La classe dirigente e la direzione da indicare.

Grazie all’amico LUIGI PATRINI che dalla Prealpina del 16 luglio scorso ci aiuta a ragionare di politica, e non solo…

Qualche giorno fa concludendo, la sessione
residenziale della Conferenza episcopale
lombarda, monsignor Mario Delpini ha usato
parole forti riferendosi alla situazione politica
nazionale. Con grande onestà e coraggio –
perchè per dire certe cose, anche se vere, ci
vuole davvero coraggio e grande libertà interiore
– egli ha detto che “quando la classe
dirigente non sa indicare una direzione il popolo
si disperde in tutte le direzioni, si frantuma
in interessi contrastanti, si logora in contenziosi
interminabili e in contrapposizioni irrimediabili.
Quando la classe dirigente e i capi
non sanno come contrastare il nemico che assedia la città con un esercito troppo forte e
un’arroganza troppo spaventosa, i cittadini si
dispongono alla resa, si adeguano alla schiavitù,
pur di aver salva la vita, si preparano a
rinnegare tradizioni e valori, patrimoni di fede
e di arte incomparabili, si preparano a
omologarsi con quello che impone il vincitore,
pur di aver salva la vita”. Sono parole
sulle quali ciascuno dovrebbe riflettere e trarre
indicazioni operative per la propria vita.
Il momento che stiamo attraversando è davvero
difficile e occorre avere l’onestà di riconoscerlo:
è questa, solo questa la premessa
indispensabile per affrontare davvero i problemi
che ci stanno davanti. Mi ha fatto molto
piacere riconoscere che il presupposto fondamentale
delle parole dette dal nostro Arcivescovo
è uno solo: il “servizio” più grande che
come cristiani possiamo offrire alla nostra società
è dire la verità, senza nasconderci dietro
perifrasi incomprensibili e inconcludenti.
“Forse anche oggi – ha avvertito il presule –
una classe dirigente smarrita non sa dare risposta
alle domande, non sa come soddisfare i
bisogni, non sa dove orientare la speranza”.
Sono convinto che il problema più grave che
abbiamo oggi di fronte sia quello di dare voce
ad un “popolo” che il Potere politico, servendosi
spesso abilmente del cosiddetto “quarto
potere”, cioè di troppi media accondiscendenti,
ha ormai quasi distrutto. È questa la colpa
più pesante che grava sulla politica: aver distrutto
un popolo!
Oggi si parla tanto di “populismo”, ma non si
deve dimenticare che, se è vero che non è la
politica che “crea” un popolo, perchè il popolo
è un’unità organica e pluralista che sta
insieme perchè riconosce la preminenza di
valori che hanno un fondamento “religioso”
(cioè non determinato dall’uomo!), è altrettanto
vero che la “mala politica”, come la definiva
don Sturzo, può “distruggere” il popolo,
condannandolo a vivere in un “nichilismo
gaio” che, nell’indifferenza dei valori, lo porterà
alla lenta e ineluttabile distruzione; un
popolo di individui, spossato da quella che
qualcuno ha definito la “democrazia del narcisismo”,
si suiciderà mangiando, bevendo,
drogandosi di piaceri futili nella più bieca
globalizzazione dell’indifferenza, “come avvenne
al tempo di Noè” (Lc. 17,26).
Anche l’arcivescovo di Palermo, monsignor
Corrado Lorefice, ricordando con chiarezza il
dovere di accogliere chi è nel bisogno, ha richiamato
con le parole di Cristo quanti si onorano
di essere cristiani: “È giusto che l’accoglienza
dei migranti diventi una questione
europea – ha ricordato – ma non si possono
chiudere i porti e lasciare la gente galleggiare
in mare”; a chi rivendica radici cristiane ha
chiesto: “Ma di quale cristianesimo stiamo
parlando? Nel Vangelo di Matteo (l’Apostolo,
non Salvini !) Gesù dice ‘ero profugo e mi
avete accolto’. I cristiani che vanno a messa
proclamano questo Vangelo. Comportandoci
in modo diverso, noi cacciamo Gesù”. Richiamando
lo sterminio nei campi nazisti, ha
ricordato che “lì qualcuno poteva dire che
non sapeva cosa stava accadendo, adesso invece
le immagini di ciò che accade le vediamo
tutti, sono sotto i nostri occhi”. Chi ha
orecchi per intendere – verrebbe da dire – intenda!
Grazie monsignor Delpini, grazie monsignor
Lorefice! Grazie di averci ricordato che il
Vangelo è una proposta seria, con la quale
non si scherza.

2 pensieri su “La classe dirigente e la direzione da indicare.

  1. E’ emozionante leggere finalmente su qualche blog cattolico un articolo che ricordi che i valori cristiani sono innanzitutto quelli dell’aiuto all’altro. E’ inconcepibile sentire tanti cattolici che , dimenticando di essere discepoli di uno che si è lasciato uccidere innocente su di una croce, come agnello mansueto condotto al macello, si lasciano trasportare da questa paura irrazionale e diabolica, e siano pronti a vendere la propria primogenitura (cioè l’essere figli di Dio) in cambio di un piatto di lenticchie (la cessazione di sbarchi di disperati, anche a costo di sottoporli a disagi inumani e rischi terribili).
    Si è perduta la misura , e si sono confusi valori con disvalori, dimenticando il cuore del messaggio di Cristo.
    Spero che sempre più blog cristiani e commentatori col cuore di carne (e non di pietra) trovino il coraggio di reagire contro questa barbarie, e di rimettere al centro Cristo, e non il politico di turno alla ricerca di facile consenso sulle spalle dei più deboli.

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    • Grazie. Anche se ci piacerebbe sempre capire che cosa muova davvero chi la pensa in modo differente dal nostro.
      Riparliamone.
      E rimani con noi.

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