Peccatori e felici (felix culpa!)

Cos’è il peccato originale?

Al Catechismo della Chiesa Cattolica occorrono sedici proposizioni per spiegarlo (396-412), in circa sette pagine di testo.

Franco Nembrini, nel suo libro “L’avventura di Pinocchio”, ci arriva mirabilmente in una sola frase: è una fuga dalla casa del Padre.

Nembrini osa un paragone ardito tra la vicenda del burattino più famoso del mondo e quella della prima famiglia della storia, Adamo ed Eva: tutti questi personaggi, all’inizio della loro avventura, fuggono dal Padre. Per il motivo medesimo: la certezza di essere bastanti a se stessi. Pinocchio, Adamo ed Eva, già poco dopo essere stati creati, tratti alla vita dalla materia inanimata (legno e polvere), concludono di non aver bisogno di un Padre. Rifiutano lo status di creature, con l’orrore di chi scorge nel Creatore un limite alla propria realizzazione, un segno inequivocabile della propria finitezza.

La creatura sta nel giardino del Creatore. Il figlio dimora col Padre. Nessuna preoccupazione. Solo bellezza. Il Paradiso. Ma stare di fronte a Dio giorno e notte significa essere esposto continuamente al fatto che tu dio non sei e che non lo sarai mai. Ah sì? Tsè! Ti faccio vedere io se non posso essere dio. Me ne vado. Ciao.

E lì comincia la storia della Salvezza. E pure quella di Pinocchio. Con i dovuti distinguo, avventure molto simili: picchi e valli, cadute e riprese. E la crescente nostalgia del Padre. Che si traduce nel desiderio del ritorno.

In mezzo ci sta il cammino, che significa crescita. E la crescita schiude il cuore alla comprensione.

Ora, il mio amico Maurizio se ne esce ogni tanto con questa frase: “Baratterei la mia libertà per il Paradiso”.

Bene. Tutta la Bibbia ci invita all’esatto contrario. Ci sprona a camminare, a muoverci lontani dall’Eden adoperandoci al completamento della Creazione, per trasformare questa Terra nell’agognato Giardino.

La Parola racconta di un Padre che ci vuole liberi. Che desidera figli e non schiavi. Un Dio che rimane celato proprio per garantire la nostra libertà di accettare o rifiutare il Suo amore.

E per questo, il Dio della Bibbia arriva alla scelta della croce, correndo il rischio di essere dimenticato ancorchè ritenuto inesistente.

Azzardo un pensiero biricchino : non è che Dio, come ogni padre al momento della primissima marachella di ogni figlio, abbia un po’ goduto nell’essere stato disobbedito da Adamo ed Eva poichè quel “tradimento” è stato il vagito di un positivo desiderio di emancipazione?

E che al momento della nostra partenza dall’Eden, come una madre che saluta il figlio che finalmente abbandona la casa natìa, si sia asciugato le lacrime e abbia schiuso le labbra in un fugace sorriso? Appena fuori dal Paradiso Adamo ed Eva vengono messi di fronte alla vita adulta: lavorare e partorire. Diventano pienamente Uomo e Donna. Non prima.

Così come fuori dalla casa di Geppetto Pinocchio incontra la fata Turchina che lo trasformerà in bambino. Fosse rimasto ubbidiente al sicuro del focolare del padre, sarebbe rimasto burattino, con tutto ciò che questo termine significa.

Senza peccato originale (e mi viene in mente che “originale” sta anche per “primissimo peccato”, la prima marachella appunto), nessuna nostalgia di ritorno al Padre. Nessun desiderio (de-sidera, tornare alle stelle). Nessun movimento. Nessuna crescita. Solo eterno e perfetto (noiosissimo) equilibrio.

Maurì, tranquillo. Ci arriveremo all’estasi: dopo la nostra morte. E quanto apprezzeremo ciò di cui saremo partecipi, avendone fatto necessariamente a meno per una piccola parentesi di vita libera, adulta, peccatrice (evviva!) quaggiù.

Gabriele

2 pensieri su “Peccatori e felici (felix culpa!)

  1. “Dio ha più a cuore la nostra libertà che la nostra salvezza.”
    S. Agostino

    Bell’articolo, riguardo alla frase del tuo amico a mio avviso si tratta di un ossimoro, il paradiso sta proprio nel diventare liberi, ovviamente quella di Maurizio è una esclamazione che cerca di esprimere il grandissimo desiderio di “vedere faccia a faccia” che abbiamo tutti dentro dopo, appunto, il peccato originale che io sintetizzerei così: “Grazie! Non ho bisogno di niente.”

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  2. Quanto mi sarebbe piaciuto “l’eterno e perfetto (noiosissimo) equilibrio” . Mi sento vicina più al desiderio di Maurizio. Quanto avrei voluto in alcune occasioni essere costretta ad agire bene.!!!!! Lo so che Dio non vuole essere amato per forza ma la libertà che ha dato all’umanità ci fa assistere a tante ” brutture” , guerre, odi, violenze ecc.ecc..

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