Delpini scrive ai 18enni e al Foglio non va giù.

Intenso dibattito in Diocesi, attorno agli articoli critici pubblicati dopo che l’Arcivescovo Delpini ha indirizzato la sua lettera ai 18enni che si accingono a votare per la prima volta.

Ce ne informa la nostra ineffabile Silvia, l’esperta in comunicazione per il B’sB, curatrice del sito  Parrocchia Regina Pacis di Saronno e collaboratrice della Diocesi di Milano.

Propone, perché ce ne possiamo rendere conto, la lettura del seguente articolo, davvero livoroso, di CAMILLO LANGONE, pubblicato su Il Foglio del 23 gennaio scorso.

Le elezioni sono parte della realtà e la realtà ci interessa tutta, con la possibilità di Bene, in questo caso Bene Comune, che potrebbe e dovrebbe favorire. Monsignor Delpini non è né un Prefetto né il Presidente della Repubblica ma non per questo sarà relegato in Sacrestia!

foto La Presse

Ma come parli, arcivescovo?

L’arcivescovo di Milano esorta i giovani ad andare a votare. Come fosse un presidente della Repubblica o un prefetto.
 
Ma come parli, arcivescovo? Monsignor Delpini, arcivescovo di Milano, perché scrivi ai diciottenni una lettera di esortazione al voto? Non sei il presidente della Repubblica, non sei nemmeno il sindaco o il prefetto: se credi che un diciottenne ti possa dar retta dovresti esortarlo ad andare a Messa. “Si merita di più ascoltando devotamente una Santa Messa che a pellegrinare per tutta la terra”, disse San Bernardo, tu invece credi nel pellegrinaggio al seggio elettorale: ma questa cosa è religione civile, è Rousseau, è idolatria… E perché caspita hai citato Pericle come maestro da seguire? Pericle era un demagogo, un guerrafondaio e soprattutto un pagano, mentre noi crediamo in Cristo (che nella tua lettera non appare mai). Del politico greco citi un discorso particolarmente balordo, in cui si giudica inutile chi non si occupa degli affari pubblici: dunque i monaci eremiti e le suore di clausura sono inutili? Parli di “diritto-dovere di votare”: dunque sei un adoratore del vitello di carta, dell’articolo 48 che definisce il voto un “dovere civico”? Io, da cattolico, alla Costituzione antepongo il Vangelo e i miei doveri si chiamano precetti: nel Catechismo ce ne sono cinque e nessuno ha a che fare con la politica. Parli come Talleyrand, Monsignor Delpini, come quei vescovi cosiddetti costituzionali che durante la rivoluzione francese scelsero di servire lo stato anziché la Chiesa. Ma loro avevano un’attenuante: chi non giurava fedeltà alla Costituzione repubblicana rischiava la testa. Tu invece quale attenuante hai, Monsignore?

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