Un pensiero su “Leggere # 8 La bellezza.

  1. Siete mai entrati nella casa di una persona che non conoscete, ma della quale volete capire qualcosa? Se in questo appartamento ci sono dei libri ecco il dettaglio, muto, che vi urlerà tutto sulla personalità di chi vi apprestate a incontrare.

    Una biblioteca rispecchia infatti la personalità del suo padrone, fa capire i suoi gusti, le sue tendenze, la sua cultura, la sua incultura, i suoi tic e i suoi hobby.

    Non esiste arredamento più caldo e avvolgente di una lunga libreria, non esiste casa più fredda di una senza. Insomma i libri fanno parte dell’arredamento e vi rappresentano più di un vestito, di un accessorio. Quanto l’educazione di un figlio. Quando ero praticante presso uno studio legale, e mi occupavo di indagini difensive, l’avvocato titolare mi insegnò due basilari segreti della delicata attività: introdursi nella casa “indiziata”, guardare le letture del padrone, poi andare in bagno e osservare creme e flaconcini. Ambedue le cose parlavano di chi non voleva parlare.

    Libri, libri, libri, chi li ama, chi li ignora, chi li colleziona, chi li tiene sul tavolo, in bella evidenza, solo per far vedere che legge. Questo ultimo tipo è il più pericoloso ma anche il più individuabile perché essendo un orecchiante terrà sul tavolo del salotto sempre qualcosa d’effetto, mai qualcosa che ha letto. Tipiche le case delle signore con in bellavista i grandi volumi illustrati, chiaramente mai sfogliati.

    Tuttavia, “se il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno che ci martelli sul cranio, perché dunque leggiamo? Buon Dio, saremmo felici anche se non avessimo dei libri e quei libri che ci rendono felici potremmo, a rigore, scriverli da noi. Ma ciò di cui abbiamo bisogno sono quei libri che ci piombano addosso come la sfortuna, che ci perturbano profondamente come la morte di qualcuno che amiamo più di noi stessi, come un suicidio. Un libro deve essere una piccozza per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi” (Kafka).

    Un’onda cartacea sommerge un pubblico che paradossalmente sembra allontanarsi sempre più dalla lettura. La ragione ultima di questa disaffezione, al di là di molte altre motivazioni rilevanti, è forse proprio nel monito di Kafka. Le pagine sono sempre più costellate di banalità, di approssimazione, di superficialità.

    Ormai la parola è svalutata dal chiacchiericcio televisivo, politico e pseudo culturale, volgare e vacuo. Octavio Paz, scrittore messicano, Nobel 1990, affermava che una civiltà comincia a corrompersi quando si corrompe il suo linguaggio. D’altronde la parola è la spia più nitida della capacità o meno di comunicare. Se essa si inceppa o si imbarbarisce è perché la coscienza è vuota, la mente offuscata, lo spirito indifferente, la vita ingrigita. E’ triste ascoltare negli uffici, negli autobus, sui treni, nelle scuole, quella cascata di parole volgari, banali, ripetitive, ricalcate sulla stupidità o sui luoghi comuni dei presentatori televisivi o pubblicitari.

    Anche il libro risente di questo impoverimento e le sue righe spesso volutamente mal scritte, non fanno che rimasticare aria. Mai come oggi sembra valere il detto ironico dell’introduzione de I Promessi Sposi : “Di libri basta uno per volta, quando non è d’avanzo”. E’ per questo che è necessario ritornare a quei pochi libri che inquietano la palude della coscienza, che spezzano le incrostazioni dell’esteriorità per approdare al cuore e all’autenticità, così come proponeva Franz Kafka.

    Libri: curiosità e parole logore

    di Fausto Corsetti

    Carissimi,

    “un libro deve essere una piccozza per rompere il mare di ghiaccio che è dentro di noi”.

    Un affettuoso saluto.

    Fausto

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