Lettera aperta di padre Maurizio Botta a Mario Adinolfi.

Riprendo dal Blog di Costanza Miriano questo post per un unico motivo. Stimo un sacerdote, una giornalista-mamma e un politico-giornalista. Si tratta rispettivamente di Padre Maurizio Botta che scrive, Costanza Miriano e Mario Adinolfi. Qui si parla di POPOLO DELLA FAMIGLIA. Mi permetto di proporlo alla benevolenza degli amici del Bar, nel rispetto delle opinioni personali di ciascuno. QUI il post originale

Caro Mario,

tu ormai un po’ mi conosci, sai che come sacerdote desidero al di sopra di tutto che le persone trovino Gesù e quando la loro coscienza non è rettamente formata esulto nel vedere che accettino di aprirsi e confrontarsi con il Catechismo e il Magistero della Chiesa. Questo mi accade ogni giorno ed è per me prezioso. Mi stanno a cuore tutte le anime e la fede in Gesù verrà sempre prima di ogni appartenenza politica. Per questo motivo ho sempre il timore che qualcuno possa, seppur per un lecito e doveroso ragionamento politico, rimanere scandalizzato.

Conosco bene i limiti che il mio essere sacerdote mi impone. Ma su questo punto ho assistito, in anni più o meno passati, a interventi pubblici di uomini di Chiesa così forti, da non riuscire a non sorridere per l’indignazione di alcuni davanti a un appello umile con cui 200 sacerdoti, religiosi e religiose hanno voluto sostenerti. Dice un proverbio: vino e sdegno rendono manifesto ogni disegno.

La mia è una lettera pubblica di un amico che incoraggia un amico. Anzi, che sente il bisogno di dire alcune verità mai dette sull’uomo Mario Adinolfi.

Non penso tu sia un santo, ma sicuramente molto migliore di tanti più magri e pettinati. Ho imparato a conoscere anche alcuni tuoi difetti di cui abbiamo parlato tante volte: un certo gusto romano da “bullo” per la polemica, per la scazzottata dialettica plateale, l’esagerazione di certe espressioni, l’utilizzo ogni tanto un po’ parziale di alcuni fatti che mi ha portato a ricordarti bonariamente che Machiavelli non sarà mai cristiano, ma, ed è un “ma” grande come una montagna, tutto quello che ho visto in te, mi sembra nel panorama politico che abbiamo subito in questi anni il gioco dei ragazzi che sparano palline di carta con la cerbottana. Preferisco te che alla Don Camillo, magari ogni tanto sbagliando, attacchi al muro verbalmente anche aggressivamente l’avversario, ma che credi in quello che dici, rispetto alla persona “perbene”, apparentemente mansueta, ma che viene a più riprese sorpresa a mentire pubblicamente e che nel segreto coltiva livore e invidia. La violenza dei pavidi che si avvicinano al forte e lo punzecchiano mille volte come zanzare per godersi poi lo spettacolo di vederlo scatenato io la detesto. Quanti piccoli uomini ci sono in giro. Quanta assenza di virilità.

Non mi stupisce quindi di come pochissimi si siano scandalizzati per la violenza brutale contro di te di questi anni. Penso alla molestia sessuale subita durante una presentazione pubblica a Novara. Penso alla violenza dei commenti contro di te ogni secondo su Internet con auguri di morte a te e ai tuoi cari solo per le tue idee. Davanti a questa violenza, questa sì dittatoriale, non ho mai visto scese in campo di Presidenti della Camera. Penso al recente episodio vergognoso a Sky. Se fosse successo con una donna, con una persona con tendenza omosessuale, con uno straniero ci sarebbero stati licenziamenti. Il mio senso di giustizia ribolle nel vedere che con te si possa dire tutto e umiliarti senza ritegno. Penso alle cose che tutti dimenticano e sulle quali anzi sorridono, solo perché sei tu, perché intanto tu sei Mario Adinolfi. Penso alla violenza di fotografarti per la strada anche quando eri per mano con la tua piccola bimba. Non avremmo tollerato una violenza così contro nessun’altro. La tua tenerezza come padre penso sia stata all’origine della fiducia reciproca inziale tra noi. Ti ho sentito urlare durissimo contro persone che pensavi stessero sbagliando o contro persone che consideravi sleali, mai contro una persona in difficoltà per un difetto fisico. Anche questo mi porta a stimarti.

