Quotidiano mistero.

…ormai Fausto lo conosciamo bene: se parla di profondo affetto intende proprio profondo affetto…

Che ricambiamo!

Un caro abbraccio a Voi tutti con profondo affetto.
FAUSTO CORSETTI

Un foglio bianco, non scritto, pronto; un tavolo che guarda lontano; una finestra che svela e nasconde: un mondo carico di messaggi, domande, interrogazioni, suggestioni per chi sa leggere e ascoltare. E accanto una sedia vuota, pronta, libera che attende.
Mille cose affollano questi spazi capaci di creatività, di parola, di suono, di luce, di colore. Molte più cose di quelle che servono.
Ma è sempre così: ogni capolavoro offre piccoli dettagli, è fatto di piccoli dettagli.
Servono poche parole , certe parole, per generare un “dire” che potrà appartenere a tutti, che sarà emozione e stupore, che sarà poesia .
Restano sulla tavolozza del pittore la maggior parte dei colori che hanno ottenuto una rappresentazione in grado di attrarre attenzione, di evocare rappresentazioni inedite dentro a osservatori diversi.
Quante sono le note e le parole tra le quali un musicista si muove sino a scegliere proprio quel testo, proprio quella partitura. Tra tutto sceglie qualcosa. E poi va, suona, canta, diffonde.
E così in natura.
In natura qualcosa di simile si compie ripetutamente, fedelmente, nella ferialità dei giorni. Tutto si muove con abbondanza, con generosità, fino a che qualcosa finalmente si compie, nella pienezza, nella bellezza. Sembra quasi uno spreco.
E’ proprio questo il mistero della vita. Un compimento che accade nella quotidianità, sotto gli occhi di tutti, ma solo pochi sanno cogliere. E tutto si ripete. Torna primavera, dopo il silenzio dell’inverno; e poi l’estate, fino all’autunno. Si riaffaccia una nuova alba dopo quella stupenda e unica che ci aveva sorpresi il giorno innanzi. E dentro l’avvicendarsi dei giorni accadono cose che in un frammento di tempo, di vita, segnano irreversibilmente esistenze alla ricerca di una luce, di una parola, di un colore, di un messaggio che resti significativo, eloquente, unico nel tempo.
Un frammento, dunque, può rappresentare proprio quel tutto a cui appartiene . E non è comunque limitato, insufficiente, particolare. Contiene, anche se non esaurisce. Parla anche se non spiega tutto. Suscita anche se non fa vedere tutto, ma solo percepire, anzi desiderare.
Un mistero che ci fa percepire come la vita sia davvero un dono, qualcosa di fragile e potente, di presente e assente. Fragilità e pienezza. Inizio e compimento. Frammento e integrità. Privazione e restituzione. Segno e riferimento.
Lo stupore che ci avvolge quando certi segni risultano eloquenti, quando certe parole disegnano dentro immagini ineffabili, quando certi suoni ci invitano a volare alto, altro non è che il Mistero che ci ha raggiunto nel mistero quotidiano che tentiamo di penetrare, comprendere, rappresentare, condividere. Vuota rimane la sedia del poeta, confusa appare la tavolozza del pittore, indefinita la melodia del musicista sino a che egli non comprende che è il Mistero a comporre la sua Opera, con dettagli che raccontano il Tutto.

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