Tutto il mondo annuncia Te.

E’ tornata a farci visita, fedele, la nostra Antonietta Porro. Con una interessante novità che condividiamo con il periodico della Parrocchia di san Giulio in Barlassina. Mi sembra bello che chi può accolga l’invito formulato in questo “presente”… Grazie Antonietta!

Qualche giorno fa mi è capitato di sentir dire, dalla suora protagonista di una fortunata serie televisiva interpretata da Elena Sofia Ricci, la seguente frase: «Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono: per questo si chiama presente». L’ho trovata straordinariamente eloquente, e solo in un secondo momento ho saputo che le stesse parole sono pronunziate anche dall’anziano e saggio maestro Oogway (una tartaruga!) nel pluripremiato film di animazione Kung Fu Panda. Mi hanno fatto pensare al fatto che troppo raramente guardo al mondo e alle persone del mondo come a un dono, e forse è venuto il momento, anche in questa rubrica del nostro Bollettino, di cambiare la prospettiva. Nello Scrigno della memoria abbiamo cercato di imparare dal passato; ma tutti i giorni, dalle miriadi di oggetti, incontri, circostanze che ci capitano sul nostro cammino, avremmo da imparare…

Così ho pensato di proporre alla redazione una nuova rubrica. Prima, però, voglio ringraziare tutti gli amici che, in questi anni, hanno letto le pagine dello Scrigno e hanno voluto dirmi le loro reazioni, i loro pensieri, suggerirmi i loro ricordi, persino farmi sapere che la lettura era stata loro utile: questo ha fatto sì che decidessi di continuare a raccontare. A loro e a tutti chiedo, come già feci in passato, un aiuto: che mi facciano conoscere storie, vicende, realtà del loro presente che possano contribuire agli obiettivi di questa rubrica, la quale vuole essere di tutti e per tutti.
La nuova rubrica vorrebbe infatti partire dalla realtà che quotidianamente frequentiamo, per imparare a leggervi i segni di Dio, i segni di quel ʻpresenteʼ che significa ʻdonoʼ. Il metodo non sarà dunque diverso da quello adottato per lo Scrigno: descrivere, raccontare, per lasciar parlare le cose e le persone, le nostre opere d’arte, le nostre tradizioni, la nostra gente, i nostri canti, le piccole cose cui guardiamo sempre distrattamente e sembrano non dirci nulla.  Vorrei fare subito un esempio semplice: quest’estate ho visitato il paesino di Hum, nell’Istria croata, trascinando con me anche i miei due accompagnatori, un po’ sospettosi di fronte a una meta che nessun percorso turistico segnalava. Il paese si trova al di fuori delle rotte turistiche, e infatti non abbiamo incrociato o quasi traffico sulla strada, nonostante fosse quasi Ferragosto («chiediamoci perché…», dicevano ironizzando i miei compagni di viaggio). Hum è costituita da un pugno di case, circondate da mura e arroccate su un pendio: la strada principale, in pietra, come le mura delle case, non è più lunga di 100 mt.; gli abitanti effettivi, se si esclude in questa stagione qualche visitatore, sono una trentina. In questo spazio sono contenute ben due chiese (una delle quali sorprendentemente chiusa, anche nella bella stagione!). Al di là della possibilità di godere di un paesaggio naturale quasi incontaminato, desideravo andarci perché avevo saputo che lì si trovavano diverse iscrizioni glagolitiche: il glagolitico è l’alfabeto che i santi Cirillo e Metodio, inviati nel IX secolo a portare il vangelo alle popolazioni slave, avevano creato per redigere una traduzione della Bibbia in antico slavo; questo alfabeto fu poi sostituito dal cirillico, ma ne rimangono tracce, oltre che in antichi manoscritti, in alcuni territori, specialmente dell’ex-Jugoslavia. Ho visto, alla fine, le iscrizioni che cercavo, collocate sulle mura in prossimità della porta d’ingresso in ʻcittàʼ, e, soprattutto, ho ammirato profondamente la genialità dei santi Cirillo e Metodio (non per nulla patroni d’Europa, con S. Benedetto!): il loro desiderio di portare a tutti il lieto annunzio si era tradotto in una prodigiosa e fondamentale invenzione, quella, addirittura, di una scrittura che portasse la Parola dentro la vita delle persone cui si indirizzava. Ho pensato, allora, che, forse, dovremmo imparare da loro, rendendoci capaci di creatività nella comunicazione di ciò in cui crediamo, perché la Parola possa ʻparlareʼ a questo nostro mondo con la sua lingua. E così anche quelle pietre, mute se le si guarda solo come un cimelio storico, mi hanno parlato di testimoni della fede, sono diventate ancora una volta il segno del fatto che la nostra fede è per tutti e che sta a noi inventare i modi per dirlo, attraverso le forme espressive che la nostra cultura oggi conosce.
Per questo ho proposto di chiamare questa nuova rubrica Tu lo hai fatto come un segno, estraendo questa espressione dalle parole bellissime di uno dei nostri canti:

Tutto il mondo annuncia Te,
Tu lo hai fatto come un segno.
Ogni uomo porta in sé
il sigillo del Tuo regno.

Non resta dunque che imparare a guardare con occhi ben aperti, capaci di stupore, cercando nelle cose il ʻsegnoʼ e nelle persone l’impronta, il sigillo del Regno, che le rende preziose ai nostri occhi, chiunque esse siano.

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