Vivere volentieri.

L’Autore è Luigi Patrini, un amico di Gallarate (Varese) ora scrittore. L’articolo è pubblicato oggi su La Prealpina. Il Titolo è “Libertà o capriccio”. Abbiamo lasciato le colonne come appaiono sul giornale perché secondo me queste parole sono poesia. Ho rinominato questo brano “Vivere volentieri” perché, secondo Luigi, è la prerogativa, o dovrebbe proprio esserlo, del cristiano che cerca la Verità che lo libera. Grazie!

Più frequento il pensiero cristiano
e più capisco la sua valenza
“laica”! Sembra un paradosso,
ma è proprio così,
perché sempre più mi appare
evidente la “ragionevolezza”
degli insegnamenti di Gesù e, quindi, la loro accettabilità
non solo per l’uomo di fede,
ma per l’uomo che semplicemente
usi con correttezza il
proprio raziocinio.
Vediamo ad esempio l’asserto
“La verità vi farà liberi” (Gv.
8, 32): è geniale! Chi non sa
riconoscere che c’è una grande
differenza tra verità e menzogna?
Nessuno credo! Ma cosa
significa la parola “libertà”?
Un grande educatore mi ha insegnato
che le parole astratte
(e “libertà” è proprio un termine
astratto) si capiscono meglio
se vengono usate nella
forma aggettivale: cosa significa
dunque “essere libero”?
C’è un termine latino che ci
aiuta molto a capirne il significato:
l’avverbio “libenter”,
che abbiamo imparato a tradurre
con la parola “volentieri”.
Volentieri è un termine magnifico,
che ha almeno due
connotazioni importanti e decisive:
in primo luogo evidenzia
il “piacere”. La radice “libet”,
da cui deriva il termine
libido, indica appunto il piacere:
mihi libet, significa “mi
piace”, assomiglia un po’ al
nostro “I like”. Ma in cosa sta
veramente il piacere del fare
qualcosa “volentieri”? Insomma:
cos’è che fa piacere il piacere?
Mi invitate a fare una gita in
montagna? Bene! Io vengo
volentieri, cioè con piacere,
ma perché? Perché vengo con
voi “non obbligato”, non costretto,
vengo volentieri perché
vengo “volente”.
Certo: siete voi che mi avete
invitato, ma l’idea di venire
con voi mi piace, perciò vengo
sì perché mi avete invitato, ma
ci vengo “volente”, come se
fossi io che voglio venire e infatti
vengo liberamente, con il
piacere di fare una cosa che,
proprio perché mi piace, voglio
farla io stesso. Vengo volendo
venire, non vengo contro
la mia volontà!
L’idea di libertà, dunque, ha in
sè questa duplice connotazione
fondamentale: la piacevolezza
e il mio protagonismo,
cioè il mio non essere passivo
davanti a ciò che mi capita, al
fatto – per stare all’esempio –
che mi avete invitato a fare
una gita in montagna.
Il filosofo Jacques Maritain,
autore del famoso “Umanesimo
integrale” e grande esponente
del movimento personalista
europeo, dice del cristiano
una cosa bellissima, affermando
di lui che è “un uomo
che esiste volentieri”. L’esempio
che io ho fatto dell’invito
alla gita è in tal modo elevato
all’ennesima potenza; il cristiano
è uno che esiste volentieri,
perché, per riprendere le
due connotazioni di cui parlavo,
“esiste con piacere e vuole
esistere”: potremmo dire che il
gusto di vivere, di esistere, gli
viene proprio dal fatto di conoscere
il senso vero della sua
esistenza, sapendo che il destino
che il Dio creatore vuole
per lui è un destino buono, di
gioia e di felicità. Perciò egli
esiste “Libenter”, cioè Volentieri!
Il nostro mondo è pieno di
gente rancorosa, piena di odio
e di problemi, incapace di esistere
volentieri. Ma chi non sarebbe
contento di vivere e di
esistere volentieri? Che domanda
fantastica! E’ simile a
quella che, nel prologo della
sua Regola, San Benedetto pone
sulle labbra di Dio che, rivolgendosi
agli uomini, chiede
loro: “C’è un uomo che
vuole la vita e desidera giorni
felici?”.
Fantastico! Dio stesso, per farsi
accettare, mendica il desiderio
di felicità proprio dell’uomo:
se questa è la Verità vera,
allora la via per la felicità e per
la libertà coincidono. Mi pare
davvero bello e desiderabile
da sperimentare il fatto che la
vocazione dell’uomo coincida
ultimamente con il suo desiderio
di felicità e di libertà. Lo
aveva capito anche “il folle”
Friedrich Nietzsche, che in
una delle sue opere giovanili
(Schopenhauer come educatore)
intuì l’importanza dell’educazione:
“I tuoi educatori –
sostenne – non possono essere
che i tuoi liberatori”. Il nostro
tempo vede gente rancorosa e
chiusa in se stessa proprio perché
oggi non abbiamo educatori
e, purtroppo, non abbiamo
persone che vogliono essere
aiutate ad essere libere, perché
si accontentano di seguire i
propri capricci, anziché cercare
la Verità che le libera.

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