II domenica di Quaresima ambrosiana.

QUI link alle letture

DON GIACOMO ROSSI dal Blog Riscritture di oggi:

Mi riconosco in alcuni tratti di questa donna e dei discepoli. Un po’ perché è sola al pozzo e capiamo presto che non si tratta solo di una solitudine occasionale. E’ sola come tanti di noi, magari con tanti mariti, tanti affetti, tante amicizie… eppure mai pienamente capiti, ascoltati. Uno dei mali più frequenti del nostro tempo.
Poi, ci sono due parole che mi identificano con questa donna. Qualcuno ha detto che oggi siamo tutti un po’ fragili e spavaldi. Non dico cattivi, malvagi o immorali… solamente un po’ più fragili e spavaldi.
Spavaldi come chi non ha bisogno di Continua a leggere

«Staccate la spina»: anche Isaiah come Charlie?

I genitori di Isaiah Hastrup

Peccato che in molti ci irridano pensando al “voto utile” e alla matematica! C’è chi confida nella Provvidenza (…e grandinerà su questa affermazione…). L’unico partito che fa del suo programma una difesa della famiglia in tutte le sue declinazioni è il Popolo della Famiglia. Ci direte che ci siamo sbagliati? Ammetteremo l’errore. Ma che la realtà imponga un approccio deciso e che sia ora di urlarlo dai tetti è sempre più urgente. Balle? Leggete questo “aggiornamento”…

FRANCESCO OGNIBENE su Avvenire di oggi.

I giudici hanno respinto il ricorso dei genitori di Isaiah, il bambino d’un anno reso gravemente disabile da un parto drammatico. La tesi è la stessa per Charlie e Alfie: “è nel suo interesse” morire.

Dopo Charlie e Alfie, ora anche Isaiah. Un giudice inglese ha bocciato ieri il ricorso di Lanre Haastrup e Takesha Thomas, genitori del bambino nato il 18 febbraio di un anno fa al King’s College di Londra con un parto drammatico che per effetto della lunga mancanza di ossigeno ne compromise gravemente le capacità del cervello e la mobilità. Ricoverato da allora, il piccolo Isaiah vive attaccato al ventilatore meccanico dal quale dipende per la respirazione.
I medici, accusati dalla famiglia per quanto accaduto alla nascita, da tempo ritengono che l’insistenza dei genitori per tenerlo in vita nella speranza di ottenere qualche beneficio da altre terapie configuri accanimento terapeutico. Tesi sposata dai Continua a leggere

Guardare dal finestrino

Prendo il treno. Viaggio per lavoro.

Ma il treno l’ho sempre amato, fin da piccola, a sentire i racconti in famiglia.

Oggi trovo una rivista, la sfoglio e sembra sia lì per me.

C’è un’intervista ad Antonio Spadaro.

Leggo avidamente e annoto:

Per sapere dove si è arrivati nel viaggio di tutti i giorni, dobbiamo renderci conto da cosa siamo circondati.”

Penso alla globalizzazione e finisco allo smartphone, che ha pure la funzione di geo-localizzarti, per ‘trovare i tuoi amici nelle vicinanze’.

Non è che poi finiamo solo per guardare il nostro puntino, noi stessi?

“La nostra capacità di discernimento si attua se riusciamo a guardare con attenzione la realtà. Quando siamo in treno, noi siamo la realtà che si muove, noi siamo in movimento.

E guardare dal finestrino la vita, può essere molto utile, perché è un’occasione in cui ci dimentichiamo di noi stessi e possiamo guardare il panorama.”

E il panorama è immenso ed è bellissimo!

Chiudo la rivista, sono in pace. Certa che anche questo viaggio mi riserverà grandi cose.

Mancanza di comprensione

La cosiddetta Finestra di Overton …

Berlicche

E’ assolutamente normale che chi non ha una speranza per il proprio futuro non possa capire la speranza delle altre persone; che chi non dà un senso alla propria vita non possa comprendere il senso della vita degli altri. Non fa che applicare la mancanza di comprensione su se stesso al resto del mondo.

Così si può capire il caso ieri di Charlie Gard, oggi Alfie Evans, e con loro tanti altri adulti, bambini, vecchi, le cui esistenze non sono ritenute meritorie di proseguire. In vista di un paradiso materiale immaginario in cui niente di ciò che rende umani potrebbe sopravvivere. Usando scuse che sanno di putrefazione.

E’ il paradosso più grande: che chi crede che la propria vita sia l’unica parentesi in un oceano di nulla sia così pronto a ridurre a nulla tutto il resto.
In fondo è proprio questa la più grande pena per costoro: quella…

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Lettera aperta di padre Maurizio Botta a Mario Adinolfi.

Riprendo dal Blog di Costanza Miriano questo post per un unico motivo. Stimo un sacerdote, una giornalista-mamma e un politico-giornalista. Si tratta rispettivamente di Padre Maurizio Botta che scrive, Costanza Miriano e Mario Adinolfi. Qui si parla di POPOLO DELLA FAMIGLIA. Mi permetto di proporlo alla benevolenza degli amici del Bar, nel rispetto delle opinioni personali di ciascuno. QUI il post originale

Caro Mario,

tu ormai un po’ mi conosci, sai che come sacerdote desidero al di sopra di tutto che le persone trovino Gesù e quando la loro coscienza non è rettamente formata esulto nel vedere che accettino di aprirsi e confrontarsi con il Catechismo e il Magistero della Chiesa. Questo mi accade ogni giorno ed è per me prezioso. Mi stanno a cuore tutte le anime e la fede in Gesù verrà sempre prima di ogni appartenenza politica. Per questo motivo ho sempre il timore che qualcuno possa, seppur per un lecito e doveroso ragionamento politico, rimanere scandalizzato.

Conosco bene i limiti che il mio essere sacerdote mi impone. Ma su questo punto ho assistito, in anni più o meno passati, a interventi pubblici di uomini di Chiesa così forti, da non riuscire a non sorridere per l’indignazione di alcuni davanti a un appello umile con cui 200 sacerdoti, religiosi e religiose hanno voluto sostenerti. Dice un proverbio: vino e sdegno rendono manifesto ogni disegno.

La mia è una lettera pubblica di un amico che incoraggia un amico. Anzi, che sente il bisogno di dire alcune verità mai dette sull’uomo Mario Adinolfi.

Non penso tu sia un santo, ma sicuramente molto migliore di tanti più magri e pettinati. Ho imparato a conoscere anche Continua a leggere

E’ tempo per Gesù.

Il tempo è troppo lento per chi aspetta,

troppo rapido per chi ha paura,

troppo lungo per chi soffre,

troppo breve per chi gioisce.

Ma per chi ama non c’è tempo.

Aiutaci, o Gesù, a dare gusto e senso al nostro tempo

e a “vegliare” con lo sguardo attento,

lo spirito aperto e la coscienza tesa.

Vivere il tempo è un’arte, un esercizio, un dovere.

 

Fausto Corsetti