Scomoda responsabilità e permanente distrazione

… qualcosa incagliato nell’anima di Raymond Carver, in quella maledetta lavanderia a gettoni:

“pensando a quel momento, però, ricordo che anche in quel senso di confusa frustrazione che quasi mi portava alle lacrime, nulla – e dico davvero – nulla di quanto mi era mai successo nella vita, poteva anche solo avvicinarsi, poteva essere così importante per me, poteva essere di un rilievo pari al fatto che avevo due figli. E che li avrei sempre avuti e sempre mi sarei trovato in questa posizione di scomoda responsabilità e permanente distrazione.”

Pagine da rileggere.. dopo l’ennesimo articolo sull’inverno demografico italiano.

 

Un pensiero su “Scomoda responsabilità e permanente distrazione

  1. Non conosco Raymond Carver. La frase citata mi ha evocato un ricordo. Uno dei miei quattro figli, adottivo, ora 46enne, quando ne aveva circa 25 fu giudicato incapace di intendere e volere. Il magistrato che adottò il provvedimento, da me condiviso per motivi troppo lunghi da spiegare qui, insistette per mesi che tutore divenissi io. Rimasi fermo nel mio diniego con queste parole: ho già una posizione che conserverò finché “morte non ci separi”, la paternità, con la quale la tutela interferirebbe. Credo sia stato un bene nominare tutore un altro, anche se mio figlio ha cambiato poco i suoi comportamenti … asociali.
    Giordano

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