Tu non mi hai mai usato quando per anni ho dovuto sentire la litania di tanti uomini perbene: “attento ad Adinolfi…”. Voglio circostanziare questa affermazione.

Hai sempre vissuto da cristiano con dignità la tua condizione di divorziato e risposato, partecipando alla Messa domenicale e facendo la comunione di desiderio al momento della comunione. Al termine della Messa avrei voluto tante volte farti un breve saluto, ma ti era già volatilizzato con agilità insospettabile.

Non mi hai nemmeno mai chiesto di poter far raccogliere le firme al termine di qualche incontro qui da noi per poterti presentare alle prossime elezioni del 4 Marzo. Quando qualcuno del Popolo della famiglia mi ha chiesto gentilmente di poterlo fare al termine di uno dei Cinque Passi, davanti al mio no motivato, nemmeno allora mi è arrivata una tua telefonata o un bonario rimprovero. Queste firme segno di serietà politica e di competenza sono state raccolte una per una, senza scoraggiarsi, mettendoci la faccia e senza aiuti. Non mi hai mai chiesto uno spazio per un solo incontro di approfondimento politico alla Chiesa Nuova.

Quando hai chiesto a Costanza Miriano, a Marco Scicchitano e a me di affiancarti nella presentazione del tuo libro O capiamo o moriamo del 14 Ottobre 2017, anche in quell’occasione, si può vedere nel video ufficiale, nemmeno un simbolo di partito sul tavolo per avere qualche foto utile per le elezioni.

Non mi hai nemmeno informato che alcuni confratelli stavano facendosi promotori di un appello perché sai che il campo della politica è scivoloso e hai troppo rispetto della missione sacerdotale per fare pressioni per sollecitare un aiuto come questo.

Come cittadino mi riservo una considerazione conclusiva. Mi sembra che incredibilmente le piazze dei Family Day non siano state mai rappresentate. Mi sembra che ci siano stati e ci siano singoli uomini in alcuni partiti che sono rimasti coerenti umanamente e politicamente rispetto alle istanze di quelle piazze, e per essi anche se sconfitti, è doveroso avere rispetto, ma è evidente come non ci sia nessuno che abbia voluto incarnare in modo organico e diretto la sensibilità della folla del Circo Massimo del 2016 (Un milione? I numeri contano poco visto che nessun partito o sindacato avrebbe mai potuto riempirla così).

Continuerò a fare come ho sempre fatto. Nelle catechesi, nella Santa Messa a maggior ragione, non darò mai indicazioni di voto. Sarò sempre netto, però, a formare le coscienze secondo le indicazioni del Catechismo e della Dottrina Sociale della Chiesa. Continuerò a non dare nemmeno in privato indicazioni di voto. Inviterò a discernere e confrontare. Non posso dire “votate per” e non lo farò. Ma come pastore volevo dirti che benedico il tuo impegno e da amico ti dico: in bocca la lupo caro Mario.

Con affetto

Padre Maurizio Botta

3 pensieri su “Lettera aperta di padre Maurizio Botta a Mario Adinolfi.

  1. Sono pienamente d’accordo con le “battaglie” di Adinolfi. Ma mai mi sognerei di votarlo lì dove sta.
    A cosa serve una lista di scopo?
    La politica è un po’ come la nettezza urbana: se ci lavori non puoi pensare di tornare a casa profumato.
    Mi piacerebbe vedere Adinolfi lottare all’interno di un partito vero e organico. Dove la sua voce possa influenzare una dirigenza e quindi trovare rappresentanza in Parlamento.
    Certo occorrerebbe mandare giù qualche rospo e qualche altro donarlo in un panino al formaggio. Ma questa è la politica.

    Riguardo al sacerdote che sostiene “non posso dire votate per e non lo farò”, credo usi il verbo sbagliato.
    Si tratta di volere, non di potere. Il sacerdozio non taglia nè le lingue, nè i cervelli. E’ ora di rendersene conto.
    E se qualcuno non la pensasse come lui? Chissenefrega! La Chiesa ci unisce in Gesù, mica nei partiti.

    Gabriele

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