Oggi i cattolici si nascondono e il mondo non si salva.

Constatavo oggi con un amico quanto sia raro e difficile, anche tra amici, condividere opinioni, prendere posizioni, manifestare convinzioni su fatti non necessariamente compromettenti, anche e soprattutto quando ciò prevede, magari, una  certa “esposizione”…

Per non parlare di quando, magari in prossimità delle elezioni, si tratta di confrontare le nostre convinzioni o posizioni politiche con la nostra esperienza di Chiesa. Causa o conseguenza della, ormai, certificata  irrilevanza dei cattolici in politica e non solo?

E proprio oggi, su La nuova Bussola quotidiana si legge il fondo di PEPPINO ZOLA proprio su questo argomento. Dario, la persona con cui ci si confrontava, commenta l’articolo così: Zola dice poche parole ma chiare chiare. Finché ci saranno persone così, fede e speranza continueranno ad essere annunciate.” Eccessivo? Secondo noi no, ma fateci pure sapere.

Sorprende che i cattolici stiano contribuendo “a tacere di noi”, in parte “nascondendosi” ed in parte avendo vergogna della propria diversità, come dice Giussani. Dimenticando Gesù, san Paolo e il fatto che è la diversità di Cristo a salvare il mondo. Egli è con noi per tutti i secoli, ma per dirci cose dell’altro mondo.

Caro direttore,

ho una strana impressione: e cioè che i cattolici (non solo italiani) facciano di tutto per nascondere la loro “diversità”, quasi fosse un’onta. È indubbio che, con il Battesimo, i cristiani diventino una realtà diversa. Tutto l’insegnamento di San Paolo, mi pare, insiste sul FATTO che Cristo ci rende persone “nuove”, cioè diverse da come eravamo prima e da come tutti sono quando vivono quello che Gesù identificava con la parola “mondo”.

Nella Sua suprema preghiera, Gesù, rivolto al Padre ha così pregato: «Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li costudisca dal maligno» (Giovanni XVII, 14-15). Gesù ha così consacrato la “diversità” dei suoi discepoli, uomini resi nuovi per averlo seguito. Cioè uomini “diversi”.

San Paolo, rivolgendosi ai fratelli romani così li esorta: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto». Li esorta, cioè, a non avere paura di essere “diversi”, perché tali li ha resi Gesù e non per propri meriti, ma per la grazia misericordiosa del Signore. E nella lettera ai Colossesi, San Paolo insiste: «Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri, ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Gesù Cristo» (2, 6-8).

Nel suo libro “Uomini senza patria” (BUR, 2008), il Servo di Dio don Luigi Giussani scrive che «occorre, perciò, che noi abbiamo ad accettare la lotta inevitabile per riconoscere questa Presenza» di Cristo. E, nelle stesse pagine (115-116), cita San Giovanni Paolo II, quando scriveva: «L’uomo è pieno, è maturo, se vive della verità e ne dà testimonianza alla società. Allora anche i rapporti sociali sono veri. Se l’uomo può dare testimonianza della sua verità, se nella vita nazionale c’è posto per la verità, se l’uomo con la sua verità non deve nascondersi da qualche parte nei sotterranei….se non si creano condizioni dove la verità venga modellata secondo i bisogni di una tendenza prepotente che abbia essa sola il diritto del potere, e quindi di esistere… allora l’uomo è uomo».

Pressante l’invito ai cristiani a non nascondersi, se vogliono essere uomini. E don Giussani prosegue: «Occorre una lotta verso noi stessi, verso ciò che diceva Rilke, in quella frase stupenda: “E tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace un’onta, forse, un po’ come si tace una speranza ineffabile”».

Caro direttore, è sempre più evidente che oggi tutto cospira a mettere sotto silenzio la presenza cristiana. Quello che mi sorprende è che gli stessi cattolici (in misura sempre maggiore) stanno contribuendo “a tacere di noi”, in parte “nascondendosi nei sotterranei” ed in parte avendo vergogna della propria diversità. Dimenticando che è proprio la diversità di Cristo a salvare il mondo. Egli è CON noi per tutti i secoli, ma per dirci cose dell’altro mondo

Un pensiero su “Oggi i cattolici si nascondono e il mondo non si salva.

  1. Oggi è possibile sperare? Le amare delusioni di questo quasi ventennio di secolo, che soltanto tempo fa si sognava felice, tutto da godere, in una ritrovata pace universale, possono indurre a considerare la speranza un eccesso, un peccato. E’ una tentazione possibile. Ripensando alla lunga strada percorsa, e davanti ai molti inutili passi compiuti, sempre sotto la spinta e il segno della fiducia vien da dire: ho peccato di speranza.
    Ogni anno torna la Pasqua, e si rinnova la grazia di quella notte unica di tutta la storia e ogni anno si dà notizia della vittoria della vita sulla morte da tutte le chiese, in ogni angolo della terra, e i giorni registrano morte, violenza, ingiustizia, disonestà, corruzione, immoralità.
    C’è una ragione per sperare ancora, per insistere e seminare speranza e poi soffrire altre delusioni? Questa domanda è una sottile tentazione, giacché nessun tempo donato, nessun seme gettato è perduto; è una tentazione da respingere nettamente, poiché proprio la speranza ci fa riprendere il duro e paziente cammino. Sono ancora moltissimi gli uomini che non vogliono disperare, moltissimi i giovani che non intendono rassegnarsi. La speranza è il dono di tutte le nostre riprese, per tutte le nostre audacie; il dono che nutre la nostra pazienza e la nostra costanza. Il dono per la vita, appunto!
    Noi cristiani che crediamo nella Pasqua di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio fatto uomo, che per noi è morto e dopo tre giorni è risorto, non possiamo non essere gli uomini della speranza per noi e per gli altri. Invece di sprecare tempo in lamentele e proteste, in polemiche e indici puntati, siamo chiamati a donare speranza. La speranza che canta la vita e la protegge, che difende il diritto della persona umana, in ogni istante della sua vita.
    Contro le culture della critica, della sfiducia, del lamento, Gesù ci rimette con la fronte alta e lo sguardo aperto di fronte ad ogni uomo, chiedendoci di amarlo, di incontrarlo, di aiutarlo, fino a dare noi stessi. Egli non si è fermato, non ha perso la speranza, pur prevedendo che tanti lo avrebbero rifiutato: Egli ha il potere di dare la vita e di riprenderla di nuovo.
    E’ il momento per noi cristiani di reagire, non di nasconderci, d’impegnarci con tutta la forza della nostra speranza, illuminata dalla fede e aperta alla carità.
    Nessuno può illudersi di uscire dal buio di questi tempi, cavandosela magari a buon mercato, facendo altre cose o addirittura aspettando che siano altri a farle. I cattolici hanno un compito ed una responsabilità nella storia. Testimoni del Risorto, sono i testimoni della speranza. E’ il tempo di credere di più, di amare di più, di pregare di più. Non è certo il tempo della resa sfiduciata, come non è il tempo di compromissione con i forti del mondo. Questa è un’ora “seria” per tutti noi che siamo Chiesa, per l’Italia. Né crociate né integralismi, ma libertà di essere noi stessi. Che il Signore della storia conceda a tutti noi una Pasqua buona. E l’unica Pasqua “buona” è quella di Gesù.

    SPERARE ANCORA
    di Fausto Corsetti

    Cari Amici,

    un caro abbraccio e buon cammino a tutti.

    Fausto

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