è che volevi?

Sentirmi chiamare amato, sentirmi amato sulla Terra.”   (Raymond Carver)

3 pensieri su “Catechesi d’Avvento: Dio

  1. Sì ma: chi ha postato l’articolo sopra, non firmandosi, è nientemeno che Gabriele Guzzetti. Fondatore del Blog e Barman in carica del Locale.
    La Catechesi di cui sopra, fosse un film, vedrebbe il suo nome nei titoli di testa quale attore protagonista, regista, sceneggiatore, autore del montaggio e pure produttore.
    Quindi è lo Staff citato che ringrazia lui!
    Ma, Gabriele, rifatti “vivo” al più presto, no?
    Maurizio

    Piace a 1 persona

  2. Grazie! A tutti l’augurio ad abbandonare la quiete del “comodo”… del “tutto mi e’ dovuto”; A partire… mettersi in cammino con /per/ in Gesu’ per cercare la vera gioia! Ad andare per vedere che ne vale la pena… la nostra vita vissuta nella piena e vera libertà! Grazie ancora!

    Piace a 2 people

  3. ricevo da Stefano e volentieri pubblico:

    L’esperto della canzone era al bar quando il “fondatore del blog e barman” ringraziava per la collaborazione di chi ha animato la catechesi, ma non aveva cantato: era troppo emozionato quando si è trovato citato collocato fra gli “storici”; ed ancora adesso lo è, ripensando a quella prima officina di espressione che ha vissuto qualche anno fa: il gestore non aveva ancora aperto il bar, e ci si era trovati a casa sua…
    io non ero ancora “l’esperto della canzone del Betania’s” , e qualcuno invece era già un “esperto” delle “officine di espressione”. Ricordi di qualche anno fa….
    … e ricordi recenti: permettetemi, mi torna alla mente la frase (non è proprio testuale..) di una persona cha ha assistito a questa catechesi d’Avvento: frutto del grande lavoro del barman e di tutti, e che ha la base proprio nell’officina di espressione.
    La frase era più o meno: “bello! peccato che da noi non ci sia una catechesi così!”.
    Ed allora mi permetto di dire ai clienti del bar: “ vabbé.. una catechesi così non sarà ovunque… ma un’officina di espressione si può tenere dove meglio si preferisce: scegliete un argomento che trovate interessante, pensate dove incontrarvi (e, perché no? cosa potreste portare da mangiare e bere) e pensate a qualche contributo artistico da condividere che vi ricorda quel tema. Poi vi trovate. E vi arricchite!
    E se non siete ancora convinti della fattibilità ovunque, c’è un ulteriore incentivo: ricordatevi che, come ha detto Qualcuno .. “quando due o tre sono riuniti nel mio nome…..”.

    Stefano

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