Incontrarsi “per caso”.

La nostra Antonietta Porro torna a farci visita. Non a mani vuote. Il filo rosso dei suoi interventi è ora “Tu lo hai fatto come un segno”. E come di consueto è condiviso con il periodico della Parrocchia di san Giulio in Barlassina. Grazie!

Siamo tutti disposti a riconoscere che nella nostra vita hanno avuto luogo incontri che l’hanno cambiata, o almeno determinata in maniera decisiva. Certamente sono tali gli incontri con l’ʻanima gemellaʼ, quelli con gli amici del cuore, quelli con chi ci ha fatto intravedere la nostra vocazione professionale… Siamo invece soliti assegnare molti altri incontri alla categoria del ʻcasoʼ, o, al massimo, della ʻbella combinazioneʼ; da questi tendiamo a farci solo sfiorare distrattamente, e non toccare nel profondo.
Una domenica di dicembre, al cimitero, un signore molto gentile, che non conoscevo se non di vista, mentre stava sistemando sulla tomba di un suo congiunto dei rami di agrifoglio mi chiese se potevano servirmene alcuni, che per lui erano di troppo: «Se non si offende…». Non sapeva (o, meglio, non sapeva ancora, perché poi glielo avrei raccontato più volte!) quanto valesse ai miei occhi il suo gesto: la mia mamma amava moltissimo avere, a Natale, qualche ramo verde con le bacche rosse, e potergliene portare qualcuno, ora che lo avrebbe visto dall’alto, mi faceva veramente piacere, e ancora di più mi commuoveva, poiché era il frutto di un dono inatteso. L’episodio appena raccontato avrebbe rappresentato l’inizio di una familiarità con il signore che ne fu protagonista, di una conversazione con lui, con sua moglie, l’inizio di quella che considero una bella amicizia. Ho avuto modo di apprezzare ancora diverse volte la sua cortesia, il dono dei suoi fiori e soprattutto la sua cordialità: ora il nostro incontrarci non è più anonimo, il nostro saluto non è solo formale. E tutto è cominciato con quel suo gesto, con quell’incontro che qualcuno potrebbe definire ʻcasualeʼ. Ma non credo sia così: sono convinta che anche quell’incontro, all’apparenza fortuito, mi sia stato regalato dall’alto, sia stato il segno della carezza di Dio al mio cuore, che ne aveva bisogno.

Credo che, se sapessimo guardare, tanti incontri quotidiani sarebbero per noi il segno dell’attenzione di Dio, della Sua compagnia alla nostra vita. Persino quelli che chi, come me, viaggia ogni giorno su treni stracolmi di pendolari, è quasi costretto a fare: come si potrebbe non incrociare lo sguardo di chi ogni mattina troviamo a pochi centimetri di distanza da noi, di quei compagni di viaggio che non abbiamo scelto ma che ʻper casoʼ salgono sul nostro stesso vagone ferroviario? Alcuni anni fa, quando facevo parte del Consiglio pastorale parrocchiale, una sera ci si recò a Seregno, ad un incontro con l’Arcivescovo, al quale intervennero tutti i componenti dei Consigli pastorali della zona. All’uscita mi avvenne di trovarmi, ʻper casoʼ, fianco a fianco con una signora che, per l’appunto, vedevo ogni mattina in treno. Ci venne naturale salutarci: «Anche lei qui?». «Anche lei fa parte del Consiglio pastorale?». Dal giorno seguente il nostro saluto divenne più caloroso; scoprimmo anzi che, una volta scese dal treno, avremmo potuto fare un tratto di strada insieme, e allora incominciammo a condividere – ogni mattina – quel breve tratto di strada, a raccontarci qualcosa di noi. Passammo in breve dal ʻleiʼ al ʻtuʼ, scoprimmo, come sempre accade in queste circostanze, conoscenze comuni, ma soprattutto ci accorgemmo di condividere fortemente l’affetto per le nostre rispettive comunità, la preoccupazione per i loro problemi, l’apprezzamento per le testimonianze di fede che ce ne derivavano. Se avessimo dovuto affidare la probabilità di incontrarci e di diventare amiche (perché, al di là del poco tempo che passiamo insieme, posso dire che ci unisce molto più di una semplice frequentazione ʻcasualeʼ!) alle occasioni di lavoro o agli interessi comuni, forse non ci saremmo conosciute mai: abbiamo occupazioni professionali diverse, viviamo condizioni familiari differenti… Ci voleva proprio una ʻbella combinazioneʼ perché ci incontrassimo, una di quelle combinazioni che noialtri, da soli, non sapremmo certo escogitare. E Chi mi ha fatto incontrare questa nuova amica l’ha resa per me una presenza importante, un segno prezioso, del quale sono molto grata.
Forse dovremmo lasciare la categoria degli incontri che avvengono ʻper casoʼ a chi ritiene che la vita sia il frutto di combinazioni accidentali. Forse dovremmo incominciare a vedere che tutti gli incontri sono il frutto non del caso, ma della Provvidenza che accompagna ogni nostro passo, e forse così le nostre relazioni umane diventerebbero meno banali, meno scontate. Forse in questo modo avvertiremmo qualche volta di più la carezza di Dio attraverso il balsamo delle relazioni buone e cordiali con le persone, e potremmo persino accorgerci che Dio Padre attraverso di loro ci accompagna lungo la strada.

2 pensieri su “Incontrarsi “per caso”.

  1. Le persone che ti cambiano la vita spesso non lo sanno quanto ti sono entrate in profondità.
    Vorresti che restassero con te, ma sai che non dipende, solo, da te.
    Staresti ad ascoltarle per giorni interi. Senza mai staccare gli occhi. Ti preoccuperesti che stiano bene. Proveresti quella calma interiore che nessuno al mondo ti ha mai donato.
    Poi, daresti chissà cosa per mantenere anche un solo, piccolo, labile contatto. E se non fosse possibile, custodiresti come una sentinella attenta il loro ricordo dentro una stanza della tua anima. Quella che apriresti almeno mille volte al giorno e ogni volta ti stupiresti per la luce che entra dalla finestra.
    Quando le incroci sulla tua strada non è mai per un colpo di fortuna.
    Sei tu che avevi deciso di imboccare quella via. Magari senza saperlo.
    Le riconosci al primo sguardo, inutile che ci giri intorno. E’ qualcosa che senti nell’aria, ti pervade l’anima, ti riempie gli occhi.
    Le persone che ti cambiano la vita sono come l’arcobaleno. Arrivano dopo un temporale. Di quelli che il cielo è buio e tira vento. Quando ti viene da pensare che il sole si è eclissato per sempre.
    Poi la pioggia smette di colpo, senti l’odore dell’aria che ti sale dentro e vedi un trionfo di colori ricamati su un azzurro che non avevi mai visto prima.
    Da quel momento non sarai più lo stesso.
    L’arcobaleno ti è entrato negli occhi, circolato nel sangue, finito fino al cuore.

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