La mia Croce.

Propongo questo post di Padre Maurizio Botta dal suo blog  Cinque passi al Mistero. Qui venne pubblicato in occasione del Venerdì Santo di due anni fa ma l’obiettivo del raggiungimento della Pace e della Gioia di Cristo la rende opportuna persino quotidianamente. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Innominabile (Venerdì Santo 2016)

La camera di Filippo Neri, al momento della sua morte, era impreziosita da una ricca biblioteca. Tanti libri li aveva ricevuti in dono, ma molti li aveva personalmente acquistati e poi letti e meditati. Tra questi troviamo i sermoni sulla Passione di Cristo di Giovanni Taulero, predicatore domenicano di Strasburgo, morto nel 1361, uno dei più grandi maestri della mistica renana. Anche da letture come questa capiamo quale fosse la vera fonte della Gioia di San Filippo. L’esperienza della Pace e della Gioia di Cristo, il Dono del centuplo già in questa vita, non sono mai dissociabili dalla battaglia spirituale (Il combattimento spirituale di Lorenzo Scupoli è sempre stato uno dei testi di riferimento della formazione oratoriana), dalla sofferenza, dallo spogliamento di sé stessi fino alla nudità. Come meditazione per questo Venerdì Santo vi propongo, allora, alcuni passi del Sermone 83 di Giovanni Taulero composto in occasione della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Mi sembrano passaggi incisivi per capire fino in fondo quanto il tentativo di rimozione della centralità della Croce e della Risurrezione di Gesù sia sempre in atto, ieri come oggi. Una verità inconfutabile, ma sempre imbarazzante, scandalosa, innominabile.

Quando nostro Signore diede all’ angelo il permesso di colpire e di distruggere tutto ciò che vi era sulla terra (Ap 7,3; 9,4), disse: «Non risparmiare alcuno, tranne coloro che portano sulla fronte il Tau, cioè la croce»; chi non porta in sé e sulla fronte la croce, non verrà risparmiato. La croce simboleggia la sofferenza. Egli non ordinò di risparmiare le persone di grande intelligenza, né i contemplativi, né gli uomini d’azione, ma solo chi aveva sofferto. Non ha detto: «Chi vuol seguirmi o chi vuol venire a me, mi segua per mezzo della contemplazione », bensì «nella sofferenza »; egli disse: «nella sofferenza».

Figli miei, non può essere diversamente, la si giri come si vuole: l’uomo deve portare una croce; se vuole diventare un uomo buono e giungere a Dio, deve sempre soffrire; deve sempre portare una croce, qualunque essa sia; se ne fugge una ne incontrerà un’altra. Nel mondo non è ancora nato colui che con belle parole potrà dire che non è così. Tu devi sempre soffrire, fuggi dove vuoi, fa’ ciò che vuoi; potrà accadere una volta che Dio metta le sue amabili spalle sotto la tua croce e ne porti il peso nel tratto più difficile; allora l’uomo si sente così libero e leggero che gli sembra di non aver mai sofferto e non è più conscio della sofferenza. Ma appena Dio si sottrae al fardello, questo grava sull’uomo, con tutto il suo peso insopportabile, tutta la sua amarezza.

Nostro Signore fu inchiodato sulla croce così nudo che dei suoi abiti neppure un filo rimase sul suo corpo e quegli stessi abiti vennero tirati a sorte, davanti ai suoi occhi. Come è vero che Dio vive, io so che se vuoi giungere alla perfezione, devi spogliarti di tutto ciò che non è Dio, in modo da non trattenere neppure un filo e tutto dovrà essere posto in gioco e perduto, e la gente dovrà farsene beffe e considerarlo una pazzia e una stoltezza.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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