Dalle elezioni un bel “ciaone” ai cristiani del PD

Che bello, amici! Che bello! E’ finito!!!!!!!!!!!!!!!!!

Finalmente Domenica 4 Marzo è svanito il sogno dei nostri fratelli in Cristo che hanno creduto di poter fare politica nel Partito Democratico.

Liquidato (con un “ciaone”) il leader “boy scout”, che ambiva a rifondare la DC sulla sponda sbagliata del Parlamento.

Liquidate le varie suore laiche e i tanti “cristiani adulti” utili a votare PACS e divorzio breve, a girotondare attorno a bandiere arcobaleno, a mostrarsi orgogliosi del proprio collare progressista in trasmissioni inneggianti a qualsivoglia libertà e diritto.

Liquidato anche il refrain del finto buon samaritano: “io questa cosa non la voglio per me ma siccome è importante per te ti aiuto a ottenerla”.

Tutto spazzato via da quel 30% di elettori davvero di sinistra che hanno abbandonato i nostri fratelli della croce e martello a se stessi. E che, volendo chiudere in bellezza con la lectio magistralis di politica, hanno portato il loro voto al granaio dei Cinque Stelle, snobbando le cariatidi di Liberi e Uguali. D’altra parte come si poteva votare un partito dal nome così obbrobriosamente bradburyano?

E ora? Dalle mie parti si dice “back to basics”, tornare all’ABC, all’essenziale. Che per noi è la Parola e non il programma elettorale.

Sarebbe auspicabile che in questo marasma decadente e demente, in  questo teatrino dei mostri che è la scena politica italiana odierna, i fratelli in Cristo possano insieme incontrarsi in qualcosa che non è nè di destra, nè di sinistra e neppure di centro, ma “di dentro”. E lavorare insieme in uno spazio anche condiviso da altri, certo, ma restando aggrappati saldamente (questa volta) a quella roccia che è Cristo.

Un altro sogno?

 

Gabriele

 

3 pensieri su “Dalle elezioni un bel “ciaone” ai cristiani del PD

  1. Caro Gabriele,
    condivido appieno il tuo invito a ritornare all’essenziale.
    Aggiungo l’auspicio che dentro questo ritorno riusciamo a praticare lo spirito del buon samaritano, che è anzitutto accorgersi dell’altro e relazionarci con lui.
    Soffro lo scandalo che nell’epoca della “connessione totale” viviamo sovente come .. separati in casa.
    Insomma nutriamoci del confronto serrato con il nostro Modello per sperimentare un dialogo umile e concreto con chi ci vive accanto.
    Quanto alla valutazione strettamente politica mi sforzo di non divinizzare né demonizzare nessuno.
    E God bless Italia.
    Giordano

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  2. Homo novus o vetera praxis?

    di Fausto Corsetti

    Finita la crisi politica agostana, nuovo Governo “battezzato” e ora: cosa accadrà? Chi aveva creduto alla taumaturgia del voto, ora sa che un voto può cambiare tante cose, ma difficilmente risolve i problemi. I problemi ci sono ancora tutti e vanno risolti in sede politica, naturalmente. Ma noi dobbiamo chiederci in quale misura questi problemi interpellano i cristiani che stanno in Italia. Bisogna compiere alcuni atti dovuti. Alla coscienza, prima che a chiunque altro.
    Il primo atto dovuto è un atto di conversione. Pochi di noi sono immuni da colpe per quanto è successo in questi ultimi anni. Sono colpe che vanno dalla piccola corruzione – le mance, le raccomandazioni, i regalini, i conti pagati in nero, le piccole evasioni, le prepotenze, lo sfruttamento delle conoscenze altolocate, l’appartenenza al gruppo, al partito, alla corrente dominante, gli opportunismi, le adulazioni, i conformismi – fino alle connivenze più gravi e alle complicità, ai silenzi, alle omissioni.
    Come è potuto succedere tutto senza che noi ce ne accorgessimo? Noi che abbiamo dato sostegno a partiti e a nomi che poi sono precipitati nel fango? E’ possibile che non ci siamo accorti? Oppure abbiamo pensato che il sistema sarebbe stato eterno e che avrebbe provveduto da solo ad autopurificarsi? Ma cosa significa autopurificarsi quando si provocano danni che sono irreversibili e che richiederanno forse una generazione – se basterà – per essere riparati, ma mai cancellati.
    Dopo la conversione – che è la presa d’atto delle proprie colpe, e la decisione di emendarsene – occorre passare alla vita nuova. Il senso cristiano della vita nuova quaggiù non può essere che quello di cui parla san Paolo nella Lettera agli Efesini: l’uomo nuovo. Ora è persino di moda parlare di uomini nuovi, volti nuovi, poi cambiare pagina, per ricominciare da capo.
    Dalla dottrina dell’uomo nuovo, non ci viene nessuna indicazione di come cambiare i partiti o di come impegnarci a ricostruire un partito. Ci viene però il precetto di essere uomini nuovi secondo Cristo nella società. E in questo noi dobbiamo sentirci obbligati più che mai. Non abbiamo il diritto di tirare i remi in barca come molti sono tentati a fare. Il nostro Paese ha bisogno di uomini nuovi non solo nelle Istituzioni, ma nella vita, giacché l’inquinamento morale dello Stato non nasce così, come in un ambiente asettico e senza corresponsabilità alcuna da parte dei cittadini.
    Un Paese che, nonostante tutto, ha retto nella vita democratica superando crisi economiche, morali, politiche, di ordine pubblico, di terrorismo, è un Paese che non solo merita rispetto e amore, ma anche fiducia. E la fiducia degli onesti è il primo requisito per ricostruire il Paese e lo Stato.
    Il secondo requisito è la saggezza. Guai a lasciarsi prendere dalla mania giacobina di tagliare tutte le teste, dal giustizialismo che procede a colpi di mannaia e che vorrebbe eliminare tutto il passato, solo perché passato. Il Vangelo ci offre il modello dello scriba saggio che sa tirare fuori dal suo sacco tesori vecchi e nuovi e sa valorizzare gli uni e gli altri.
    Infine, il terzo requisito mi pare che debba essere quello dell’unione delle forze per quanto è possibile. In democrazia, a prescindere dai sistemi maggioritari o proporzionali o misti, i numeri hanno importanza decisiva. La democrazia non conosce altri sistemi per verificarsi al di fuori dei numeri.
    Dunque più che mai è vero che l’unione fa la forza. In che modo e con chi? La risposta a questa domanda l’avremo nell’arco dell’intera legislatura. Bisogna che apriamo bene occhi e orecchie per capire, per verificare di tanto in tanto se le scelte che abbiamo fatto a suo tempo sono state giuste o no. Scelte sui partiti e movimenti e soprattutto sugli uomini e le donne ai quali abbiamo dato voto e fiducia.
    In fondo stiamo vivendo un’esperienza ricca di incognite, ma anche di possibilità.

    Un fraterno abbraccio a voi tutti.

    Fausto

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